Avete visto la visita del Papa al Quirinale, da Ciampi?
Cazzo, manco lo ha fatto entrare, che subito gli ha ripetuto l'articolo 7 della Costituzione: "lo Stato e la Chiesa sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani", riferendosi sotto metafora al referendum malandrino del 12 Giugno.
Poi gli ha detto buongiorno e lo ha fatto sedere.
Che forza, quel presidente: si accoda al leticare più pretestuoso dei radical, si dimentica delle libertà di espressione, si dimentica di sfoltirsi le sopracciglia...
E pensare che in mezzo ai Cinesi, or non è guari, era così contento.
venerdì, giugno 24, 2005
Lei non sa chi sono io / secondo tempo.
Come se non bastasse poi, a giudicare dalle anticipazioni sul nuovo film, Benigni ha smesso di fare il comico per passeggiarci sui testicoli.
Anche lui, traditore.
Anche lui, traditore.
Lei non sa chi sono io.
Si parla tanto di crisi del cinema italiano, e non si dice mai che la crisi non viene dalle stelle.
Ma come fa un pubblico internazionale educato a Monicelli, Fellini, ad Albertone, Totò, Gassman o de Sica a guardare Pieraccioni, Accorsi, Moretti?
Ciprì... Ma che cazzo di nome è Ciprì?
La commedia all'italiana non è una dittatura artistica, ma certamente in quel sapiente intruglio di amarezza e nostalgia, di gioia, ilarità e macchiette, noi italiani riuscivamo davvero bene, perchè siamo gente allegra di cuore e profonda di testa.
Siamo creativi, geniali, noi, e brilliamo nella recita a braccio, nell'osservazione, nell'improvvisazione.
Ma questo nuovo stile, questo edulcorato sentimentalismo sui travagli dei passaggi e sui passaggi dei travagli, quanto vale? Quanto vale un involtino primavera preparato a Napoli?
Abbiamo dimenticato il palcoscenico e il pubblico per l'accademia, abbiamo formato centinaia di attorucoli a metà strada tra Albertazzi e Costantino, abbiamo innalzato autori pallidi e mediocri. Ci siamo reinventati copiando e dimenticando.
La verità è che da sempre la classe culturale Italiana non ha stima di sè.
E' matematico, prima o poi si vergogna.
Ma come fa un pubblico internazionale educato a Monicelli, Fellini, ad Albertone, Totò, Gassman o de Sica a guardare Pieraccioni, Accorsi, Moretti?
Ciprì... Ma che cazzo di nome è Ciprì?
La commedia all'italiana non è una dittatura artistica, ma certamente in quel sapiente intruglio di amarezza e nostalgia, di gioia, ilarità e macchiette, noi italiani riuscivamo davvero bene, perchè siamo gente allegra di cuore e profonda di testa.
Siamo creativi, geniali, noi, e brilliamo nella recita a braccio, nell'osservazione, nell'improvvisazione.
Ma questo nuovo stile, questo edulcorato sentimentalismo sui travagli dei passaggi e sui passaggi dei travagli, quanto vale? Quanto vale un involtino primavera preparato a Napoli?
Abbiamo dimenticato il palcoscenico e il pubblico per l'accademia, abbiamo formato centinaia di attorucoli a metà strada tra Albertazzi e Costantino, abbiamo innalzato autori pallidi e mediocri. Ci siamo reinventati copiando e dimenticando.
La verità è che da sempre la classe culturale Italiana non ha stima di sè.
E' matematico, prima o poi si vergogna.
mercoledì, giugno 22, 2005
Bruciooooo
Due stupri in una manciata di giorni, a Milano e Bologna. Stessa dinamica: due immigrati picchiano lui e violentano lei.
Negli stessi giorni pare che un tentativo identico sia andato a vuoto per un pelo, alla periferia di Milano. Inoltre non è la prima volta.
Chi soffia sul fuoco e chi dice di non soffiare.
Se le leggi fossero applicate tutte intere non avremmo bisogno nè di piromani nè di pompieri.
Ma, a giudicare dalle acutissime osservazioni del procuratore di Bologna ("è colpa del lavoro in nero"), direi che c'è poco da sperare.
Ben vengano allora piromani e pompieri, con la speranza sottintesa che i primi, per qualche breve tempo, facciano tremare di sano ravvedimento quelli che discettano ancora, davanti all'incendio, sui se e sui ma.
Negli stessi giorni pare che un tentativo identico sia andato a vuoto per un pelo, alla periferia di Milano. Inoltre non è la prima volta.
Chi soffia sul fuoco e chi dice di non soffiare.
Se le leggi fossero applicate tutte intere non avremmo bisogno nè di piromani nè di pompieri.
Ma, a giudicare dalle acutissime osservazioni del procuratore di Bologna ("è colpa del lavoro in nero"), direi che c'è poco da sperare.
Ben vengano allora piromani e pompieri, con la speranza sottintesa che i primi, per qualche breve tempo, facciano tremare di sano ravvedimento quelli che discettano ancora, davanti all'incendio, sui se e sui ma.
Avanti noi, come al solito.
Sul Foglio di Ferrara si comincia a sparare troppo in alto.
Adesso il nostro se la prende (pagina intera dell'inserto) a pieni polmoni con le tentazioni eugenetiche degli organismi ONU.
Politiche di denatalità contrabbandate come "diritti riproduttivi", gravidanze nei paesi terzi conteggiate come "malattie sessualmente trasmesse", chiusure delle tube praticate mediante incentivi in Africa e America latina.
E si cita, tanto, troppo: femministe (Naomi Kleyn è solo una) sul piede di guerra con la "retorica rubata" dei diritti delle donne, cattolici e laici sulle tracce delle illegalità delle ONG del "family planning", dati alla mano sulla scarsa protezione medica della mortalità infantile e delle patologie legate al parto.
