Quante storie per una finanziaria...
Insomma non vi volete mettere in testa che il denaro è una produzione dello stato, come le leggi, come le parate. Lo stato toglie, lo stato dà: elementare.
Chi non ha nulla non dà nulla, chi ha tanto, dà tanto: elementare.
Se guadagni, devi pagarla, se non lavori, no: elementare.
Ad ogni modo, ritengo che in Italia bisogna mettersi d'accordo una buona volta sul significato della parola "prendere". Distinguerla soprattutto da tutti quei significati equivoci e volgari che le hanno dato gli egoisti come voi.
giovedì, ottobre 19, 2006
giovedì, ottobre 05, 2006
Da maestro diventai discepolo.
La novità politico-economica italiana più importante del secolo, forse, è appena passata in sordina sotto il nostro naso, sotto forma di notiziola da TG economia: Il "made in Italy" diventerà presto "made by Italy".
Dietro il gioco di parole si mimetizza una innovazione esiziale. Un signora ingioiellata lo afferma con tono innocente all'intervistatore della RAI: "forse non saremo più un paese di manifatturieri, ma diventeremo un paese di grandi progettatori".
La signora forse non ha parenti in fabbrica e non può saperlo. Quanti progettatori ci saranno? 20 milioni? Quanti laureati in industrial design? E tra quante generazioni? E soprattutto, tutti questi milioni di progettatori, come potrà smaltirli, non ancora l'Italia (peraltro priva oramai di manodopera e quindi di fabbriche), ma il mondo intero?
Cosa immagina l'Agenzia per il Commercio Estero (presieduta da Emma Bonino): un paese di laureati emigranti? E cosa ce ne faremo dei milioni di laureati ingegneri cinesi e indiani che hanno occupato già stabilmente gli USA e parte dell'Europa? Li buttiamo a mare con la scusa del "made by Italy"?
Non più "fatto in Italia" ma "fatto dall'Italia". Fatto da progettisti italiani in giro per il mondo, venuti su nella competizione per non perdere il posto, cresciuti dopo un pò nelle università straniere, dove avranno imparato le tecniche manifatturiere estere, i materiali e la cura estera per l'assemblaggio, la ricerca, l'inventiva. Italiani che parleranno per lo più un'altra lingua. Fatto da chi?
Si ignora del "made in Italy" la cosa più importante: che esso è il delicato equilibrio della sintonia tra idee e azioni, tra progettazione e produzione. Non ci sarebbe il glorioso marchio Alfa Romeo, nè quello Ferrari (sono solo due esempi) senza il rapporto intimo tra ingegneri ispirati e operai capaci, ex cesellatori e falegnami, tempra di contadini e poeti.
Si ignora del "made in Italy" la cosa più importante: che era roba fatta in Italia.
Il "made by Italy" è un pretesto per dire addio al mercato di chi sogna e produce, per imporre alla poco efficente italianità il mercato di chi arraffa soldi e rifila merce.
Dietro il gioco di parole si mimetizza una innovazione esiziale. Un signora ingioiellata lo afferma con tono innocente all'intervistatore della RAI: "forse non saremo più un paese di manifatturieri, ma diventeremo un paese di grandi progettatori".
La signora forse non ha parenti in fabbrica e non può saperlo. Quanti progettatori ci saranno? 20 milioni? Quanti laureati in industrial design? E tra quante generazioni? E soprattutto, tutti questi milioni di progettatori, come potrà smaltirli, non ancora l'Italia (peraltro priva oramai di manodopera e quindi di fabbriche), ma il mondo intero?
Cosa immagina l'Agenzia per il Commercio Estero (presieduta da Emma Bonino): un paese di laureati emigranti? E cosa ce ne faremo dei milioni di laureati ingegneri cinesi e indiani che hanno occupato già stabilmente gli USA e parte dell'Europa? Li buttiamo a mare con la scusa del "made by Italy"?
