Il tema dell'anno, la notizia del giorno, l'evento della stagione: pare che il nostro secolo sia scandito dall'ossessione cronica di fissare nel tempo qualcosa di sè; simboli, fatti, immagini, concetti, e celebrarli in fila, di continuo. L'anno dell'ambiente, il mese della prevenzione, la settimana della musica, il giorno della lotta al fumo, la notte bianca, l'happy hour, i dieci minuti di silenzio.
Bislacco destino, per un secolo che si proiettava nell'era umana come il rinnovatore. Adesso che ha rinnovato, e quindi ha (bene, o male, è un'opinione) svolto la sua funzione, non vuole più andarsene.
mercoledì, ottobre 31, 2007
martedì, ottobre 16, 2007
Acquiedotto.
Ah, fantastico. Adesso anche i blog che dovevano essere una roba libera si inquinano di clericalismi politici. Il gestore di questo strumento mi ha chiesto di scrivere un post sull'ambiente, e lo ha fatto con i toni di chi ti domanda se sei una persona perbene.
Non mi ha detto "noi riteniamo importante questo problema, pertanto le domandiamo, se lo ritiene giusto, di esprimere un parere in merito". No, niente di tutto ciò: mi ha domandato di scrivere un articolo sull'ambiente, punto, come se il catastrofismo verde sia un dato assodato sul piano scientifico (vi rinfresco la memoria: no che non lo è; casomai è assodato il contrario, scientificamente), come se ci fosse una qualche forma di necessità morale nel farlo.
Aih, aih; brutta e vecchia abitudine, questa di postulare "doveri universali". Cominciano col chiedere una doverosa testimonianza, proseguono pensando a come sconfiggere l'indifferenza generale, e vent'anni dopo ti ritrovi nel tuo bel ghetto, nella parte dello spregevole mostro.
Egregio signor Google, si rivolga al mio legislatore se vuole leggi di suo gusto. L'idea di utilizzare il mio blog per testimoniare a furor di popolo progetti fumosi e poco chiari su come gestire montagne di risorse, è una idea che mi sconvolge. Se ritiene, considerata la sua gratuita disponibilità e la sua gentilezza tenute finora, può cancellare il mio blog senza che io abbia a pretendere altro da lei.
Tenga conto che in questo stesso momento vado ad aprire tutti i rubinetti di casa. Perchè non mi risulta, ad oggi, che l'acqua che risparmio vada a dissetare altri che il mio vicino. Rimando alla costruzione dell'acquedotto unico mondiale scelte più responsabili.
Non mi ha detto "noi riteniamo importante questo problema, pertanto le domandiamo, se lo ritiene giusto, di esprimere un parere in merito". No, niente di tutto ciò: mi ha domandato di scrivere un articolo sull'ambiente, punto, come se il catastrofismo verde sia un dato assodato sul piano scientifico (vi rinfresco la memoria: no che non lo è; casomai è assodato il contrario, scientificamente), come se ci fosse una qualche forma di necessità morale nel farlo.
Aih, aih; brutta e vecchia abitudine, questa di postulare "doveri universali". Cominciano col chiedere una doverosa testimonianza, proseguono pensando a come sconfiggere l'indifferenza generale, e vent'anni dopo ti ritrovi nel tuo bel ghetto, nella parte dello spregevole mostro.
Egregio signor Google, si rivolga al mio legislatore se vuole leggi di suo gusto. L'idea di utilizzare il mio blog per testimoniare a furor di popolo progetti fumosi e poco chiari su come gestire montagne di risorse, è una idea che mi sconvolge. Se ritiene, considerata la sua gratuita disponibilità e la sua gentilezza tenute finora, può cancellare il mio blog senza che io abbia a pretendere altro da lei.
Tenga conto che in questo stesso momento vado ad aprire tutti i rubinetti di casa. Perchè non mi risulta, ad oggi, che l'acqua che risparmio vada a dissetare altri che il mio vicino. Rimando alla costruzione dell'acquedotto unico mondiale scelte più responsabili.
domenica, ottobre 07, 2007
Libertà di starnazzo.
Tanti e troppi processi mediatici rovinano la nazione.
A questo punto diventa difficile tutto. Persino sapere chi ruba, persino sapere se il corrotto ha dei corruttori. Infilata tutta e a forza nel baccano, ci sta la parodia di un processo penale: indagini condotte dal giudice stesso, l'accusa che siede ora sullo scranno alto ora fuori dell'aula (tra la gente! immaginiamo..), avvocati da sentire in separata sede, difese dopo la sentenza, sentenza spiccata dal branco e in branco.
In tutto questo i due tribuni di turno, Santoro e Travaglio, a rivestire ora le parti dell'agnello pubblico, ora del boia popolare, ora del giudice terzo, convinti sinceramente che questo funzioni, il che rende la nostra democrazia drammaticamente lontana da sè stessa: perchè una condanna del genere non uscirà mai dall'improvvisata aula. Il suo posto non è tra i giudizi, ma tra i sospetti. La sua divisa non è la legge, ma la chiacchiera. E il condannato, ove se ne freghi delle sue responsabilità, avrà ragione di riderne; perchè nel guazzabuglio nessuno è davvero sicuro di chi ha fatto cosa.