Insomma, si muore di parto, ma Emma Bonino non trova di meglio che un condom.
Come a dire: colpa vostra.
Siamo daccordo, ad ogni modo una domanda: è possibile mutuare tutto il fardello del rispetto della vita e compagnia bella, senza tirarsi dietro pure quel fetente protestantesimo laico amerikano?
Domando questo perchè, e qui la religione non c'entra che in parte, morire in una provetta e morire di mancanza di assistenza medica non è mica poi così diverso.
Adesso il nostro se la prende (pagina intera dell'inserto) a pieni polmoni con le tentazioni eugenetiche degli organismi ONU.
Politiche di denatalità contrabbandate come "diritti riproduttivi", gravidanze nei paesi terzi conteggiate come "malattie sessualmente trasmesse", chiusure delle tube praticate mediante incentivi in Africa e America latina.
E si cita, tanto, troppo: femministe (Naomi Kleyn è solo una) sul piede di guerra con la "retorica rubata" dei diritti delle donne, cattolici e laici sulle tracce delle illegalità delle ONG del "family planning", dati alla mano sulla scarsa protezione medica della mortalità infantile e delle patologie legate al parto.
Insomma, si muore di parto, ma Emma Bonino non trova di meglio che un condom.
Come a dire: colpa vostra.
Siamo daccordo, ad ogni modo una domanda: è possibile mutuare tutto il fardello del rispetto della vita e compagnia bella, senza tirarsi dietro pure quel fetente protestantesimo laico amerikano?
Domando questo perchè, e qui la religione non c'entra che in parte, morire in una provetta e morire di mancanza di assistenza medica non è mica poi così diverso.
domenica, giugno 19, 2005
Adesso il popolo fa schifo.
Nientedimeno 25,9 %.
Si diceva addirittura 58 %, si prevedeva il riscatto di un mondo scentifico e femminile scalpitante, si immaginava la sonora sconfitta del medioevo antiscentifico. Niente.
Secondo me: i radicali sono riusciti nell'impresa disperata di accreditare una possibile vittoria, ben sapendo, furbacchioni quali sono, che tanta sinistra e certa destra, sempre a caccia di voti emotivi, di paroloni antroposofici e di chiacchiere impreziosite da scenziati, attori e soubrette, si sarebbero venduti non dico l'anima loro, ma certamente l'anima di tutti gli altri, pur di cogliere un successone scandaloso (o finto tale) e rumorosissimo.
Se la sono giocata tutta, carpendo la buona fede e la dabbenaggine di tutti gli idealisti che ancora cialtroneggiano con le parole della contestazione sessantottarda.
A tale bisogna ha giovato loro la profonda conoscenza del palazzo e dei vizi del potere, le importanti sponsorizzazioni in alto loco e i giochetti mediatici dell'industria referendaria.
Ma, purtroppo, tutto è andato per aria: la gente non ha ritenuto di inoltrare alcuna protesta.
Vattimo è disperato, ha detto che tutta l'Italia, se si levano quei due o tre come lui, è "un paese marcio".
Si diceva addirittura 58 %, si prevedeva il riscatto di un mondo scentifico e femminile scalpitante, si immaginava la sonora sconfitta del medioevo antiscentifico. Niente.
Secondo me: i radicali sono riusciti nell'impresa disperata di accreditare una possibile vittoria, ben sapendo, furbacchioni quali sono, che tanta sinistra e certa destra, sempre a caccia di voti emotivi, di paroloni antroposofici e di chiacchiere impreziosite da scenziati, attori e soubrette, si sarebbero venduti non dico l'anima loro, ma certamente l'anima di tutti gli altri, pur di cogliere un successone scandaloso (o finto tale) e rumorosissimo.
Se la sono giocata tutta, carpendo la buona fede e la dabbenaggine di tutti gli idealisti che ancora cialtroneggiano con le parole della contestazione sessantottarda.
A tale bisogna ha giovato loro la profonda conoscenza del palazzo e dei vizi del potere, le importanti sponsorizzazioni in alto loco e i giochetti mediatici dell'industria referendaria.
Ma, purtroppo, tutto è andato per aria: la gente non ha ritenuto di inoltrare alcuna protesta.
Vattimo è disperato, ha detto che tutta l'Italia, se si levano quei due o tre come lui, è "un paese marcio".
sabato, giugno 04, 2005
Gianfranco finiscila!
Lo so, il tema è banale: il lento disfacimento della politica italiana (e di AN) sotto le grinfie di Gianfranco Fini. Ma è quantomai tornato attuale, dopo l'ultima maratona di incongruenze del Nostro. Allora, non parliamo del suo Fascismo-Antifascismo, che riesce a conciliare (o almeno ci prova) i voti dei nostalgici con le uscite partigiane: lui ha tutto il diritto di essere bifronte; il problema casomai è di AG, che accompagna, complice la cocaina, gli osanna al "leader" ed alle sue "aperture" alla lettura di Evola e Junger.
Parliamo di strategia politica, invece. Dunque, Fini si situa senz'altro a destra, "il nuovo che avanza", quindi; il partito di quelli che "l'inciucio" non lo hanno mai fatto, l'antipartitocrazia per eccellenza ecc. Piano piano, un passettino alla volta, adesso si trasforma e prende nuovo corpo. Cosa ne è uscito fuori? Incredibile! Una DC, però sfigata.
Prima fa quadrato con Berlusconi contro le sinistre, poi fa comunella con Follini contro Berlusconi. Prima collabora al progetto della grande destra, poi a quello del "grande centro".