Non più "fatto in Italia" ma "fatto dall'Italia". Fatto da progettisti italiani in giro per il mondo, venuti su nella competizione per non perdere il posto, cresciuti dopo un pò nelle università straniere, dove avranno imparato le tecniche manifatturiere estere, i materiali e la cura estera per l'assemblaggio, la ricerca, l'inventiva. Italiani che parleranno per lo più un'altra lingua. Fatto da chi?
Si ignora del "made in Italy" la cosa più importante: che esso è il delicato equilibrio della sintonia tra idee e azioni, tra progettazione e produzione. Non ci sarebbe il glorioso marchio Alfa Romeo, nè quello Ferrari (sono solo due esempi) senza il rapporto intimo tra ingegneri ispirati e operai capaci, ex cesellatori e falegnami, tempra di contadini e poeti.
Si ignora del "made in Italy" la cosa più importante: che era roba fatta in Italia.
Il "made by Italy" è un pretesto per dire addio al mercato di chi sogna e produce, per imporre alla poco efficente italianità il mercato di chi arraffa soldi e rifila merce.
mercoledì, settembre 20, 2006
Straccivendoli.
In tutto il suo rutilante fulgore, carico di zoccoloni, giornalisti audiolesi e commendatori da strapazzo, al mercato globale si presenta il capitalismo italiano. Quello di Tronchetti Provera, quel capitalismo indolente e vanaglorioso che per non essere fermato fa finta di parlare al telefonino. Quello che fa le grandi scissioni, poi le grandi fusioni e poi riprende daccapo; quello che si presenta in borsa, vestito da passante, e fa: "Hai capito questi della telecom! Và che operazione che ti hanno intavolato... adesso è ora di comprare!" (è chiaro a tutti, no? Se i tecnici di aziende così grandi inaugurano una operazione colossale è evidente che hanno un bel progetto, che hanno ben calibrato il tiro; il titolo salirà!.. E difatti il titolo sale, ma non certo perchè nell'azienda sia migliorato alcunchè, o sia prossimo un rilancio; il titolo sale perchè tutti ci sperano e lo comprano).
Peccato che, dopo che il solito passante, rivestitosi da riccastro, li ha venduti a cento, il titolo riscende (perchè il rilancio aziendale si rivela una bufala e in più il mercato è pieno di titoli che non si sa più dove buttarli) e lui li ricompra a quaranta. Così si trova coi titoli di prima, i soldi in più e una bella corte che gli fa i complimenti.
E l'azienda? Niente, come prima, anzi peggio. E i risparmiatori fiduciosi? A cagare.
Se li tenesse lui, tutti quei quattrini, ci sarebbe da stimarlo, di una stima affilata. Lui no, lui si tiene una parte piccina piccina; il grosso lo dà a quegli altri, quelli sì ricchi, quelli sì capitalisti, che gli imprestarono, una decina di anni fa, i soldi per comprare quella famosa quota maggioritaria di quel famoso colosso della telefonia. A lui basta pavoneggiarsi come un demente tra i dementi, in qualche delizioso porticciolo ligure. A Tronchetti Provera basta un'aragosta al dì e il videofonino.
Guardate il titolo Telecom negli ultimi dieci anni. In quella consapevole e lucida discesa c'è anche il valore d'uso degli yatch. Sotto la vernice bianca c'è legno muffo.
Peccato che, dopo che il solito passante, rivestitosi da riccastro, li ha venduti a cento, il titolo riscende (perchè il rilancio aziendale si rivela una bufala e in più il mercato è pieno di titoli che non si sa più dove buttarli) e lui li ricompra a quaranta. Così si trova coi titoli di prima, i soldi in più e una bella corte che gli fa i complimenti.
E l'azienda? Niente, come prima, anzi peggio. E i risparmiatori fiduciosi? A cagare.
