domenica, febbraio 12, 2006

Addio Jean Cau.

Ho visto finalmente Yukoku, rito di amore e morte, un cortometraggio diretto da Yukio Mishima, che prefigura la morte dello scrittore giapponese di qualche anno dopo.
Mishima si suicidò, proprio come il personaggio del suo film, secondo il rito tradizionale dei samurai nel 1970, per protestare contro il disarmo del Giappone. Aveva 45 anni.
Io di questo film lessi su Jean Cau che avevo 18 anni, me lo immaginavo diverso, forse me lo immaginavo ispirato, esteticamente esaltante. Immaginavo di trovarci un tripudio di vita, forse sognavo di essere un samurai e di suicidarmi anch'io, in adesione ad una tragica scelta, virile e dimessa al tempo stesso.
Virile è virile, dimesso ed elegante come si conviene. Estetico, pure, poteva non esserlo?
Ma esaltante no. Ci ho trovato una teatralità vuota, e disperatamente vuota. Se non l'avessi visto, a distanza di dieci anni, avrei lasciato insoluto questo nodo della percezione: esiste un dovere di non avere doveri, in qualche legge morale, nel cervello, nella storia o nella tradizione?

La risposta negativa me l'ha data il sesto senso, ma quanti riescono come me a cavarsi fuori dagli inutili dubbi che gli inoculano i poeti disperati? Bisognerebbe vietare di leggere fino ai 24 anni.
Prima: calcetto, fidanzatine e rutti.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Se tu non mi avessi letto, forse non giudicheresti così. Non hai trovato Mishima retorico, lo hai trovato stantio, vecchio, non più ingenuamente brutale come, oramai, non puoi fare a meno di cercare.

Vattene, vattene pure, grazie di tutto.

Jean Cau.

ZioBenny ha detto...

quindi siccome non è esattamente come l'avevi immginato, lo trovi vuoto o poco ispirato?

Quindi tu sei uno che fa il suo dovere oppure più semplicemente crede che il suo dovere sia quello che gli è stato dato in eredità?

Bè, credimi in un mondo dove mi viene negato il diritto di essere fiero di appartenere alla mia stirpe, in un mondo dove i miei valori di uomo libero, sovrano e indipendente vengono mercificati,
in un mondo dove le mie tradizioni e la mia storia vengono soffocate, aditate a "male assoluto" e si cerca di contraffarla con una storia politically correct ad uso e consume del potere globale precostituito, bene in questo mondo non ho doveri se non quello di ribellarmi e di lottare fin dove la lotta ha un senso, finito quel senso meglio morire da uomo che vivere come una marionetta.

Masafuni ha detto...

Mi metti in difficoltà.
Credo che arrendersi sia una mossa favorevole al nemico; meglio la lotta fino alla fine.

ZioBenny ha detto...

se ti ho messo in difficoltà è solo perchè il tuo mondo è lontano anni luce dal mondo dei samurai,
ma certo non te ne faccio una colpa

Ad Majora!

Masafuni ha detto...

Ha parlato Kikujiro.

Ribadisco che la lotta è fino alla fine, la via d'uscita è consentita solo in ciscostanze estreme.
Mishima purtroppo ha mescolato nella sua poetica il superomismo (per di più un superomismo posticcio, decadente, crepuscolare) tedesco dell'800 e la tradizione Shintoista.
Ne è venuto fuori un suicidio. Ma il samurai è un'altra cosa. I kamikaze morivano in battaglia, insieme al terrore dei nemici, non in una stanza, tra le risate dei potenti.

No, non esiste il dovere di non avere doveri. Esiste, casomai, il dovere supremo.



Comunque mio nonno diceva: "chi più parla pù falla".
Molto samurai, dovresti imparare.

ZioBenny ha detto...

cos'è il Bushido:

Un punto chiave del Bushido , ripreso nel famoso Hagakure riguarda l'idea della morte. In esso si dice: " Ho realizzato che il Bushido significa morte" Se si è obbligati a scegliere tra la vita e la morte, ciò che importa è di saper scegliere senza esitazione. Bisogna semplicemente saper decidere e agire ... . Se il Samurai pratica l'introspezione e l'autocritica in ogni momento della giornata e se è disposto a lasciare la vita quando occorre , sarà perfetto in tutte le arti marziali e vivrà una vita pura come un diamante. Però bisogna capire ed interpretare questo rapporto e concetto.

ZioBenny ha detto...

1 aspetto del shintoismo:


Per lo Shinto, la vita è un bene ricevuto dagli Dei. Il Samurai che gioca con la propria vita e l'altrui, si espone sconsideratamente al pericolo è uno sconsiderato. L'ordine naturale delle cose è espressione dell'armonia universale ed interiore e la vita va protetta e vissuta in modo giusto. Imparando il distacco dalla morte si apprenderà il vero valore della vita, ma la vita deve essere protetta.

Colui che ottenuto il distacco dalla morte è certamente un uomo libero e liberato che non ha più nulla da apprendere. All'origine il Giappone è essenzialmente animato dallo Shinto, e secondo la vecchia credenza giapponese la morte è una cosa detestabile. Nessun seppuku avviene in un tempio Shinto. Quindi questa pratica tardiva, e la nozione di onore ed obbedienza andrebbero rivista, ripensate e chiarite meglio al pubblico spesso ingenuo dell'occidente, che ha la tendenza a prendere le cose alla lettera.