Atto primo: assilla, insieme ai DC, il premier per sostituire un ministro dell'economia piuttosto nazionalista che non piace ad Andreotti. Poi, accortosi dell'errore, per evitare il peggio (cioè la sostituzione col democristianissimo bancario Mario Monti), accetta il vice di Tremonti.
Atto secondo: alla prima avvisaglia di sconfitta elettorale (le regionali) batte i piedi per sostituire il vertice della CdL, d'accordo con i vecchi DC. Dopo si accorge che i DC hanno due strade per arrivare al potere, mentre lui ne ha una sola e, quando vede Follini fare l'occhiolino a Rutelli, dichiara la ritirata ai suoi. A quel punto rompe l'amicizia con Follini, rimanendo così isolato, e si becca pure Tremonti come compagno di banco.
Atto terzo: a causa del calo di voti di AN, è costretto ad aderire al progetto di partito unico fondato dal (e sul) Cavaliere. Ma la proposta (quella che gira in questi giorni) è: lui segretario, Casini premier e Berlusconi presidente della repubblica. Un bel pasticcio all'italiana, con un cavallo vincente, uno in sorpasso e uno parcheggiato (indovinate chi è?).
Finalino: alla disperata ricerca di consensi a poco prezzo, si spaccia per tutto (avete presenti quelle ragazze che l'hanno già data una volta, e quindi...): libertario, partigiano, sindacalista, radicale. In una girandola di illusioni prima sostiene la candidatura di Emma Bonino all'alto commissariato UE per i rifugiati e poi se la dimentica (facendola infuriare); prima sostiene la linea cattolica del partito, fino a fondare addirittura una commissione interna per le questioni cattoliche, poi si dichiara contro la legge sulla FMA (che lui stesso, in preda ad un pio furore, aveva fatto votare); prima si dichiara di destra, poi apre alle strumentali richieste del sindacato sul "contratto degli statali". Insomma ci prova con tutti.
Un ultimo particolare: qualcuno ha spettegolato su di lui a proposito della incredibile scelta sul referendum. Fini se la farebbe con la Prestigiacomo. Come ha risposto lui? "E' una calunnia maschilista..."
Questa è davvero bella. Sarebbe maschilista se la Prestigiacomo fosse stata costretta ad andare a letto con lui. Qui si è parlato invece di un accordo più che paritario tra amanti in barba alla correttezza istituzionale, che c'entra il maschilismo?
Attenzione, nessuno aveva ancora affermato che la bella ministra gliel'aveva data in cambio del voto, ma solo che un flirt preesistente aveva influenzato il leader di AN. Fini insomma poteva uscirsene con una battuta elegante e cavalleresca. Invece, praticamente ha affermato: "no, la Prestigiacomo non sì è prostituita con me per farmi votare si", tradendo, forse, addirittura una fantasia erotica. Quella sì maschilista.
E adesso la Prestigiacomo non gliela dà nemmeno da morta.
Parliamo di strategia politica, invece. Dunque, Fini si situa senz'altro a destra, "il nuovo che avanza", quindi; il partito di quelli che "l'inciucio" non lo hanno mai fatto, l'antipartitocrazia per eccellenza ecc. Piano piano, un passettino alla volta, adesso si trasforma e prende nuovo corpo. Cosa ne è uscito fuori? Incredibile! Una DC, però sfigata.
Prima fa quadrato con Berlusconi contro le sinistre, poi fa comunella con Follini contro Berlusconi. Prima collabora al progetto della grande destra, poi a quello del "grande centro".
Atto primo: assilla, insieme ai DC, il premier per sostituire un ministro dell'economia piuttosto nazionalista che non piace ad Andreotti. Poi, accortosi dell'errore, per evitare il peggio (cioè la sostituzione col democristianissimo bancario Mario Monti), accetta il vice di Tremonti.
Atto secondo: alla prima avvisaglia di sconfitta elettorale (le regionali) batte i piedi per sostituire il vertice della CdL, d'accordo con i vecchi DC. Dopo si accorge che i DC hanno due strade per arrivare al potere, mentre lui ne ha una sola e, quando vede Follini fare l'occhiolino a Rutelli, dichiara la ritirata ai suoi. A quel punto rompe l'amicizia con Follini, rimanendo così isolato, e si becca pure Tremonti come compagno di banco.
Atto terzo: a causa del calo di voti di AN, è costretto ad aderire al progetto di partito unico fondato dal (e sul) Cavaliere. Ma la proposta (quella che gira in questi giorni) è: lui segretario, Casini premier e Berlusconi presidente della repubblica. Un bel pasticcio all'italiana, con un cavallo vincente, uno in sorpasso e uno parcheggiato (indovinate chi è?).
Finalino: alla disperata ricerca di consensi a poco prezzo, si spaccia per tutto (avete presenti quelle ragazze che l'hanno già data una volta, e quindi...): libertario, partigiano, sindacalista, radicale. In una girandola di illusioni prima sostiene la candidatura di Emma Bonino all'alto commissariato UE per i rifugiati e poi se la dimentica (facendola infuriare); prima sostiene la linea cattolica del partito, fino a fondare addirittura una commissione interna per le questioni cattoliche, poi si dichiara contro la legge sulla FMA (che lui stesso, in preda ad un pio furore, aveva fatto votare); prima si dichiara di destra, poi apre alle strumentali richieste del sindacato sul "contratto degli statali". Insomma ci prova con tutti.
Un ultimo particolare: qualcuno ha spettegolato su di lui a proposito della incredibile scelta sul referendum. Fini se la farebbe con la Prestigiacomo. Come ha risposto lui? "E' una calunnia maschilista..."