Se li tenesse lui, tutti quei quattrini, ci sarebbe da stimarlo, di una stima affilata. Lui no, lui si tiene una parte piccina piccina; il grosso lo dà a quegli altri, quelli sì ricchi, quelli sì capitalisti, che gli imprestarono, una decina di anni fa, i soldi per comprare quella famosa quota maggioritaria di quel famoso colosso della telefonia. A lui basta pavoneggiarsi come un demente tra i dementi, in qualche delizioso porticciolo ligure. A Tronchetti Provera basta un'aragosta al dì e il videofonino.
Guardate il titolo Telecom negli ultimi dieci anni. In quella consapevole e lucida discesa c'è anche il valore d'uso degli yatch. Sotto la vernice bianca c'è legno muffo.
lunedì, settembre 11, 2006
Muoviti questo è stile.
Che signore quello là, Ehud Olmert!
Ha rimandato la vittoria a dopo la sconfitta.
Ha rimandato la vittoria a dopo la sconfitta.
mercoledì, agosto 02, 2006
Come minimo!
Ho fatto un sogno in cui ero liberale, un grande liberale. Mi ricordo che guardavo i poveri per strada e pensavo: "caz che situazione di merda!".
Allora agguantavo un passante e gli ordinavo di avere pietà per loro. Il brav'uomo dal canto suo non sapeva cosa fare, ed era visibilmente imbarazzato, con tutti quei poveracci che avevano preso a guardarlo.
Se non mi svegliavo mi facevano ministro.
Allora agguantavo un passante e gli ordinavo di avere pietà per loro. Il brav'uomo dal canto suo non sapeva cosa fare, ed era visibilmente imbarazzato, con tutti quei poveracci che avevano preso a guardarlo.
Se non mi svegliavo mi facevano ministro.
mercoledì, luglio 26, 2006
Nazisamba.
Facciamo una bella guerra: Italiani, Francesi, Iberici, Greci, e Sudamericani contro Tedeschi, Anglofoni e Nordeuropei.
Più guardo le mie classi dirigenti, e le loro culture di riferimento, e più mi accorgo che un sano razzismo ci vuole. Totò direbbe che fa d'uopo.
Più guardo le mie classi dirigenti, e le loro culture di riferimento, e più mi accorgo che un sano razzismo ci vuole. Totò direbbe che fa d'uopo.
martedì, luglio 25, 2006
Pace israeliana.
Ieri ho litigato con un amico, per certi fatti miei. Fatti gravi, e lui ha torto marcio; ma non si può buttare alle formiche un'amicizia di tanti anni, e non mi sembra giusto litigare. Insomma, ho pensato che la cosa migliore è la pace no?
Così ho fatto io il primo passo: mi sono presentato a casa sua e ho gridato che le cose debbono cambiare.
Stranamente, sbraitando sbraitando siamo venuti nuovamente alle mani, e allora gli ho chiesto: "oh, ma non li guardi i telegiornali?".
Così ho fatto io il primo passo: mi sono presentato a casa sua e ho gridato che le cose debbono cambiare.
Stranamente, sbraitando sbraitando siamo venuti nuovamente alle mani, e allora gli ho chiesto: "oh, ma non li guardi i telegiornali?".
domenica, luglio 23, 2006
Godetepianofratelli.
Il Carnevale Perenne, sognato da certi eretici medievali, è quanto di più affascinante e disgustoso abbia partorito la mente dei semplici. Allucinato e al tempo stesso politico, programmatico, il Carnevale Perenne è la promessa sacra, il patto tra degenerati che decidono non già e non più l'assassinio o il furto di cavalli, ma la benedizione finale del delitto.
Una folla immensa squarcerà il silenzio della notte, ubriaca violenta e innamorata, e si riverserà in ogni angolo delle città, usando e godendo di ogni ricchezza, propria o altrui, profittando senza pensiero di ogni frutto della vita, di tutte le situazioni e di tutte le tentazioni. Finirà così la famiglia e il denaro, il padre e la madre e tutto il resto; la terra, anch'essa finalmente libera, produrrà da mangiare per tutti coloro che sapranno cogliere; il cielo, finalmente pulito, terrà le nuvole e il freddo a bada per consentire alla nuova umanità rinnovata di marciare disordinata in maniche di mutande; le montagne si faranno benigne, le pianure diverranno discesa.