Ma a Travaglio non interessa che chi ha sbagliato paghi, altrimenti andrebbe in procura a paventare anche un reato di peculato a carico dell'Inpdap. Altrimenti, è strano credere che gli risulterebbe difficile considerare la sottovalutazione di beni pubblici da vendere ai ministri come un caso di concussione e di condizionamento ambientale. Ed è strano pensare che poi non debba proseguire su questa via, leggendo "peculato" in quasi tutti i fenomeni di consulenza pubblica, di nomina a cariche parapubbliche, di gestione del patrimonio statale, di finanziamento delle realtà associative, di fenomeni anche passati di gestione monetaria, di finanziamento di infrastrutture senza adeguati studi sulla loro utilità. Niente, al signor giudice interessa stare sulla notizia, e intrerpretare il bisogno di sfogo macabro dell'invidia sociale; e basta. A Travaglio interessa che Mastella vada in pensione.
E invece Mastella, con buona pace (anche) di Veltroni, ci farà la cortesia di rimanere sullo sbrindellato trono del magna-magna, ancora un pò in attesa di qualche altro processo popolare, magari condotto da qualche brillante giornalista d'assalto di Mediaset, che lo processi in un momento più consono alle speranze degli elettori dell'altra parte.
Anche la gogna, io credo, vuole la sua equità; perchè le lattughe in faccia al mostro sono uno sfizio che ci dobbiamo levare tutti: belli e brutti. Micromega ti voglio bene.
A questo punto diventa difficile tutto. Persino sapere chi ruba, persino sapere se il corrotto ha dei corruttori. Infilata tutta e a forza nel baccano, ci sta la parodia di un processo penale: indagini condotte dal giudice stesso, l'accusa che siede ora sullo scranno alto ora fuori dell'aula (tra la gente! immaginiamo..), avvocati da sentire in separata sede, difese dopo la sentenza, sentenza spiccata dal branco e in branco.
In tutto questo i due tribuni di turno, Santoro e Travaglio, a rivestire ora le parti dell'agnello pubblico, ora del boia popolare, ora del giudice terzo, convinti sinceramente che questo funzioni, il che rende la nostra democrazia drammaticamente lontana da sè stessa: perchè una condanna del genere non uscirà mai dall'improvvisata aula. Il suo posto non è tra i giudizi, ma tra i sospetti. La sua divisa non è la legge, ma la chiacchiera. E il condannato, ove se ne freghi delle sue responsabilità, avrà ragione di riderne; perchè nel guazzabuglio nessuno è davvero sicuro di chi ha fatto cosa.
Ma a Travaglio non interessa che chi ha sbagliato paghi, altrimenti andrebbe in procura a paventare anche un reato di peculato a carico dell'Inpdap. Altrimenti, è strano credere che gli risulterebbe difficile considerare la sottovalutazione di beni pubblici da vendere ai ministri come un caso di concussione e di condizionamento ambientale. Ed è strano pensare che poi non debba proseguire su questa via, leggendo "peculato" in quasi tutti i fenomeni di consulenza pubblica, di nomina a cariche parapubbliche, di gestione del patrimonio statale, di finanziamento delle realtà associative, di fenomeni anche passati di gestione monetaria, di finanziamento di infrastrutture senza adeguati studi sulla loro utilità. Niente, al signor giudice interessa stare sulla notizia, e intrerpretare il bisogno di sfogo macabro dell'invidia sociale; e basta. A Travaglio interessa che Mastella vada in pensione.
E invece Mastella, con buona pace (anche) di Veltroni, ci farà la cortesia di rimanere sullo sbrindellato trono del magna-magna, ancora un pò in attesa di qualche altro processo popolare, magari condotto da qualche brillante giornalista d'assalto di Mediaset, che lo processi in un momento più consono alle speranze degli elettori dell'altra parte.
Anche la gogna, io credo, vuole la sua equità; perchè le lattughe in faccia al mostro sono uno sfizio che ci dobbiamo levare tutti: belli e brutti. Micromega ti voglio bene.
martedì, settembre 18, 2007
Promesso.
Che lezione questo partito democratico. Porca miseria che batosta.
Quello che temevate dei democristiani, insieme a quello che restava dei comunisti. Tutti insieme, muffa e tutto, a fare quello che hanno sempre fatto, per altri venti anni. Credevate di farla franca, vero? E invece adesso ve li sorbite, i sagrestani che cianciano di libertà e i sindacalisti che biascicano di valori. Adesso ve li pappate e zitti.
E senza fiatare, anche: la fraseologia moralistica delle vecchie prostitute parlamentari, le mummie fritte sullo scranno, i giovani alzadito d'allevamento, la mafia e gli immigrati e tutti i giustificati a priori del mondo "quasi" nuovo. Tiè.
Quello tra l'Italia e gli Italiani è un matrimonio celebrato che non si consuma mai; manca sempre il modo o il tempo.
Quello che temevate dei democristiani, insieme a quello che restava dei comunisti. Tutti insieme, muffa e tutto, a fare quello che hanno sempre fatto, per altri venti anni. Credevate di farla franca, vero? E invece adesso ve li sorbite, i sagrestani che cianciano di libertà e i sindacalisti che biascicano di valori. Adesso ve li pappate e zitti.