Questa è davvero bella. Sarebbe maschilista se la Prestigiacomo fosse stata costretta ad andare a letto con lui. Qui si è parlato invece di un accordo più che paritario tra amanti in barba alla correttezza istituzionale, che c'entra il maschilismo?
Attenzione, nessuno aveva ancora affermato che la bella ministra gliel'aveva data in cambio del voto, ma solo che un flirt preesistente aveva influenzato il leader di AN. Fini insomma poteva uscirsene con una battuta elegante e cavalleresca. Invece, praticamente ha affermato: "no, la Prestigiacomo non sì è prostituita con me per farmi votare si", tradendo, forse, addirittura una fantasia erotica. Quella sì maschilista.
E adesso la Prestigiacomo non gliela dà nemmeno da morta.
venerdì, maggio 20, 2005
L'epopea di cartapesta
Si sa, non dico nulla di nuovo. Voglio solo farvi osservare una differenza di stile tra due mondi, due visioni.
Come durante il Trionfo, l'apoteosi tributata ai condottieri nell'antica Roma dopo una grande vittoria, vi era un uomo accanto al protagonista a ricordargli "sei solo un uomo", così la storia dell'elezione dei Papi ha sempre previsto la figura del Camerlengo, colui che intronizza il nuovo Vicario di Cristo e, dando fuoco davanti ai suoi occhi ad un pezzo di stoppa, pronuncia la frase "sic transit gloria mundi".
E' vero: il potere, che pare assaggio d'eternità, porta con sè un grande senso tragico. Esso non pare esser fatto per l'uomo, che non può mai possederlo fino in fondo.
Il condottiero romano e il Vescovo di Roma. Ma ricordate il "Cid campeador" e l'epopea mediorientale di Ghilgamesh? Oppure la saga nordica di Sigfrid? Eh si, il potere brucia in un lampo come quel pezzo di stoppa, e "la gloria dell'uomo non è che vento".
Adesso tornate ai giorni nostri: avete visto quanta compostezza nelle nostre vittorie elettorali, vero? Omacci in doppio petto, con la faccia rossa e contornati da biscazzieri brindano e brindano. Fino a notte fonda. E si tratta pure di vittorie "a termine"; quattro, cinque anni. Mah!
Ma allora mi domando: qual'è il senso del potere? Quel senso amaro che costringe alla gravità delle scelte, o la semplice evasione forsennata del più forte?
Ognuno trovi la sua strada, tantopiù che oramai hanno mollato tutti: anche gli ultimi Cardinali fatti a Roma, dopo la nomina, se ne sono andati a festeggiare nei superattici di Trastevere.
Domine non sum dignus...
Come durante il Trionfo, l'apoteosi tributata ai condottieri nell'antica Roma dopo una grande vittoria, vi era un uomo accanto al protagonista a ricordargli "sei solo un uomo", così la storia dell'elezione dei Papi ha sempre previsto la figura del Camerlengo, colui che intronizza il nuovo Vicario di Cristo e, dando fuoco davanti ai suoi occhi ad un pezzo di stoppa, pronuncia la frase "sic transit gloria mundi".
E' vero: il potere, che pare assaggio d'eternità, porta con sè un grande senso tragico. Esso non pare esser fatto per l'uomo, che non può mai possederlo fino in fondo.
Il condottiero romano e il Vescovo di Roma. Ma ricordate il "Cid campeador" e l'epopea mediorientale di Ghilgamesh? Oppure la saga nordica di Sigfrid? Eh si, il potere brucia in un lampo come quel pezzo di stoppa, e "la gloria dell'uomo non è che vento".
Adesso tornate ai giorni nostri: avete visto quanta compostezza nelle nostre vittorie elettorali, vero? Omacci in doppio petto, con la faccia rossa e contornati da biscazzieri brindano e brindano. Fino a notte fonda. E si tratta pure di vittorie "a termine"; quattro, cinque anni. Mah!
Ma allora mi domando: qual'è il senso del potere? Quel senso amaro che costringe alla gravità delle scelte, o la semplice evasione forsennata del più forte?
Ognuno trovi la sua strada, tantopiù che oramai hanno mollato tutti: anche gli ultimi Cardinali fatti a Roma, dopo la nomina, se ne sono andati a festeggiare nei superattici di Trastevere.
Domine non sum dignus...
mercoledì, maggio 11, 2005
Ma l'amor mio non muore...
Il senato americano ha approvato nuovi stanziamenti per la guerra.
I giornalisti si lamentano e dicono che la gente è stufa.
Bush risponde che la gente, fino a prova contraria, lo ha votato.
Qualcuno azzarda che lo hanno votato solo i fanatici, e che se i fanatici sono tanti questo non giustifica la guerra.
Bush, allora, dà del "fascista" a quelli che mettono in dubbio il sistema "democratico".
Quegli altri si fanno forza e gli danno del criminale. In più gli danno del cretino.
Bush allora progetta seriamente di far approvare altri stanziamenti...
Lo avrete notato. La democrazia smette di funzionare quando tutti (deputati, giornalisti, fruttaroli ecc.) pretendono di essere riconosciuti come democratici, appropriandosi del patrimonio terminologico liberale e inserendolo in tutti i contesti per legittimarsi.
Se la si smettesse di spacciare la guerra (e la pace) come una questione di diritto e libertà, forse cambierebbe qualcosa. Ma poichè i nostri politici e i nostri giornalisti hanno fatto il callo a spacciarsi per sant'uomini, la democrazia, o una sua accettabile approssimazione, continuano ad andarsene in vacanza.
In Ucraina.
I giornalisti si lamentano e dicono che la gente è stufa.
Bush risponde che la gente, fino a prova contraria, lo ha votato.