Gli eretici spesso arrivavano come branchi di lupi, e assediavano le città. Si fosse di quei tempi, si fosse tutti cittadini di Munster, scrutando l'orizzonte si potrebbe affermare "monta una brutta tempesta" e prepararci alla difesa. Al limite ci si potrebbe anche esaltare. Ma oggi, che quel Carnevale Perenne si è discretamente installato, in qualità di primo consigliere, nei salotti delle classi dirigenti, direi che ci vuole una bella pazienza a non annoiarsi durante la battaglia: ieri sera per esempio c'erano due ragazze in TV che, per obbligo di contratto col regista e con il produttore, per un'ora piena e per una robusta paga hanno dato un moderato scandalo. Uno scandalo timorato.
Una folla immensa squarcerà il silenzio della notte, ubriaca violenta e innamorata, e si riverserà in ogni angolo delle città, usando e godendo di ogni ricchezza, propria o altrui, profittando senza pensiero di ogni frutto della vita, di tutte le situazioni e di tutte le tentazioni. Finirà così la famiglia e il denaro, il padre e la madre e tutto il resto; la terra, anch'essa finalmente libera, produrrà da mangiare per tutti coloro che sapranno cogliere; il cielo, finalmente pulito, terrà le nuvole e il freddo a bada per consentire alla nuova umanità rinnovata di marciare disordinata in maniche di mutande; le montagne si faranno benigne, le pianure diverranno discesa.
Gli eretici spesso arrivavano come branchi di lupi, e assediavano le città. Si fosse di quei tempi, si fosse tutti cittadini di Munster, scrutando l'orizzonte si potrebbe affermare "monta una brutta tempesta" e prepararci alla difesa. Al limite ci si potrebbe anche esaltare. Ma oggi, che quel Carnevale Perenne si è discretamente installato, in qualità di primo consigliere, nei salotti delle classi dirigenti, direi che ci vuole una bella pazienza a non annoiarsi durante la battaglia: ieri sera per esempio c'erano due ragazze in TV che, per obbligo di contratto col regista e con il produttore, per un'ora piena e per una robusta paga hanno dato un moderato scandalo. Uno scandalo timorato.
venerdì, luglio 21, 2006
Sardine e balene.
Le ultime rivelazioni sull'incidente della principessa Diana sono quanto di più emozionante ci sia rimasto. C'è di tutto per tutti: la pornografia, la poesia, la milinconia, la velocità, il sapore inutile del tramonto più fosco; mentre i fatti del Libano, sebbene possano preludere ad una terza guerra mondiale, paiono interessarci poco e nulla.
E' chiaro, certa gente non sa nemmeno morire.
E' chiaro, certa gente non sa nemmeno morire.
lunedì, luglio 17, 2006
Traguardone!
Vorrei tanto scrivere qualcosa di profondo, in questa fase così tragica del XXI secolo. Qualcosa che sia diretto all'umanità intera, qualcosa che travalichi i nazionalismi e le ideologie del secolo scorso, ma che al tempo stesso ne sappia comprendere l'essenza; qualcosa che possa abbracciare tutto il mondo e la sua storia, una parola che sappia valutare senza giudicare.
Se scrivessi "frecatevi"...
Se scrivessi "frecatevi"...
mercoledì, giugno 28, 2006
domenica, giugno 18, 2006
Il secolo relativamente scorso.
"Non si fanno queste cose, dai!"
"Che ne sapevo io? Pensavo di farti un piacere"
"Ma guarda me lo hai rotto! E poi lo sapevi che era una cosa fragile"
"Oh ma guarda, uno va per fare una cortesia..."
"Ah, dovrei ringraziarti, pure?"
"Beh, ringraziarmi no, certo; ma almeno riconoscere che ti ho aiutato".
