lunedì, settembre 15, 2008

I valori dell'antifascismo.

Non che ci sia di nuovo qualcosa, nella posizione di Gianfranco Fini, espressa ieri a proposito dell'antifascismo. L'inaspettato crescendo dell'ideologo è stato sì lento, sì impercettibile, ma più che mai annunciato e prevedibile. Gianfranco Fini è un antifascista.
Come tanti ex-fascisti, egli ritiene che non si possa essere democratici senza essere anche, indistinguibilmente, antifascisti. Una costruzione che non merita, ai giorni nostri, tanta attenzione, ma che, siccome affermata con insolenza, non può non imporre a chi sa rispondere di ricacciare tanta ingiustizia nella gola dalla quale proviene.
Storia o non storia, l'antifascismo è sotto gli occhi di tutti, ancora nel 2008.
L'antifascismo fu l'ideologia con cui il PCI rivestì sè stesso di un alibi democratico.
Di fatto, subito dopo il fascismo, nessuno aveva bisogno del fascismo nè del suo opposto, tantomeno se tale opposto, poi, ne fosse una specie di surrogato di segno meno. Nessuno aveva bisogno, tra le macerie fumanti, di altre retoriche progressive, di altro odio persecutorio, di altri rinnegamenti. La gente aveva voglia, e bisogno urgente, di pace.
Ne costituisce prova il fatto che i fascisti se li litigassero come ad un'asta pubblica. Togliatti li voleva nel PCI, Pio XII li voleva nella DC, le pubbliche amministrazioni negli organici. E' naturale, il fascismo era l'Italia, e non si poteva prescindere da una intera nazione, per sostituirvene un'altra.
A questo livello il fascismo è morto; è il "caro estinto", divenuto antipatico e ingombrante, che se ne va. Qualcuno lo piange, qualcuno lo ricorda, altri tirano il classico sospiro di sollievo.
Poi succede qualcosa. Succede che il PCI annusa la possibilità di governare, ma nel clamoroso imbarazzo di farlo in uno stato "borghese", quindi spregevole e tirannico. Urge la dittatura del proletariato, o tocca trovare uno straccio di giustificazione al potere.
Il PCI, dal canto suo, non è in grado di fare una rivoluzione, perchè il patrimonio di voti che si è conquistato è un patrimonio evanescente, che sfuma in un attimo, se posto di fronte alla prospettiva di abbattere le chiese, di cannoneggiare le città e di chiamare i rinforzi russi per costituire i consigli di fabbrica. I comunisti italiani, al tempo, sono persone semplici, cattoliche, perbene. Sono socialisti rintronati.
E allora la soluzione, come del resto era normale che fossero abituati a pensare gli italiani di allora, la dà Mussolini. Viene riesumato il fascismo, ma questa volta non è fascismo vero. E' un fascismo legato dall'alto coi fili, funzionale al solo scopo di minaccia.
E difatti il fascismo, negli uomini che lo avevano fatto, continua a fare carriera politica, fratello tra i fratelli, nella nazione dove nessuno è estraneo. Tutti gli ex-fascisti che vanno a riempire i quadri dirigenti politici e istituzionali della nazione, come se niente fosse, portano avanti l'anelito novecentesco (e quindi fascista, seppure abusatamente) del progresso morale, del progresso tecnico e burocratico, della competetenza e del merito, almeno per qualche decennio. E scrivono leggi, approvano atti. Continuerà il senso statale e unitario della gestione pubblica, permarranno gli assetti sociali e industriali del paese così come li aveva voluti Mussolini. Lo stesso Benito nazionale, prima di morire, aveva scritto nero su bianco che un vero fascista avrebbe dovuto seguire il destino d'Italia, qualunque cosa accadesse, facendo umilmente il suo servizio di cittadino, di padre e di figlio ecc. La figura del fascista golpista è profondamente antimussoliniana.
Mentre l'Italia fascista, con le sue idee, si integra nel nuovo clima e ne costituisce forse l'apparato meglio definito, riprende vita il fascismo; anzi, il pericolo fascismo.
E si scopre, per magia, che Mussolini è stato per gli italiani nientemeno di ciò che Hitler è stato per gli Ebrei; che il fascismo aveva impoverito l'Italia (che quindi, immaginiamo, prima era florida), aveva corrotto lo stato (che pertanto prima era una vergine martire). E si scopre soprattutto che il fascismo non era Mussolini. No. Il fascismo era una categoria storica dello stato borghese. Nel fascismo si sublimavano le paure espresse il secolo precedente da Marx, il fascismo era la borghesia che tiranneggiava i poveri con la scusa della patria.