Qualcuno azzarda che lo hanno votato solo i fanatici, e che se i fanatici sono tanti questo non giustifica la guerra.
Bush, allora, dà del "fascista" a quelli che mettono in dubbio il sistema "democratico".
Quegli altri si fanno forza e gli danno del criminale. In più gli danno del cretino.
Bush allora progetta seriamente di far approvare altri stanziamenti...
Lo avrete notato. La democrazia smette di funzionare quando tutti (deputati, giornalisti, fruttaroli ecc.) pretendono di essere riconosciuti come democratici, appropriandosi del patrimonio terminologico liberale e inserendolo in tutti i contesti per legittimarsi.
Se la si smettesse di spacciare la guerra (e la pace) come una questione di diritto e libertà, forse cambierebbe qualcosa. Ma poichè i nostri politici e i nostri giornalisti hanno fatto il callo a spacciarsi per sant'uomini, la democrazia, o una sua accettabile approssimazione, continuano ad andarsene in vacanza.
In Ucraina.
mercoledì, maggio 04, 2005
Mal di Pansa
Oggi sull'Espresso (libera nos) è uscito un articolo di Pansa (ve lo ricordate? Il comunista che ha scoperto le foibe; beh certo, un pò tardi, ma non abbastanza da perdere l'ultimo treno del "quasi berlusconismo", così in voga a sinistra), in cui diceva, in sostanza:
"Si, certo, l'antifascismo va bene, ma per il primo Maggio servirebbe anche qualcos'altro..."
"Che cosa, Giampy?"
"Bah, non saprei. Qualcosa tipo cena fredda: tartine, pizzette... sai, cose così..."
Bravo, le crisi di contenuti è bene prenderle per tempo...
"Si, certo, l'antifascismo va bene, ma per il primo Maggio servirebbe anche qualcos'altro..."
"Che cosa, Giampy?"
"Bah, non saprei. Qualcosa tipo cena fredda: tartine, pizzette... sai, cose così..."
Bravo, le crisi di contenuti è bene prenderle per tempo...
domenica, maggio 01, 2005
Primo Maggio festeggiato, lavoratore coglionato.
I lavoratori gridano a gran voce la rabbia per la precarizzazione del lavoro: oramai nessuno ne è immune. Non bastano infatti le nuove assunzioni "atipiche"; anche coloro che sono entrati in fabbrica con un contratto a tempo indeterminato adesso rischiano di ritrovarsi per strada.
Dicon tutti: "il Berlusca, da bravo oligarca quale è, se ne frega altamente dei lavoratori".
Io ricordo un misterioso oggetto di qualche anno fa: se ne parlava tutti senza sapere di preciso cosa fosse, e al solo nominarlo si accalcavano nei crani vuoti di noi poveri elettori atmosfere burocratiche e tecniciste che mettevano a disagio: "pacchetto Treu". Cos'era? Praticamente l'uovo di Colombo della "new economy", in versione spaghetti: delegificazione del collocamento, via libera al "mercato" delle assunzioni, ampia libertà nella stipulazione di contratti "atipici" di lavoro subordinato. Il problema, si osservò allora, è che il lavoratore non ha alcun potere contrattuale per poter scegliere o rifiutare un lavoro precario. Spesso è obbligato ad accettare condizioni vessatorie, per questo i contratti devono essere equi e standardizzati.
Invece niente. Si andò avanti per quella strada, a nulla valendo le giuste proteste, assecondando la tendenza (forse inevitabile) dell'economia globale di tagliare il costo fisso più "maltrattabile": la manodopera. Oggi quella "novità" alla povera gente piace sempre meno.
Niente di strano, se non fosse per un particolare: il "pacchetto Treu" lo ha inventato il governo Prodi. Berlusconi lo ha solo "gradito".
Dicon tutti: "il Berlusca, da bravo oligarca quale è, se ne frega altamente dei lavoratori".
Io ricordo un misterioso oggetto di qualche anno fa: se ne parlava tutti senza sapere di preciso cosa fosse, e al solo nominarlo si accalcavano nei crani vuoti di noi poveri elettori atmosfere burocratiche e tecniciste che mettevano a disagio: "pacchetto Treu". Cos'era? Praticamente l'uovo di Colombo della "new economy", in versione spaghetti: delegificazione del collocamento, via libera al "mercato" delle assunzioni, ampia libertà nella stipulazione di contratti "atipici" di lavoro subordinato. Il problema, si osservò allora, è che il lavoratore non ha alcun potere contrattuale per poter scegliere o rifiutare un lavoro precario. Spesso è obbligato ad accettare condizioni vessatorie, per questo i contratti devono essere equi e standardizzati.
Invece niente. Si andò avanti per quella strada, a nulla valendo le giuste proteste, assecondando la tendenza (forse inevitabile) dell'economia globale di tagliare il costo fisso più "maltrattabile": la manodopera. Oggi quella "novità" alla povera gente piace sempre meno.
Niente di strano, se non fosse per un particolare: il "pacchetto Treu" lo ha inventato il governo Prodi. Berlusconi lo ha solo "gradito".
mercoledì, aprile 20, 2005
Ratzi Papa/2.
Non è mancato nemmeno all' "habemus papam" il tormentone di questi ultimi anni: "volevo un papa nero". Seguito a ruota dai meno gettonati "volevo un papa latino", "volevo un papa simpatico", "volevo un papa con l'orecchino", "volevo un papa sprint" e "volevo un papa alieno".
Si è detto, insomma: "Facciamo un papa come piace al signore!".
Solo che stavolta non è il Signore che sta nei cieli, ma quello che sta al tavolo, come in pizzeria.
"Ci vuole anche le acciughe, signore?".