E senza fiatare, anche: la fraseologia moralistica delle vecchie prostitute parlamentari, le mummie fritte sullo scranno, i giovani alzadito d'allevamento, la mafia e gli immigrati e tutti i giustificati a priori del mondo "quasi" nuovo. Tiè.
Quello tra l'Italia e gli Italiani è un matrimonio celebrato che non si consuma mai; manca sempre il modo o il tempo.
giovedì, settembre 06, 2007
Merende e compagni.
Tolleranza zero, ma un momento: come diavolo è successo che il civile criterio della "certezza della pena" è diventato il trucido concetto sceriffesco "tolleranza zero"?
Insomma per applicare ad uno strupratore omicida la legge, così come la applicano a me, il giudice deve diventare un farabutto senza cuore, il padre un aguzzino e la legge un cercere politico? Ah, Hegel, stramaledetto visionario (e quante te ne direi), ecco cos'hai combinato: al mondo non c'è da rottamare un'ideologia, un'opinione che sia una, nel 2007. In un modo o nell'altro, per quanto il cittadino se la possa passare male, c'è sempre una nuova sintesi dietro l'angolo per risolvere le questioni. Ideologia vecchia, più soluzione dell'ultim'ora, diviso due.
E se per avventura un bruto gli si rivolta contro, al povero cittadino, bisogna fare un tavolo di concertazione tra il bruto (...ebbene si, sono il bruto, ma chi non lo è, almeno un pò?...), la sua infanzia difficile (...a me mi ha rovinato un altro...), le ultime scoperte della pedagogia (...se avesse avuto, se avesse potuto...), i rappresentati delle ultime sei o sette ideologie in materia (...la galera è fascista, la galera è solo per i fascisti, la galera è meglio dei fascisti...), un rappresentate -è d'ufficio- del'68 (...è colpa della società...), il brutalizzato (...almeno sbrigatevi, a me mi duole stare seduto...), un ministro (...dobbiamo, liddòve, ecc...).
Giustamente, in mezzo a tanta cultura e serietà, se qualcuno estenuato si alza sulla sedia, alla fine, e consiglia uno sbrigativo contrappasso, gli danno del mostro a lui.
Un consiglio a quelli che hanno studiato: giudicate biologico, e salvatevi le cervella.
Insomma per applicare ad uno strupratore omicida la legge, così come la applicano a me, il giudice deve diventare un farabutto senza cuore, il padre un aguzzino e la legge un cercere politico? Ah, Hegel, stramaledetto visionario (e quante te ne direi), ecco cos'hai combinato: al mondo non c'è da rottamare un'ideologia, un'opinione che sia una, nel 2007. In un modo o nell'altro, per quanto il cittadino se la possa passare male, c'è sempre una nuova sintesi dietro l'angolo per risolvere le questioni. Ideologia vecchia, più soluzione dell'ultim'ora, diviso due.
E se per avventura un bruto gli si rivolta contro, al povero cittadino, bisogna fare un tavolo di concertazione tra il bruto (...ebbene si, sono il bruto, ma chi non lo è, almeno un pò?...), la sua infanzia difficile (...a me mi ha rovinato un altro...), le ultime scoperte della pedagogia (...se avesse avuto, se avesse potuto...), i rappresentati delle ultime sei o sette ideologie in materia (...la galera è fascista, la galera è solo per i fascisti, la galera è meglio dei fascisti...), un rappresentate -è d'ufficio- del'68 (...è colpa della società...), il brutalizzato (...almeno sbrigatevi, a me mi duole stare seduto...), un ministro (...dobbiamo, liddòve, ecc...).
Giustamente, in mezzo a tanta cultura e serietà, se qualcuno estenuato si alza sulla sedia, alla fine, e consiglia uno sbrigativo contrappasso, gli danno del mostro a lui.
Un consiglio a quelli che hanno studiato: giudicate biologico, e salvatevi le cervella.
lunedì, settembre 03, 2007
Salva di cannone.
Dico qualcosa che non mi fa comodo. Walter Veltroni è il risultato di un'evoluzione genetica che spiega tutto del comunismo italiano.
Passano con gli anni gli amici e i compagni, passano (nel senso che cadono) i muri, passano i giustificazionismi (quello poverino sbaglia, quelli non esistono nemmeno, il fine giustifica abbastanza i mezzi, ecc.), passa persino il senso stesso dello stare nello stesso partito. Eppure qualcosa resta.
Resta una roba talmente diluita, un programma politico talmente fungibile, un brodo culturale a tal punto tollerabile, che ogni tipo di reazionario, oggi, dovrebbe scrivere sul diario "del secolo scorso ho capito: tanta preoccupazione per nulla".
Domani esce fuori che alla Mafia bastava aprire un tabacchino.
Passano con gli anni gli amici e i compagni, passano (nel senso che cadono) i muri, passano i giustificazionismi (quello poverino sbaglia, quelli non esistono nemmeno, il fine giustifica abbastanza i mezzi, ecc.), passa persino il senso stesso dello stare nello stesso partito. Eppure qualcosa resta.
Resta una roba talmente diluita, un programma politico talmente fungibile, un brodo culturale a tal punto tollerabile, che ogni tipo di reazionario, oggi, dovrebbe scrivere sul diario "del secolo scorso ho capito: tanta preoccupazione per nulla".