Era, il fascismo redivivo (o, almeno, redivivibile) la dimostrazione che, gira e rigira, Marx ha sempre ragione.
E indovinate, voi del 2008, quale paladino aveva dalla sua il popolo, contro tanta perversione? Ma il PCI, è ovvio.
E così, di progressione in progressione, fascismo diventa tutto ciò che non è marxista. Fascista diventa la borghesia, fascista diventa il clero, la fabbrica di proprietà, la voce troppo alta, il tram affollato, lo spazzino maleducato. Fascista diventa chiunque non sia comunista, perchè alla prova del nove non è antifascista.
Ve lo ricordate Longanesi che ascoltava, nel '42-'43 mi pare, seccato, il podestà invasato che guardava il sole e ne ammirava con piglio patriottico la bellezza? Egli supponeva che da un momento all'altro il suo fanatico amico, al sole, gli avrebbe dato del fascista. Ecco: l'Italia, di cialtroni così, di gente che giustifica il proprio potere evocando spiriti, ne aveva dovuti sopportare già, un fascismo-anti non serviva a nessuno.
Ed è per questo che tale astruso alibi politico, tale cialtronesca minaccia, per la quale si sarebbe dovuta cominciare una guerra preventiva contro un nemico putrefatto al solo scopo di consacrare il guerriero, non potè far breccia nella cultura che durante il boom economico, quando oramai, mercè madama borghesia, il presente era roseo e appariva sicuro, e il passato era abbastanza lontano da poterne sparlare, senza fare la figura di chi sputa nel piatto in cui mangia.
Che poi, a dirla tutta, fece breccia solo tra i ceti agiati.
Ma l'antifascismo non ha solo il carattere imbroglione di legittimare il PCI, facendo dimenticare ad un tempo che aveva meno voti della DC e che propagandava un regime tirannico a sua volta; l'antifascismo, come tutti i demoni, ha vita propria rispetto a chi lo evoca.
L'antifascismo si fa quindi in un attimo "memoria condivisa", e la guerra che fecero pochi vendicativi diventa la guerra di tutti, e così il PCI, senza forse nemmeno volerlo, è costretto dalla coerenza ad appropriarsi moralmente di una sequela di massacri che solo la fantasia può giustificare con la politica. A nascondere le foibe, a giustificare la volante rossa, a giustificare questo e quello purchè facessero qualcosa di antifascista.
La verità è un'altra.
La verità è che si uccise gente meno fascista dei loro carnefici. gente che in quelle paure marxiste di tetre dittature borghesi, di operai morti dentro le miniere, non aveva alcuna parte. Gente che aveva creduto giusto combattere lì, gente che poteva stare imboscata e invece, per spirito umanitario credette, rimbambita dall'idealismo del novecento, che l'umanità avesse bisogno di guerra, guerra e guerra per riscattarsi. Si uccise per vendetta, punto. E non si uccisero i cattivi, nè si credette di uccidere i cattivi, i carnefici, dacchè chi li uccideva spesso era disposto senza dubbi a portare il bolscevismo in Italia come fosse uno scherzo; si uccisero consapevolmente i militanti dell'ala opposta dello stesso delirante partito.
La riprova è nel fatto che, ad essere precipitati nella foiba di questo inganno sono stati anche i partigiani non comunisti, consegnati spesso ai tedeschi da altri partigiani, e infine umiliati dalla storia in cattedra col silenzio e la diffamazione. Via, fascisti anche loro, reazionari borghesi.
Come fascisti erano i ragazzi trucidati negli anni di piombo. Se Concutelli ammette di essere un assassino, Sofri (che militarmente vale una chiappa di Concutelli) si dichiara prigioniero politico. Per forza: uno ammazzava persone dichiarandoli traditori, l'altro ammazzava gente dichiarandole fascisti; c'è una bella differenza, che fatico ancora, però, a capire.
Ecco l'antifascismo, ed ecco spiegato perchè un democratico può nascere tale (come non è capitato a me), o può diventarlo (e questo sono io), senza passare per la sezione locale del PCI.