Rossana Rossanda, animata anche in punto di morte da devastanti sentimenti di amore per l'umanità, giustamente ci ha scritto un bel librone di giustificazioni per una vita spesa a difesa di ogni regime comunista.
"Ma cosa scrivi, Rossana; tu non devi giustificarti" le dissi io. "E infatti tu non lo devi leggere" disse lei con dolcezza, "ti ci devi schiacciare le balle in mezzo".
Infatti, chi mi credevo di essere, Furio Colombo?
"Che ne sapevo io? Pensavo di farti un piacere"
"Ma guarda me lo hai rotto! E poi lo sapevi che era una cosa fragile"
"Oh ma guarda, uno va per fare una cortesia..."
"Ah, dovrei ringraziarti, pure?"
"Beh, ringraziarmi no, certo; ma almeno riconoscere che ti ho aiutato".
Rossana Rossanda, animata anche in punto di morte da devastanti sentimenti di amore per l'umanità, giustamente ci ha scritto un bel librone di giustificazioni per una vita spesa a difesa di ogni regime comunista.
"Ma cosa scrivi, Rossana; tu non devi giustificarti" le dissi io. "E infatti tu non lo devi leggere" disse lei con dolcezza, "ti ci devi schiacciare le balle in mezzo".
Infatti, chi mi credevo di essere, Furio Colombo?
sabato, giugno 10, 2006
Sovversione? Sovversione.
Una volta ero deferente, e credevo a tutti coloro che da un pulpito abbastanza ricco di fregi additassero vizi e spargessero rimedi. Ne avevo piene le mani, di consigli raccolti alla rinfusa, nel frenetico frugare insieme a mille altri; la mia vita era in platea.
Non che io fossi umile, nè che io "sapessi di non sapere"; semplicemente davo per scontato ciò che, denominato astutamente senso comune, mi si proponeva di accettare o rifiutare. Non ero mica stupido, da rifiutare il senso comune.
Del resto una indaffarata folla di maestri mi aveva, più o meno gentilmente, spiegato per anni il valore dell'intelligenza, riconducendone il giudizio puntualmente ai crismi di obbedienza, docilità e reattività. Non certo belve ammaestrate, nella repubblica delle libertà: solo bambini che liberamente decidono di seguire la lezione, o bambini che altrettanto liberamente decidono di non seguirla, per fare altro.
Altro cosa, poi? Boh, allo stato liberale non interessa di dare alternative alle sue risposte, anzi le risposte alternative vengono apertamente demonizzate come "antiliberali". Allo stato liberale basta che lo ringraziate del trogolo, e della libertà di rifiutarlo. Lo stato liberale è un allevatore egoista che non ama le sue pecorelle, e tuttavia ne rispetta le scelte; d'altro canto le pecorelle sono tante.
Poi però, ad un certo punto, la pecorella decide di farsi lupo, di rifiutare il senso comune e di sventolare centinaia di assurdità come fossero Vangelo. Il pastore grida agli altri animali ma le pecore, si sa, con l'addomesticamento hanno perso il carattere... La pecorella, in questo caso, proprio perchè cresciuta ai margini, ha assimilato poco ma è divenuta frugale. E' spelacchiata e sporca, ma è viva e sparge confusione, e incredibilmente non segue più il senso di marcia, pur non essendo nè stupida nè cieca.
Decide di creare un senso alternativo, e di sforzarsi per farlo diventare comune. Che ci riesca o no, che cosa importa? Non è uno spettacolo anche solo questo? Chi lo decide adesso chi è il pastore e chi l'animale? Chi decide chi è il lupo?
Io dico che il lupo è quello su due zampe.
Non che io fossi umile, nè che io "sapessi di non sapere"; semplicemente davo per scontato ciò che, denominato astutamente senso comune, mi si proponeva di accettare o rifiutare. Non ero mica stupido, da rifiutare il senso comune.