"Si, grazie".
"Arriva subito".
Si è detto, insomma: "Facciamo un papa come piace al signore!".
Solo che stavolta non è il Signore che sta nei cieli, ma quello che sta al tavolo, come in pizzeria.
"Ci vuole anche le acciughe, signore?".
"Si, grazie".
"Arriva subito".
Ratzi Papa/1.
Diversi giornali inglesi hanno sottolineato i trascorsi nazisti del neo eletto. Il giovane Ratzinger aveva 14 anni e faceva parte della gioventù Hitleriana, come tutti gli altri suoi compatrioti, sicchè un giornalino di sua maestà ha titolato addirittura "da Hitler a S. Pietro". Ma quanta pretestuosità e malafede... Come se non lo sapessimo tutti che il papa anglicano, cioè la regina Elisabetta, rincorre da sempre il sogno osceno di farsi benedire da Roma. Ve lo ricordate Enrico VIII?
Giù la maschera, fratelli Inglesi! La verità è che ci piace farvi incazzare.
Giù la maschera, fratelli Inglesi! La verità è che ci piace farvi incazzare.
martedì, aprile 19, 2005
Ratzinger Papa!
Cominciamo col dire subito quello che è: questo papa piace di sicuro al conclave (che lo ha eletto con una rapidità pari solo a quella di Pio XII, che però al conclave "ci entrò già da papa"), mentre non piacerà a tutti i "nuovi cristiani", scopertisi tali sull'onda emotiva e sull'impatto mediatico degli ultimi anni.
I motivi? Ai cristiani di oggi non piace Cristo; piace piuttosto il Cristianesimo in generale, come vaga aspirazione di pace e giustizia, come partito trasversale dei diritti umani, come co-protagonista (o correo, fate voi), insieme ad altri, di quella "globalizzazione umana" in cui la destra da sempre e la sinistra da Tony Negri sembrano credere.
Ma la Chiesa non è globalizzazione, la Chiesa è universalismo.
La differenza è la stessa che passa tra Cristo e Anticristo: il secondo è una imitazione oscena del primo, al quale pare che somigli, ma in realtà non può che contrapporsi mortalmente.
I cattolici, prima o poi, la finiranno di accomodarsi sull'equivoco e sceglieranno la "pietra d'inciampo".
Una scelta scomoda certo, ma la santità non è roba da turisti.
Questo Papa, allora, potrebbe fare al caso.
I motivi? Ai cristiani di oggi non piace Cristo; piace piuttosto il Cristianesimo in generale, come vaga aspirazione di pace e giustizia, come partito trasversale dei diritti umani, come co-protagonista (o correo, fate voi), insieme ad altri, di quella "globalizzazione umana" in cui la destra da sempre e la sinistra da Tony Negri sembrano credere.
Ma la Chiesa non è globalizzazione, la Chiesa è universalismo.
La differenza è la stessa che passa tra Cristo e Anticristo: il secondo è una imitazione oscena del primo, al quale pare che somigli, ma in realtà non può che contrapporsi mortalmente.
I cattolici, prima o poi, la finiranno di accomodarsi sull'equivoco e sceglieranno la "pietra d'inciampo".
Una scelta scomoda certo, ma la santità non è roba da turisti.
Questo Papa, allora, potrebbe fare al caso.
lunedì, aprile 11, 2005
Ci ho due lauree.
Una tonante voce critica si è levata in questi giorni, a rompere l'"odore di santità" che ha circondato (a tratti un pò ipocritamente) la morte di Giovanni Paolo II: TG3, Margherita Hack, esimia laureata in Astronomia (nientedimeno), ha detto che il Papa è stato dottrinariamente incoerente, e certamente meno importante, per la Chiesa, di Giovanni XXIII. Incoerente perchè ha prima sottolineato il "genio femminile" e poi non ha fatto le donne-prete (Ma se lei a messa non ci va, che gliene frega? Così, per principio? Ma poi se fanno i preti come li vuole lei, a messa ci viene?).
Poi ha detto che Giovanni XXIII, lui sì che era un innovatore.
Rimane il dubbio che i suoi "innovatori" di riferimento abbiano l'imbarazzante tendenza a passare di moda un pò troppo rapidamente, per una istituzione bimillenaria come la Chiesa Cattolica Apostolica Romana.
Rimane il dubbio che lei abbia vissuto in maniera comprensibilmente migliore i pontificati della sua gioventù e maturità, piuttosto che quelli della menopausa.
Rimane, sopra tutti, il dubbio sul suo titolo a parlare. In televisione, intendo, su questioni storiche.
Poi ha detto che Giovanni XXIII, lui sì che era un innovatore.
Rimane il dubbio che i suoi "innovatori" di riferimento abbiano l'imbarazzante tendenza a passare di moda un pò troppo rapidamente, per una istituzione bimillenaria come la Chiesa Cattolica Apostolica Romana.
Rimane il dubbio che lei abbia vissuto in maniera comprensibilmente migliore i pontificati della sua gioventù e maturità, piuttosto che quelli della menopausa.
Rimane, sopra tutti, il dubbio sul suo titolo a parlare. In televisione, intendo, su questioni storiche.
mercoledì, marzo 30, 2005
Chi per questi mari va...
Ed è di questi mesi la statistica sull'omosessualità in Europa.
Il paese col più alto numero percentuale di omosessuali è l'Inghilterrra. Pare, inoltre, che l'Inghilterra, in questo, superi anche gli USA.
Per forza, ho pensato.
Si comincia così. Prima si perde il gusto, poi il senso.
Fategli un corso di cucina, torno a dire.