Domani esce fuori che alla Mafia bastava aprire un tabacchino.
lunedì, agosto 27, 2007
Principe analfabeta.
Nei secoli a venire, sarebbe bene che le persone che tengono al decoro della loro casa se la intendessero solo con persone selvagge e ben educate. Dalle ultime statistiche sull'aumento di quelle civili e malamente educate, invece, deduco che un'umanità come quella di cui sopra, in futuro, sarà roba rara e ricercatissima .
In alternativa, possiamo continuare a mandare i bambini a scuola, illudendoci (o convincendoci) che questo li aiuti ugualmente a venir su.
In alternativa, possiamo continuare a mandare i bambini a scuola, illudendoci (o convincendoci) che questo li aiuti ugualmente a venir su.
mercoledì, luglio 25, 2007
Liofilia.
I costi della politica, bah.
E dei costi dell'economia, ne vogliamo parlare? Tutto quel reddito favoloso sottratto alle fasce deboli, tutto quel pattume e quel fumo puzzolente. E poi, tutto quel prezioso tempo levato alla preziosa creatura umana, e non s'ha più tempo nemmeno per fare all'amore o raccogliere i fiori. Diceva bene Horkheimer...
Poi mi vengono a frignare coi costi della politica, ma và! Foste ecocompatibili voi come un c.d.a. dell'acqua pubblica!
E dei costi dell'economia, ne vogliamo parlare? Tutto quel reddito favoloso sottratto alle fasce deboli, tutto quel pattume e quel fumo puzzolente. E poi, tutto quel prezioso tempo levato alla preziosa creatura umana, e non s'ha più tempo nemmeno per fare all'amore o raccogliere i fiori. Diceva bene Horkheimer...
Poi mi vengono a frignare coi costi della politica, ma và! Foste ecocompatibili voi come un c.d.a. dell'acqua pubblica!
lunedì, luglio 23, 2007
EvoModerno Spa.
Se il Vaticano fosse quotato in Borsa, e se la remunerazione del capitale fosse commisurata al grado di successo (e di ritorno) mediatico, e se la qualifica di socio si acquisisse previa autorizzazione parrocchiale (il che presuppone il battesimo) e a condizione di partecipare alle assemblee dei soci domenicali almeno alle feste comandate, di questi tempi converrebbe comprare. Soprattutto perchè, di questi tempi, il mercato è piatto e depresso, a causa del crollo mediatico delle ideologie e di un ciclico abbassamento della fiducia del target di riferimento.
A ben guardare però: pare che in tanti abbiano fatto la stessa pensata, e si registra infatti una frenetica, sebbene prudente, attività di compravendita di prodotti derivati (ad es. la "leva" dell'antiislamismo, o i vari tipi di "pronti contro termine" che scambiano Qualunquismi-di-Vario-Colore su Amor-di-Dio).
Vuoi vedere che qualcuno ha sparso una voce del genere?
Che tempi...
A ben guardare però: pare che in tanti abbiano fatto la stessa pensata, e si registra infatti una frenetica, sebbene prudente, attività di compravendita di prodotti derivati (ad es. la "leva" dell'antiislamismo, o i vari tipi di "pronti contro termine" che scambiano Qualunquismi-di-Vario-Colore su Amor-di-Dio).
Vuoi vedere che qualcuno ha sparso una voce del genere?
Che tempi...
martedì, luglio 17, 2007
Questo è oro.
Elletrostimolatori per la politica, direttamente nell'imbottitura delle poltrone. I deputati stanno fermi, e un fremito pulsante ravviva loro il flaccidume alle natiche, facendo sì che i vasi irrorino di liquido vitale i sonnolenti tessuti. Seduti, zompettano. Grassocci, sgambettano.
Invece di "tagliare i costi della politica" (bla bla bla), da oggi sarà possibile far sì che, senza rinuciare a nulla, i nostri politici muovano, finalmente, almeno il culo.
E' un passo indietro nella battaglia per la moralizzazione della politica? Se ci pensate bene, ma bene bene, no.
Invece di "tagliare i costi della politica" (bla bla bla), da oggi sarà possibile far sì che, senza rinuciare a nulla, i nostri politici muovano, finalmente, almeno il culo.
E' un passo indietro nella battaglia per la moralizzazione della politica? Se ci pensate bene, ma bene bene, no.
sabato, luglio 14, 2007
Tramezzino e caffè.
Che gusto strano affezionarsi alle cose vecchie. Man mano che il tempo passa, si avvicina il momento in cui, in un modo o nell'altro, ce ne dovremo privare. E più quel momento si avvicina, meglio e più spesso riusciamo a catalizzare in esse sentimenti di dolcezza, di appagamento, di serenità.
Strana idea del mondo, per cui ciò che è prossimo alla sua fine, diventa desiderabile.
Una fortuna davvero, allora, che l'era moderna sia venuta a porre un freno culturale alla malinconia. Amate il nuovo, e gettate il vecchio; riconoscete nel nuovo il feticcio di voi stessi, predicato genetico (a sua volta) di un nuovo ancora più nuovo. Si, ma fino a dove?