Fa bene Gianfranco a dirsi antifascista. Egli lo è, e precisamente va ascritto nella categoria di quelli che vi sono arrivati per calcolo, che giustamente, in genere, sono i più zelanti.
A noi, Gianfranco, non può dare dei fascisti. Noi lo siamo stati meno di lui, pur essendolo stati meglio di lui.

E fa bene la sinistra ad attaccare Berlusconi e dargli del fascista (più o meno implicitamente). Egli è la fine dell'antifascismo.
Al presidente Berlusconi poi, Gianfranco, non può dare del fascista. E questa è la conferma che abbiamo avuto, dopo tutto il tempo passato a chiedere pace e ricevere bastoni, ragione.
Addio mamma, torno a primavera.

venerdì, settembre 12, 2008

Sol d'avvenire.

Sarah Palin, per convincere gli americani a votare per McCain, ha detto che vuol far entrare Ucraina e Georgia nella Nato. Il che, siccome uno stato Nato è fraternamente, immancabilmente e prontamente difeso dagli alleati, vuol dire presso a poco alzare il livello dello scontro con la Russia. Di questi tempi.
Forse Sarah suppone che, di fronte alla ennesima sbruffonata da parcheggio del fast-food, l'orso russo abbassi le orecchie; ma escluderei, così a senso, tanta ingenuità.
Suppongo dunque che l'energica mammina abbia tutta l'intenzione di assumersi la responsabilità di una terza guerra mondiale. Si è fatta fotografare con un bel fuciletto, mi pare, ma vedremo davvero lei, e suoi cari, in prima linea, proprio la prima prima, laddove c'è quel tipico odore di bruciato e di sangue (e di sangue bruciato)?

Cè una tendenza del nostro secolo, vomitevole. La tendenza alle donne che dichiarano guerre. Ha cominciato Oriana Fallaci.
Non combattono, non rischiano. Eppure sommuovono masse umane alla riscossa.
Nella loro aggressività non si legge nemmeno più la sete di potere, quella criminale tipica del dittatore. Leggi l'odio puro, fine a sè stesso. Il puntiglio, l'odio come soluzione, l'odio come risposta, come manifesto di carattere.
Se un essere umano non ha vergogna di minacciare di morte i figli altrui tenendo il suo in braccio (o in grembo, o in sogno), davvero siamo alla soluzione finale dell'umanità.
Forse sono annebbiato da una immagine maschilista della famiglia. Ma nella mia immagine, gli uomini alzavano la voce e le donne la facevano abbassare. Avevano sviluppato, persino, millenni di genetica per acuire quelle capacità "femminili", lenitive delle passioni più distruttive: la voce bassa, gli occhi arrendevoli, l'astuzia e la tattica, la sottigliezza e la parlantina.
Ora, mercè le solite "luminose sorti e progressive", la alzano tutti.
Che sia un progresso, il concerto tra sordi, è tutto da dimostrare.

sabato, marzo 22, 2008

Spazzatura o rifiuti?

Non è un problema affermare che Napoli non fa più nè ridere nè piangere. Il problema vero è che, senza Napoli, l'Italia stessa non fa più nè ridere nè piangere.
E se l'Italia smette di recitare la sua secolare parte, reazione etnica istintiva al decadimento dei costumi, del Pulcinella ironico fustigatore di viltà e propagatore eroico di bei gesti, se l'Italia la pianta di essere Italia insomma, l'utilità della sua presenza nel mondo diventa uguale a quella degli altri.

Chi ha fiuto borghese, oggi, guarda i propri figli e poi, per evolverli verso lo stadio finale, decide di mandarli a studiare e a divertirsi all'estero. In questa scelta c'è dentro di tutto, da Darwin ai contratti "future" degli speculatori di borsa.

mercoledì, marzo 12, 2008

Napoli mia.