Il paese col più alto numero percentuale di omosessuali è l'Inghilterrra. Pare, inoltre, che l'Inghilterra, in questo, superi anche gli USA.
Per forza, ho pensato.
Si comincia così. Prima si perde il gusto, poi il senso.
Fategli un corso di cucina, torno a dire.
Esame orale.
Che forza, i liberali!
Fanno un corso per tutto: Le giovani inglesi rimangono incinte troppo presto, sui 14 anni? "Allora facciamogli un corso, per imparare a non rimanere incinte". Questo succedeva negli anni '70, l'educazione sessuale nelle scuole, ricordate?
Oggi si scopre che, rispetto a trent'anni fa, le ragazzine inglesi rimangono incinte ancora prima, sui dodici anni, e che il fastidioso record europeo si è addirittura consolidato.
"Azz' -avranno pensato gli scenziati di sua maestà- allora facciamogli un altro corso". Questa volta, e la notizia ha fatto il giro del mondo, il corso non è più incentrato sulla "gestione della femminilità", ma è progettato per insegnare il più "inoffensivo" rapporto orale, accettabile surrogato del più pericoloso "rapporto completo".
Quali i motivi del fallimento? Difficoltà nell'uso del condom (beh, a dodici anni è pure normale), difficoltà di apprendimento, probabilmente anche stimolazione morbosa di una curiosità innaturale e disordinata.
Ma col nuovo corso i tecnici giurano che le cose miglioreranno. Speriamo.
Mi domando come mai in Italia, paese notoriamente godereccio, il problema non sia mai diventato così grave. Sarà che i nostri sveglissimi ragazzi, generalmente a queste scoperte vi approdano da soli? Sarà che, ad arrivarci da soli, si prova anche il gusto di farlo, fattore coessenziale all'aumento dell'irrorazione sanguigna nelle parti basse? Sarà che la libertà sessuale è anche libertà di non porsi il problema a tutti i costi?
Agli Inglesi fategli un corso di cucina, uno per vestirsi ed uno per lavarsi, piuttosto.
Perchè "il piacere" è un'arte, non una droga.
Fanno un corso per tutto: Le giovani inglesi rimangono incinte troppo presto, sui 14 anni? "Allora facciamogli un corso, per imparare a non rimanere incinte". Questo succedeva negli anni '70, l'educazione sessuale nelle scuole, ricordate?
Oggi si scopre che, rispetto a trent'anni fa, le ragazzine inglesi rimangono incinte ancora prima, sui dodici anni, e che il fastidioso record europeo si è addirittura consolidato.
"Azz' -avranno pensato gli scenziati di sua maestà- allora facciamogli un altro corso". Questa volta, e la notizia ha fatto il giro del mondo, il corso non è più incentrato sulla "gestione della femminilità", ma è progettato per insegnare il più "inoffensivo" rapporto orale, accettabile surrogato del più pericoloso "rapporto completo".
Quali i motivi del fallimento? Difficoltà nell'uso del condom (beh, a dodici anni è pure normale), difficoltà di apprendimento, probabilmente anche stimolazione morbosa di una curiosità innaturale e disordinata.
Ma col nuovo corso i tecnici giurano che le cose miglioreranno. Speriamo.
Mi domando come mai in Italia, paese notoriamente godereccio, il problema non sia mai diventato così grave. Sarà che i nostri sveglissimi ragazzi, generalmente a queste scoperte vi approdano da soli? Sarà che, ad arrivarci da soli, si prova anche il gusto di farlo, fattore coessenziale all'aumento dell'irrorazione sanguigna nelle parti basse? Sarà che la libertà sessuale è anche libertà di non porsi il problema a tutti i costi?
Agli Inglesi fategli un corso di cucina, uno per vestirsi ed uno per lavarsi, piuttosto.
Perchè "il piacere" è un'arte, non una droga.
giovedì, marzo 24, 2005
Non si arriva a fine mese.
Al supermercato, tempo fa, fui fregato sul tempo davanti alla cassa. Quando me ne accorsi era tardi, il posto che nella fila mi ero meritato era bello che andato, e per colpa di una signora maleducata ero sceso in classifica di un posto.
Poco male, pensai: minuto più minuto meno, sarei comunque uscito da lì. Pertanto, per ingannare il tempo, mi misi a curiosare con gli occhi tra gli acquisti della mia maleducata e vittoriosa "avversaria".
"Cipolla Tritata", marchiata GS, surgelata.
Prezzo: 0,47 Euro.
Peso: 100 G.
Questo vuol dire che, al Kg, la cipolla tritata surgelata GS costa 4,70 Euro.
Lo sapete quanto costa la cipolla fresca dal banco verdura? Ve lo dico io: costa 0,45 euro AL CHILO!
Porca puttana, ma sono 10 volte di meno!
E tutto questo per evitare di sbucciarla. Attenzione, non si tratta di prodotti difficili da pulire (calamari, alicette, oppure cardi, o carciofi, o chessò io)... si tratta di una banalissima cipolla, praticamente la verdura più facile da pulire in assoluto.
La cipolla va sbucciata (operazione elementare, che praticamente si fa da sola, e che vi risparmia anche di lavarla), e poi tagliata come qualsiasi cosa tagliabile. Ci vuole un coltello qualsiasi, ma potete anche romperla con le mani.
Avendo spazio in casa, potete anche tritarla a sediate.
Purtroppo, unico difetto, quando la tagliate fa venire le lacrime. Questo è un effetto spiacevole sì, ma evitabile: basta scostare la testa.
Poi dice che "non si arriva a fine mese".
Però, dico io, spiegatela tutta, come mai due anni fa ci arrivavate e adesso no: "Non vogliamo più i soldi. Oramai ci basta illuderci di essere dei gran signori, che la cipolla la fanno sbucciare agli altri, mentre loro se ne stanno mollemente adagiati sul sofà".