Semplice: fino al nuovo assoluto, al nuovo in quanto tale, al nuovo senz'altro.
Un modo come un'altro (insomma) per passare il pomeriggio, ma soprattutto una raccomandazione: il nuovo che avanza non lo buttate, che è peccato.
Strana idea del mondo, per cui ciò che è prossimo alla sua fine, diventa desiderabile.
Una fortuna davvero, allora, che l'era moderna sia venuta a porre un freno culturale alla malinconia. Amate il nuovo, e gettate il vecchio; riconoscete nel nuovo il feticcio di voi stessi, predicato genetico (a sua volta) di un nuovo ancora più nuovo. Si, ma fino a dove?
Semplice: fino al nuovo assoluto, al nuovo in quanto tale, al nuovo senz'altro.
Un modo come un'altro (insomma) per passare il pomeriggio, ma soprattutto una raccomandazione: il nuovo che avanza non lo buttate, che è peccato.
venerdì, luglio 06, 2007
Signora mia.
Scusate mi ero perso un attimo. Com'è finita poi quella dei paesi in via di sviluppo, si sono sviluppati poi, alla fine? E quella del progresso tecnico, li avete già messi a regime i reggipanza elettronici o vi continuate ancora a fare un culo così per campare?
No, sapete perchè, in giro si sentono certe cose.
No, sapete perchè, in giro si sentono certe cose.
giovedì, giugno 21, 2007
Lamierato di pane.
Quando, secoli fa, i pensatori europei reinventarono la democrazia greca, immaginando che un modello cittadino si potesse applicare su scala nazionale (e, di poi, internazionale) avevano, suppongo, una sola idea ben chiara in mente. La trasparenza.
Non interessava loro che ci si potesse sollazzare, un domani, col festival del cinema; probabilmente la loro mentalità era anche non già lontana, ma addirittura avversa ai garantismi processuali, alla tutela delle minoranze, all'ambientalismo gay che ne so... No, era la trasparenza la loro idea.
Ve la spiego: era l'abbattimento del dogma odioso, secondo cui il potere non ha bisogno di spiegare quello che fa. Necessità, invero, manifestatasi in tempi assai vicini a quelli loro; i re romani e i re cristiani, infatti, avevano l'obbligo di giustificare il proprio governo passando attraverso tutta una serie di verifiche di ordine sacrale, morale, religioso, cavalleresco, feudale. Due palle...
E fu così che nacque la fortunata schiatta dei sovrani illuminati di sei-settecentesca memoria: "Basta con questo barboso vivere, ve la illumino io la patria! Ho studiato poesia, popolo, non temere".
I sovrani iluminati, però avevano questo difetto: erano sì illuminati, erano di un raffinato da paura. Erano quel che un medio militante del gauchisme riterrebbe una pacchia di re: cultura, modi gentili, aria di morbida rivoluzione, belle stoffe, bei sentimenti. Ma soprattutto cultura, cultura, cultura. Avevano un difetto, dicevamo, però: facevano un pò il comodo loro.
E allora, come i paterfamilias romani con Tarquinio il Superbo, anche i pensatori europei ritennero di cacciarli a pedate. Non senza mantenere nei ricordi un malinconico rimpianto, certo; rimpianto per la fine di quell'illusione così vicina alla "modernità", certo. Ma li cacciarono dalla storia, e lo fecero in nome della democrazia.
A conti fatti, fu comunque una bella pensata. Fu giusto lottare per un mondo in cui chi comanda dovesse per forza validare le sue scelte in qualche forma intrinseca di coerenza, comunemente riconosciuta.
Ci fossero anche riusciti, era da incorniciare.
Non interessava loro che ci si potesse sollazzare, un domani, col festival del cinema; probabilmente la loro mentalità era anche non già lontana, ma addirittura avversa ai garantismi processuali, alla tutela delle minoranze, all'ambientalismo gay che ne so... No, era la trasparenza la loro idea.
Ve la spiego: era l'abbattimento del dogma odioso, secondo cui il potere non ha bisogno di spiegare quello che fa. Necessità, invero, manifestatasi in tempi assai vicini a quelli loro; i re romani e i re cristiani, infatti, avevano l'obbligo di giustificare il proprio governo passando attraverso tutta una serie di verifiche di ordine sacrale, morale, religioso, cavalleresco, feudale. Due palle...
E fu così che nacque la fortunata schiatta dei sovrani illuminati di sei-settecentesca memoria: "Basta con questo barboso vivere, ve la illumino io la patria! Ho studiato poesia, popolo, non temere".
I sovrani iluminati, però avevano questo difetto: erano sì illuminati, erano di un raffinato da paura. Erano quel che un medio militante del gauchisme riterrebbe una pacchia di re: cultura, modi gentili, aria di morbida rivoluzione, belle stoffe, bei sentimenti. Ma soprattutto cultura, cultura, cultura. Avevano un difetto, dicevamo, però: facevano un pò il comodo loro.
E allora, come i paterfamilias romani con Tarquinio il Superbo, anche i pensatori europei ritennero di cacciarli a pedate. Non senza mantenere nei ricordi un malinconico rimpianto, certo; rimpianto per la fine di quell'illusione così vicina alla "modernità", certo. Ma li cacciarono dalla storia, e lo fecero in nome della democrazia.