Il nodo cruciale della governabilità si deciderà, anche quest'anno, a Napoli. Con la scusa, questa volta, della monnezza i napoletani sono riusciti a fare in modo che, nonostante nessuno sia in grado di stornare altra ricchezza dalle casse pubbliche perchè la malavitosità politica locale è sazia, ci si occupi ancora, politicamente e inevitabilmente economicamente, della gente dimenticata dei vasci.

Non è che lo abbiano fatto apposta, i più attivi del popolo napoletano, per diventare, da ultimi della classe, i più decisivi della nazione; è semplicemente che, di recitare la parte della coscienza povera e scanzonata d'Italia, quella che sta sul proscenio e fa ridere e piangere, di contro a quella ricca e trasparente che non importa a nessun pubblico, gli viene naturale.

I napoletani e i milanesi concorrono ad un nobile e unico scopo comune: ognuno come può, è una formidabile macchina di emancipazione dalla casta politica. Se si unissero, potrebbero comandare sè stessi.

martedì, febbraio 26, 2008

Repubblicano sarà lei.

Queste elezioni sono, per una serie -non del tutto negativa- di coincidenze storiche politiche e ideologiche, la fase finale del piatto di maccheroni che ci mangiamo dal dopoguerra. Vedrete come ci inzupperanno il pane, nell'olio rosso di pomodoro delle parole libertà e progresso, ora come mai. Vedrete con quale gioia dilapideranno, con allegria e voluttà, le ultime calorie residue di un'opera d'arte che non c'è più nel piatto (e non ci sarà più, per chissà quanto) e con quale ironico sprezzo si gusteranno gli ultimi ricordi possibili di quel profumo che, or non è guari, riempiva tutta la stanza: odore di casa, abbondanza, caldo ristoro dell'uomo giusto, del padre italiano, del lavoratore che ha famiglia.
Raccoglieranno con precisione agli angoli del piatto gli ultimi luccicanti mucchietti di sugo, faranno acrobazie col polso per evitare di rimandare indietro anche solo l'unto del fondo, comunque e a prescindere dalla fame; perchè la scarpetta non si fa per piacere, si fa per dovere. Gustare il condimento finale del piatto è un sigillo di onestà tutto italiano, un imperativo etico che gli stranieri non capiscono, ma che più di altro rappresenta la nostra tensione verso la vita, il ciclo naturale del godere, il ridere apotropaico, il non pensarci più.
La gente vede già la fine di quel piatto: mancano i fondi agli enti locali, manca la spinta economica, mancano i soldi e il lavoro, mancano i servizi, mancano gli italiani, manca il presepe e la messa domenicale di una volta, mancano le case popolari e il decoro della povera gente, manca il contegno al ricco e la bellezza alle spose. Eppure la corsa è, sempre più frenetica, al secondo piatto, che però nessuno ha ancora cucinato. Che coraggio.
E' certo: la scarpetta è roba da consumati guerrieri.

domenica, gennaio 13, 2008

Indimostrabile come Popper.

Oggi George Bush ha fatto visita alle truppe americane di stanza in Medioriente. Riflettevo su qualcosa di bello che avrebbe potuto dire.
A pensarci, generalmente sono i cittadini che scelgono pochi uomini perchè questi decidano con una certa discrezionalità il da farsi riguardo questioni di importanza collettiva. Elezioni, deputati, governi, sono l'effetto di un atto di fiducia che i cittadini operano nei confronti di alcune persone, nella speranza che questi facciano (e facciano bene) quanto necessario per tutti.
In questo caso, invece, succede l'inverso: sono i governanti che scelgono, secondo criteri di legge, alcuni cittadini, per mandarli a risolvere, con una discreta libertà operativa, certi problemi comuni.