Del resto una indaffarata folla di maestri mi aveva, più o meno gentilmente, spiegato per anni il valore dell'intelligenza, riconducendone il giudizio puntualmente ai crismi di obbedienza, docilità e reattività. Non certo belve ammaestrate, nella repubblica delle libertà: solo bambini che liberamente decidono di seguire la lezione, o bambini che altrettanto liberamente decidono di non seguirla, per fare altro.
Altro cosa, poi? Boh, allo stato liberale non interessa di dare alternative alle sue risposte, anzi le risposte alternative vengono apertamente demonizzate come "antiliberali". Allo stato liberale basta che lo ringraziate del trogolo, e della libertà di rifiutarlo. Lo stato liberale è un allevatore egoista che non ama le sue pecorelle, e tuttavia ne rispetta le scelte; d'altro canto le pecorelle sono tante.
Poi però, ad un certo punto, la pecorella decide di farsi lupo, di rifiutare il senso comune e di sventolare centinaia di assurdità come fossero Vangelo. Il pastore grida agli altri animali ma le pecore, si sa, con l'addomesticamento hanno perso il carattere... La pecorella, in questo caso, proprio perchè cresciuta ai margini, ha assimilato poco ma è divenuta frugale. E' spelacchiata e sporca, ma è viva e sparge confusione, e incredibilmente non segue più il senso di marcia, pur non essendo nè stupida nè cieca.
Decide di creare un senso alternativo, e di sforzarsi per farlo diventare comune. Che ci riesca o no, che cosa importa? Non è uno spettacolo anche solo questo? Chi lo decide adesso chi è il pastore e chi l'animale? Chi decide chi è il lupo?
Io dico che il lupo è quello su due zampe.
martedì, giugno 06, 2006
L'agnellino e il pecorone.
Il miliardario David Rockefeller, nel 1991, durante una riunione del temutissimo e arciblindato circolo "Bilderberg", ebbe a dire:
«il mondo oggi è più sofisticato e preparato ad avanzare verso un governo mondiale. La sovranità sovrannazionale di banchieri mondiali ed un’èlite intellettuale è preferibile all’autodeterminazione praticata nei secoli passati». Egli si riferiva, manco a dirlo, al mondo migliore di domani.
David Rockefeller appartiene alla fortunata schiatta di quei ricchi talmente schifosamente ricchi da guadagnarsi le simpatie e le deferenze di sindacalisti, mendicanti e disoccupati, ma forse egli, meschinello generoso filantropo, sopravvaluta le possibilità del suo salvifico (francescano?) Verbo.
La gente, sapete, è tanto ignorante; guardate Chavez, guardate Putin, tutta gentaglia che non sembra avere la minima intenzione di aprire le porte del cuore.
«il mondo oggi è più sofisticato e preparato ad avanzare verso un governo mondiale. La sovranità sovrannazionale di banchieri mondiali ed un’èlite intellettuale è preferibile all’autodeterminazione praticata nei secoli passati». Egli si riferiva, manco a dirlo, al mondo migliore di domani.
David Rockefeller appartiene alla fortunata schiatta di quei ricchi talmente schifosamente ricchi da guadagnarsi le simpatie e le deferenze di sindacalisti, mendicanti e disoccupati, ma forse egli, meschinello generoso filantropo, sopravvaluta le possibilità del suo salvifico (francescano?) Verbo.
La gente, sapete, è tanto ignorante; guardate Chavez, guardate Putin, tutta gentaglia che non sembra avere la minima intenzione di aprire le porte del cuore.
domenica, giugno 04, 2006
Finalmente soli...

Walter Bonatti: l'uomo che scalò una vertiginosa montagna di piatti traballanti, per arrivare su una vetta che conosceva, sfidando la notte e il vuoto, la morte e tutto il resto. Perchè?
Bonatti cercava, credo, la propria paura, la tremenda bestia che ci accompagna, distante due metri dietro, per tutta la vita. Bonatti sapeva, forse, che tra quelle rocce taglienti, nel freddo più squallido, la paura se la sarebbe trovata finalmente davanti.
venerdì, giugno 02, 2006
Brucare o non brucare.