A conti fatti, fu comunque una bella pensata. Fu giusto lottare per un mondo in cui chi comanda dovesse per forza validare le sue scelte in qualche forma intrinseca di coerenza, comunemente riconosciuta.
Ci fossero anche riusciti, era da incorniciare.
giovedì, giugno 07, 2007
Cuor di culatello.
Una società che delira, persa tra la voglia di mangiare e l'esigenza di dimagrire, l'orrore del passato e il desiderio di crederci ancora, la paura di essere poveri e la noia di essere ricchi. Anzi, di far finta di essere ricchi.
Non è un caso che noi, noi fasci, già venti anni fa (ma in realtà molto di più), parlassimo di sostanziale identicità tra comunismo e americanismo: oggi i comunisti non fanno più le battaglie (ad esempio) per la casa, ma favoriscono l'accentramento bancario dei loro finanziatori globali, in cambio di qualche miliarduccio puzzolente, da investire (sempre ad esempio) nelle battaglie per i diritti dei gay, o delle aragoste.
Sono gli avanguardisti del liberismo più cretino, mentre vanno sbandierando un socialismo accademico, barboso e intellettualmente mummificato.
Sono, e consapevolmente, gli alfieri più arditi della carta di credito.
Non è un caso che noi, noi fasci, già venti anni fa (ma in realtà molto di più), parlassimo di sostanziale identicità tra comunismo e americanismo: oggi i comunisti non fanno più le battaglie (ad esempio) per la casa, ma favoriscono l'accentramento bancario dei loro finanziatori globali, in cambio di qualche miliarduccio puzzolente, da investire (sempre ad esempio) nelle battaglie per i diritti dei gay, o delle aragoste.
Sono gli avanguardisti del liberismo più cretino, mentre vanno sbandierando un socialismo accademico, barboso e intellettualmente mummificato.
Sono, e consapevolmente, gli alfieri più arditi della carta di credito.
sabato, giugno 02, 2007
Malafemmina.
Partito Democratico, ovvero come impiegare decine di illusi in qualcosa che li distragga, per virare indisturbati verso destra. Serietà cultura e progresso, senza polifosfati aggiunti.
sabato, maggio 26, 2007
Faccina che piange.
Santoro ha acquistato, mi pare dalla BBC, i diritti di un programma sui presunti piani della Chiesa Cattolica per coprire tutti i preti pedofili del mondo.
Secondo quanto si apprende dai giornali, si tratta di un documentario in cui, con dovizia di particolari, viene descritto il mondo dei pedofili in talare (più che altro clergyman, ormai...), un sistema mafioso, turpe, morboso e ramificatissimo.
Eterogenesi dei fini: dalla lotta di classe alla lotta nel fango.
Pare infatti, e purtroppo per la carriera di Santoro, che si tratti di una specie di programma-spazzatura all'americana, pieno di imprecisioni e improvvisato. Pare infine che tutto il teorema, che vorrebbe la Chiesa Cattolica colpevole nientemeno che di pedofilia globale, poggi su due o tre asserzioni già destituite di fondamento diversi mesi fa. Col gusto un pò provinciale di chi invidia l'estero per abitudine, Santoro proverà quindi a piazzare sulle reti pubbliche una polemica senza nessun futuro, profittando del fatto che gli ascoltatori ci metteranno un pò a metabolizzare le smentite che nel fattempo arriveranno da Oltreceano, dal Vaticano, e forse anche dal resto del pianeta.
Con questa tattica feroce, pretestuosa e frontale, Santoro dimostra finalmente a tutti chi è in realtà il focoso giornalista.
Un vecchio leone in gabbia. Sdentato, naturalmente.
Secondo quanto si apprende dai giornali, si tratta di un documentario in cui, con dovizia di particolari, viene descritto il mondo dei pedofili in talare (più che altro clergyman, ormai...), un sistema mafioso, turpe, morboso e ramificatissimo.
Eterogenesi dei fini: dalla lotta di classe alla lotta nel fango.
Pare infatti, e purtroppo per la carriera di Santoro, che si tratti di una specie di programma-spazzatura all'americana, pieno di imprecisioni e improvvisato. Pare infine che tutto il teorema, che vorrebbe la Chiesa Cattolica colpevole nientemeno che di pedofilia globale, poggi su due o tre asserzioni già destituite di fondamento diversi mesi fa. Col gusto un pò provinciale di chi invidia l'estero per abitudine, Santoro proverà quindi a piazzare sulle reti pubbliche una polemica senza nessun futuro, profittando del fatto che gli ascoltatori ci metteranno un pò a metabolizzare le smentite che nel fattempo arriveranno da Oltreceano, dal Vaticano, e forse anche dal resto del pianeta.
Con questa tattica feroce, pretestuosa e frontale, Santoro dimostra finalmente a tutti chi è in realtà il focoso giornalista.
Un vecchio leone in gabbia. Sdentato, naturalmente.
martedì, aprile 17, 2007
Libertà di prostituire gli altri.
I Cinesi sostengono che la polizia italiana è brutale, che sono vittime di repressione, razzismo, discriminazione, intimidazione. Il coro a una voca cavalca la grande muraglia, e unisce Cinesi d'Italia e Cinesi di Cina. Risposta:
1) le leggi si rispettano.