Poco male, pensai: minuto più minuto meno, sarei comunque uscito da lì. Pertanto, per ingannare il tempo, mi misi a curiosare con gli occhi tra gli acquisti della mia maleducata e vittoriosa "avversaria".
"Cipolla Tritata", marchiata GS, surgelata.
Prezzo: 0,47 Euro.
Peso: 100 G.
Questo vuol dire che, al Kg, la cipolla tritata surgelata GS costa 4,70 Euro.
Lo sapete quanto costa la cipolla fresca dal banco verdura? Ve lo dico io: costa 0,45 euro AL CHILO!
Porca puttana, ma sono 10 volte di meno!
E tutto questo per evitare di sbucciarla. Attenzione, non si tratta di prodotti difficili da pulire (calamari, alicette, oppure cardi, o carciofi, o chessò io)... si tratta di una banalissima cipolla, praticamente la verdura più facile da pulire in assoluto.
La cipolla va sbucciata (operazione elementare, che praticamente si fa da sola, e che vi risparmia anche di lavarla), e poi tagliata come qualsiasi cosa tagliabile. Ci vuole un coltello qualsiasi, ma potete anche romperla con le mani.
Avendo spazio in casa, potete anche tritarla a sediate.
Purtroppo, unico difetto, quando la tagliate fa venire le lacrime. Questo è un effetto spiacevole sì, ma evitabile: basta scostare la testa.
Poi dice che "non si arriva a fine mese".
Però, dico io, spiegatela tutta, come mai due anni fa ci arrivavate e adesso no: "Non vogliamo più i soldi. Oramai ci basta illuderci di essere dei gran signori, che la cipolla la fanno sbucciare agli altri, mentre loro se ne stanno mollemente adagiati sul sofà".
mercoledì, marzo 23, 2005
Cortile delle risate.
Nel "cortile delle statue", all'università di Napoli "Federico II", sul lato di fronte all'ingresso principale, ci sono quattro statue:
Pier delle Vigne (non so se mi spiego), Tommaso d'Aquino (scusate se è poco), Giovanbattista Vico (nientedimeno), e sull'estrema sinistra... Giordano Bruno.
Scusate, ma scherziamo? Giordano Bruno vicino Pier delle Vigne? Per non parlare degli altri, poi.
Ma l'avete mai letto Giordano Bruno, voi? Dice che lo hanno bruciato.
Ditemi piuttosto che la legna costa.
Poi ho visto un punkabbestia che chiedeva "l'elemosina" davanti alla Chiesa del Gesù Nuovo. Passato un sacerdote, il punk ha chiesto: "Padre, una preghiera per Giordano Bruno".
"Una preghiera? -ha chiesto il sacerdote, un pò distratto- Si, si, va bene. Magari accendo un cero..."
Ops!
Pier delle Vigne (non so se mi spiego), Tommaso d'Aquino (scusate se è poco), Giovanbattista Vico (nientedimeno), e sull'estrema sinistra... Giordano Bruno.
Scusate, ma scherziamo? Giordano Bruno vicino Pier delle Vigne? Per non parlare degli altri, poi.
Ma l'avete mai letto Giordano Bruno, voi? Dice che lo hanno bruciato.
Ditemi piuttosto che la legna costa.
Poi ho visto un punkabbestia che chiedeva "l'elemosina" davanti alla Chiesa del Gesù Nuovo. Passato un sacerdote, il punk ha chiesto: "Padre, una preghiera per Giordano Bruno".
"Una preghiera? -ha chiesto il sacerdote, un pò distratto- Si, si, va bene. Magari accendo un cero..."
Ops!
lunedì, marzo 21, 2005
Natiche parlanti. Che rivoluzione!
Dice Bush: "Bisogna fare la guerra, se volete la pace".
Risponde Seattle: "no, la guerra porta altra guerra".
E Bush: "ma no, se è fatta bene, la guerra porta la pace".
Seattle: "ma allora che senso ha, distruggere per ricostruire, il problema è distruggere o no".
Bush: "Conservatori!".
Seattle, di rimando: "Assassino!".
Come sarebbe facile invece se il discorso partisse così, da G.W.Bush: "Vogliamo il petrolio".
E Seattle: "Schiatta!"
E allora il presidente: "E allora la vedremo!"
E seattle, di rimando: "E vediamola".
Questo hanno fatto i moderni utopisti della "teoria dello stato di diritto": hanno costretto i politici ad inventarsi pretesti per i loro soliti appetiti, a rispettare il copione liberale, il cerimoniale codificato dell'amministrazione del potere.
"Una volta il potere mangiava a sbafo!" Certo, perchè oggi no?
Forse il problema non era quello.
Risponde Seattle: "no, la guerra porta altra guerra".
E Bush: "ma no, se è fatta bene, la guerra porta la pace".
Seattle: "ma allora che senso ha, distruggere per ricostruire, il problema è distruggere o no".
Bush: "Conservatori!".
Seattle, di rimando: "Assassino!".
Come sarebbe facile invece se il discorso partisse così, da G.W.Bush: "Vogliamo il petrolio".
E Seattle: "Schiatta!"
E allora il presidente: "E allora la vedremo!"
E seattle, di rimando: "E vediamola".
Questo hanno fatto i moderni utopisti della "teoria dello stato di diritto": hanno costretto i politici ad inventarsi pretesti per i loro soliti appetiti, a rispettare il copione liberale, il cerimoniale codificato dell'amministrazione del potere.
"Una volta il potere mangiava a sbafo!" Certo, perchè oggi no?
Forse il problema non era quello.
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