Di questi tempi siamo tutti sollevati dall'impiccio di occuparci di politica.
Se fosse il caso ancora di precisarlo (e siccome a suo tempo votai contro la democrazia, non sono sospetto di populismo): non è una buona notizia, comunque.
Ci rimane, come annunciato dai mille pulpiti della cultura dominante e pecoraia, un sacco di altra roba.
Se fosse il caso ancora di precisarlo (e siccome a suo tempo votai contro la democrazia, non sono sospetto di populismo): non è una buona notizia, comunque.
Ci rimane, come annunciato dai mille pulpiti della cultura dominante e pecoraia, un sacco di altra roba.
mercoledì, maggio 31, 2006
L'illusione del meglio.
A: "Sai che ti trovo bene?"
B: "Non essere futile."
Si respira tanta edificante serietà, al governo ma non solo, che i cagnolini la fanno al bar, dopo aver ordinato caffè.
In tutto questo maturo guazzabuglio uno come me fa solo brutte figure, ne convengo.
B: "Non essere futile."
Si respira tanta edificante serietà, al governo ma non solo, che i cagnolini la fanno al bar, dopo aver ordinato caffè.
In tutto questo maturo guazzabuglio uno come me fa solo brutte figure, ne convengo.
venerdì, maggio 19, 2006
Pane e volpone.
Un esercito di persone credibili; aggiornati sulle ultime novità della medicina ginecologica, aperti e per nulla prevaricatori, gente che prende sul serio anche la richiesta di "mettersi sopra", e gentilmente passa il turno (per non sembrare...). Sono i donnisti, una specie di sindacalisti delle dinamiche dell'accoppiamento, non guardano le zinne ma la cultura, non le natiche ma lo sguardo, e sono sempre pronti a mettersi in difesa (garbata) delle inevitabili sorti e progressive dello scambio dei ruoli neo-matriarcale.
Guarderanno voi, sudici animali da bar, con la commiserazione e la vergogna di chi osserva un parente alla gogna. E la gogna ve la prepareranno loro stessi, anticipando, ruffiani, il giudizio della corte, tirando in ballo la decenza e la vostra ottusità e la repressione che vi fa aggressivi eccetera eccetera. Lembi di veste per tutte le parti...
A sera poi, torneranno sazi e soddisfatti all'ovile di qualche Valchiria, qualche Grande Madre all'ombra della quale non c'è guerra e non c'è fame, laddove tutti hanno tutto e nessuno sa cos'è la gelosia.
Volevano fare i furbi, ma nel letto troveranno un altro, che li pregherà molto poco gentilmente di cambiare aria.
Nel mentre la Valchiria, mezza nuda come mai e spettinata, tacerà imbarazzata.
Guarderanno voi, sudici animali da bar, con la commiserazione e la vergogna di chi osserva un parente alla gogna. E la gogna ve la prepareranno loro stessi, anticipando, ruffiani, il giudizio della corte, tirando in ballo la decenza e la vostra ottusità e la repressione che vi fa aggressivi eccetera eccetera. Lembi di veste per tutte le parti...
A sera poi, torneranno sazi e soddisfatti all'ovile di qualche Valchiria, qualche Grande Madre all'ombra della quale non c'è guerra e non c'è fame, laddove tutti hanno tutto e nessuno sa cos'è la gelosia.
Volevano fare i furbi, ma nel letto troveranno un altro, che li pregherà molto poco gentilmente di cambiare aria.
Nel mentre la Valchiria, mezza nuda come mai e spettinata, tacerà imbarazzata.
mercoledì, maggio 17, 2006
Photoshop!
I colori sono una entità relativa. Perlomeno, relativa è la nostra percezione dei colori.
Mi è capitato di rendere trasparente, con un programma di grafica, un colore, o meglio: in una immagine in cui avevo più "livelli", cioè più oggetti distinti che si possono sovrapporre o posporre, ho provato a far leggermente trasparire un oggetto rosso. Al 10, poi al 15 % il rosso ha rivelato lo sfondo sottostante, bianco. Aumentando la trasparenza, e approssimandomi al 100% il rosso era diventato quasi impercettibile, mentre risaltava sempre di più il bianco che c'era dietro.