2) chi non le rispetta va punito.
3) essere "a rischio" discriminazione (o sostenere di esserlo) non è una causa di non punibilità.
4) i politici cinesi vadano a lezione di buon senso, una volta in 5000 anni, e tacciano.
Ed è indegno che i figli della borghesia buona del "gauchisme" di casa nostra, mentre trovano il tempo di esecrare due manganellate, non oppongano e non abbiano mai opposto una parola di sostegno ai milioni di morti con cui il governo cinese si è insanguinato e s'insanguina, ogni giorno. Realtà abominevole e ridicola, che tuttavia non meraviglia: giacchè a casa non gli hanno mai insegnato il rispetto per la vita, non c'è nulla di strano che, oggi come ieri, se ne vadano in giro sbandierando immaginari progressi a base di non-sense (ieri le sorti del proletariato, oggi le sorti delle minoranze etniche), spalleggiando questo e quello sterminio di massa e addirittura oggi, omettendo finanche di interessarsi del problema, gravissimo e pressocchè insensibile ad ogni contrasto, della mafia cinese.
Popolo di straccioni e di maniaci, popolo di maledetti visionari dementi, quello dei progressiti. Peggiori dei criminali e mafiosi che fiancheggiano, peggiori di chi dà loro la scusa per illudersi e non ragionare, per continuare a vivere e fare i conti solo con una realtà inesistente e suggestiva, una realtà che li rassicura,che fa loro quadrare i cerchi logici, che gli conferisce un senso effimero e insaziabile di appagamento intellettuale, origine di ogni nevrosi.
Morbosi e alla ricerca del perfetto igiene globale, questi mediocri discepoli dei cattivi maestri non fanno e non pensano nulla che non esiga lo sradicamento totale di ogni altro stato precedente. Si ammantano di nobili ideali per svellere tutto e annegare nel sangue dei loro avversari, emuli involontari del loro primo maestro di vita, quel Lutero che per riformare la Chiesa, e iniziare la sua personale ri-redenzione umana, voleva innanzitutto, come prima cosa e tanto per cominciare bene, dare fuoco a tutti (ma proprio tutti) i contadini tedeschi.
Lontani da ogni quartiere, lontani da ogni cittadino, lontani (ironia della sorte) persino da ogni poveraccio di Cinese, che non comprendono essere solo la vittima di una cultura civile da barbari e di quattro bulli che li obbligano un giorno a delinquere, a non integrarsi, a non collaborare, e il giorno dopo a manifestare.
Ma la verità, in fondo, è che la Cina piace: piace perchè è forte, piace perchè è cattiva, sporca e sanguinolenta. Piace perchè avanza senza ascoltare nè sapere nulla. Piace perchè ci ricorda, grottescamente, una tensione naturale dell'uomo europeo: la tensione ad espandersi e cambiare il mondo. Piace a tutti come piaceva, in fondo in fondo, la Russia di Stalin, come piacevano (guarda un pò) gli Stati Uniti di Bush "primo mandato", piace come piaceva l'Inghilterra schiavista del 1910 o la Francia imperiale del 1800. Inutile girarci intorno, piace come piaceva (a tutti, sissignore, persino alle orgogliose figlie di Francia) Hitler e i suoi biondoni in divisa, quando in tre giorni mettevano in ginocchio un impero.
Certe puttane non cambiano mai.
1) le leggi si rispettano.
2) chi non le rispetta va punito.
3) essere "a rischio" discriminazione (o sostenere di esserlo) non è una causa di non punibilità.
4) i politici cinesi vadano a lezione di buon senso, una volta in 5000 anni, e tacciano.
Ed è indegno che i figli della borghesia buona del "gauchisme" di casa nostra, mentre trovano il tempo di esecrare due manganellate, non oppongano e non abbiano mai opposto una parola di sostegno ai milioni di morti con cui il governo cinese si è insanguinato e s'insanguina, ogni giorno. Realtà abominevole e ridicola, che tuttavia non meraviglia: giacchè a casa non gli hanno mai insegnato il rispetto per la vita, non c'è nulla di strano che, oggi come ieri, se ne vadano in giro sbandierando immaginari progressi a base di non-sense (ieri le sorti del proletariato, oggi le sorti delle minoranze etniche), spalleggiando questo e quello sterminio di massa e addirittura oggi, omettendo finanche di interessarsi del problema, gravissimo e pressocchè insensibile ad ogni contrasto, della mafia cinese.
Popolo di straccioni e di maniaci, popolo di maledetti visionari dementi, quello dei progressiti. Peggiori dei criminali e mafiosi che fiancheggiano, peggiori di chi dà loro la scusa per illudersi e non ragionare, per continuare a vivere e fare i conti solo con una realtà inesistente e suggestiva, una realtà che li rassicura,che fa loro quadrare i cerchi logici, che gli conferisce un senso effimero e insaziabile di appagamento intellettuale, origine di ogni nevrosi.
Morbosi e alla ricerca del perfetto igiene globale, questi mediocri discepoli dei cattivi maestri non fanno e non pensano nulla che non esiga lo sradicamento totale di ogni altro stato precedente. Si ammantano di nobili ideali per svellere tutto e annegare nel sangue dei loro avversari, emuli involontari del loro primo maestro di vita, quel Lutero che per riformare la Chiesa, e iniziare la sua personale ri-redenzione umana, voleva innanzitutto, come prima cosa e tanto per cominciare bene, dare fuoco a tutti (ma proprio tutti) i contadini tedeschi.
Lontani da ogni quartiere, lontani da ogni cittadino, lontani (ironia della sorte) persino da ogni poveraccio di Cinese, che non comprendono essere solo la vittima di una cultura civile da barbari e di quattro bulli che li obbligano un giorno a delinquere, a non integrarsi, a non collaborare, e il giorno dopo a manifestare.
Ma la verità, in fondo, è che la Cina piace: piace perchè è forte, piace perchè è cattiva, sporca e sanguinolenta. Piace perchè avanza senza ascoltare nè sapere nulla. Piace perchè ci ricorda, grottescamente, una tensione naturale dell'uomo europeo: la tensione ad espandersi e cambiare il mondo. Piace a tutti come piaceva, in fondo in fondo, la Russia di Stalin, come piacevano (guarda un pò) gli Stati Uniti di Bush "primo mandato", piace come piaceva l'Inghilterra schiavista del 1910 o la Francia imperiale del 1800. Inutile girarci intorno, piace come piaceva (a tutti, sissignore, persino alle orgogliose figlie di Francia) Hitler e i suoi biondoni in divisa, quando in tre giorni mettevano in ginocchio un impero.
Certe puttane non cambiano mai.
venerdì, aprile 06, 2007
Il tramonto del XX secolo.
Eccolo lì, come cambia il mondo. Credevate che cambiasse piano piano, o magari che si rivoltasse in violente rivoluzioni? Sbagliato.
Il mondo cambia, ma cambia davvero, a piccoli scatti; ci sono momenti, a volte ere, in cui niente cambia. Poi d'un tratto, senza preavviso, un macchinosissimo "tac", scatto di un meccanismo rugginoso ma di immane pesantezza. Quel "tac", impresagibile, inarrestabile, irreversibile, è davvero qualcosa da togliere il respiro.
Agli altri, naturalmente; perchè io, da un pò, me la godo un mondo.
Auguro buona fortuna a tutti quelli che ne avranno bisogno: gli idealisti bianchi, quelli rossi, quelli neri, gli atei, i bigotti, i figliuoli prodighi dei vari stati padrini-padroni, le femministe, gli animalisti, i paladini delle giustizie inconcludenti, i Silvio Pellico, i Carlo Levi e tutti gli eroi senza macchia. Di qui a poco, senza capirne il motivo, senza conoscervi e nemmeno immaginare quale strano destino comune vi contenga e perchè, passerete una porzione sempre maggiore della vostra giornata a pensare che, a parte voi, gli altri fanno schifo.
Il mondo cambia, ma cambia davvero, a piccoli scatti; ci sono momenti, a volte ere, in cui niente cambia. Poi d'un tratto, senza preavviso, un macchinosissimo "tac", scatto di un meccanismo rugginoso ma di immane pesantezza. Quel "tac", impresagibile, inarrestabile, irreversibile, è davvero qualcosa da togliere il respiro.
Agli altri, naturalmente; perchè io, da un pò, me la godo un mondo.
Auguro buona fortuna a tutti quelli che ne avranno bisogno: gli idealisti bianchi, quelli rossi, quelli neri, gli atei, i bigotti, i figliuoli prodighi dei vari stati padrini-padroni, le femministe, gli animalisti, i paladini delle giustizie inconcludenti, i Silvio Pellico, i Carlo Levi e tutti gli eroi senza macchia. Di qui a poco, senza capirne il motivo, senza conoscervi e nemmeno immaginare quale strano destino comune vi contenga e perchè, passerete una porzione sempre maggiore della vostra giornata a pensare che, a parte voi, gli altri fanno schifo.
domenica, marzo 11, 2007
La tua virtù.
Si vergognò di vergognarsi. La gente parlava alle spalle e lui, per non essere tagliato fuori dai posti che contano, si arrangiò a tacere, e se ne fece una ragione.
I suoi giorni? Un godere stanco che gli portò via l'amore e la ragione. Le sue notti? Un preludio di vuoti. La sua vecchiaia? Una ripassata di ricordi inutili.
Povero fesso; libertino per obbligo sociale.
I suoi giorni? Un godere stanco che gli portò via l'amore e la ragione. Le sue notti? Un preludio di vuoti. La sua vecchiaia? Una ripassata di ricordi inutili.
Povero fesso; libertino per obbligo sociale.
venerdì, marzo 02, 2007
Gli inventori della democrazia.
Bipolarismo si-bipolarismo no, fiumi di parole.
Tutto per giustificare il vecchio pregiudizio cattolico secondo cui se uno lo prende, un'altro lo dà.
Ma dove sta scritto?
Facciamo un pò per uno. Come gli antichi Greci, no?
Tutto per giustificare il vecchio pregiudizio cattolico secondo cui se uno lo prende, un'altro lo dà.
Ma dove sta scritto?
Facciamo un pò per uno. Come gli antichi Greci, no?
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