In effetti, questo è un inganno dell'occhio. Il computer non può far "trasparire" il rosso, ma può darmi l'illusione che sia così, presentando al mio occhio tonalità sempre più rosa, fino al rosa chiarissimo e infine al bianco.
Morale: il rosso non c'è più, sostituito da un altro colore della scala dei "rosa", ma il mio occhio percepisce esattamente il contrario, cioè l'illusione di un rosso trasparente, un parossistico rosso che non è rosso. Morale della morale: il rosso non esiste, come non esiste nemmeno il bianco dello sfondo, ma io riesco a cernere entrambi, situazione mentale cosciente e decisamente visionaria.
Utilizzo quel programma da anni; chissà perchè solo adesso mi è venuta questa pensata. Lo scandalo di "calciopoli", forse, o magari la nomina di Napolitano a presidente della repubblica.
Mi è capitato di rendere trasparente, con un programma di grafica, un colore, o meglio: in una immagine in cui avevo più "livelli", cioè più oggetti distinti che si possono sovrapporre o posporre, ho provato a far leggermente trasparire un oggetto rosso. Al 10, poi al 15 % il rosso ha rivelato lo sfondo sottostante, bianco. Aumentando la trasparenza, e approssimandomi al 100% il rosso era diventato quasi impercettibile, mentre risaltava sempre di più il bianco che c'era dietro.
In effetti, questo è un inganno dell'occhio. Il computer non può far "trasparire" il rosso, ma può darmi l'illusione che sia così, presentando al mio occhio tonalità sempre più rosa, fino al rosa chiarissimo e infine al bianco.
Morale: il rosso non c'è più, sostituito da un altro colore della scala dei "rosa", ma il mio occhio percepisce esattamente il contrario, cioè l'illusione di un rosso trasparente, un parossistico rosso che non è rosso. Morale della morale: il rosso non esiste, come non esiste nemmeno il bianco dello sfondo, ma io riesco a cernere entrambi, situazione mentale cosciente e decisamente visionaria.
Utilizzo quel programma da anni; chissà perchè solo adesso mi è venuta questa pensata. Lo scandalo di "calciopoli", forse, o magari la nomina di Napolitano a presidente della repubblica.
lunedì, maggio 15, 2006
"P' cient'ann" (Augurale:"per cento anni").
"I giovani dicono... i giovani sono il futuro... i giovani pensano".
Quanto più il tribuno è vecchio e raggrinzito, consumato e sclerotizzato nella sua durezza, tantopiù i toni si fanno entusiastici e ammiccanti: è il feticcio giovanilista.
E' come il femminismo peloso di chi corteggia una donna dalla quale si speri di spuntare solo una notte d'amore: proposte niente, complimenti tanti. Così: "Ho fiducia nei giovani", "credo nelle future generazioni".
Se gli chiedete di che, per cosa, nessuno vi risponderà. La risposta è fuori luogo: non serve una risposta, serve un pretesto.
Non c'è cosa più nauseante di una vecchiaia giovanile: mille antri abitati da predatori, parassiti e non voglio immaginare cos'altro.
Quanto più il tribuno è vecchio e raggrinzito, consumato e sclerotizzato nella sua durezza, tantopiù i toni si fanno entusiastici e ammiccanti: è il feticcio giovanilista.
E' come il femminismo peloso di chi corteggia una donna dalla quale si speri di spuntare solo una notte d'amore: proposte niente, complimenti tanti. Così: "Ho fiducia nei giovani", "credo nelle future generazioni".
Se gli chiedete di che, per cosa, nessuno vi risponderà. La risposta è fuori luogo: non serve una risposta, serve un pretesto.
Non c'è cosa più nauseante di una vecchiaia giovanile: mille antri abitati da predatori, parassiti e non voglio immaginare cos'altro.
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