E se ci pensate un altro pò, verificherete voi stessi che questo è l'unico caso di inversione del favore, della fiducia, dell'investitura e della rappresentanza; l'unico caso in cui i politici investono e sperano direttamente nel cittadino è, insomma, un lavoraccio pericoloso, malpagato e soprattutto fuori dalle balle.
Se penso che abbiamo decapitato il re di Francia, per questo...

sabato, dicembre 15, 2007

Razzismo equosolidale.

Si evita di tirar su presepi, nelle scuole, perchè si postula che gli immigrati, poverini, sono già sfortunati di loro.
O così, o non si spiega.

lunedì, dicembre 10, 2007

Populista ebbene si.

Lavorare sodo non rende più. Lavorare, non rende più.
Pensate ai quattro operai dell'acciaieria di Torino: si fossero trovati nella condizione di migranti, di nomadi, a quest'ora starebbero preparando il loro povero Natale, con qualche bel soldo raggranellato dallo stato e altri spiccioli raccattati con lavoretti da qualche ora settimanale. Poveri ma belli, contenti di poco e sereni, forse.
E invece adesso stanno in quattro bare, immobili e inquieti come fantasmi. Li aspettava un Natale, comunque, alle prese con le tasse di uno Stato ladro e la paura dei padroni.
C'è poco da fare: il sinistrismo postcomunista è diventato ciò che combatteva, e nella parte dei soliti "capitalisti fottuti", i troppo fortunati indegni di chiedere diritti e pace, adesso non esita (involontariamente, ma tant'è) a farci finire i metalmeccanici.
E' vero che la colpa è delle imprese. Ma di chi doveva vigilare, se scopriste che mandava la polizia a scortare la Bellucci (perchè il cinema piace agli intellettuali di sinistra, piace più dei metalmeccanici), cosa pensereste?

giovedì, dicembre 06, 2007

Moderatamente adirato.

Mi meraviglio di come l'Antifascismo sia stato derubricato nell'agenda del buon governo. Dove andremo a finire, senza quell'amorosa corrispondenza tra caste che fece effimeramente felice l'italetta di trent'anni fa? Senza quel sistemone domenicale che consegnava premi e patenti di democraticità a professori anarchici per negarla, chessò io, a Bettino Craxi, o al classico uomo della strada che si lamenta troppo delle tasse?
Si sarebbe tentati di dare del fascista a d'Alema.

sabato, novembre 24, 2007

La maledizione delle donne: diventare pessimi esemplari di uomo.

Una serie di quesiti sulla manifestazione contro la violenza sulle donne. Premesso che si tratta della classica opera altamente meritoria, e premesso che giunge puntuale dopo i recenti fatti, mi domandavo perchè:

1) le più appassionate manifestanti siano visibilmente mascoline;
2) le manifestazioni contro la violenza degli uomini sulle donne si fanno quando si sta generalizzando, mutazione genetica del male, anche la pratica contraria;
3) la manifestazione è anche contro il patriarcato, la chiesa, il fascismo, la presenza di giornalisti maschi e femmine di destra;
4) i pochi uomini presenti stiano attraversando, quasi tutti e nonostante la mitezza da cane bastonabile, l'età di maggiore attività sessuale;
5) si respiri l'aria elettrica, suscettibile e competitiva dei peggiori consessi maschili;

Mettendo insieme tutti questi strani elementi, si sarebbe tentati di pensare a qualcosa di talmente torbido e primordiale da ricordare i riti dionisiaci. E infatti il fallo (o i suoi paranoici surrogati), paradossalmente, la fa da padrone anche qui.
Bacco col Colbacco. Visto che la causa merita, non era meglio una manifestazione tra gente normale?

venerdì, novembre 23, 2007

E intanto a Paperopoli...

Vaticinare la propria rinascita è immensamente più difficile che presagire la propria fine. Per questo Berlusconi se la ride di Fini, e Fini se la ride di Berlusconi.
Perchè uno è cretino e l'altro no.

lunedì, novembre 05, 2007

Il peccato dei peccati.

L'intima essenza della lucanità è comprendere, fino al dolore sensibile, quanta tristezza c'è nel verbo "buttare".

mercoledì, ottobre 31, 2007

La moda scorsa.

Il tema dell'anno, la notizia del giorno, l'evento della stagione: pare che il nostro secolo sia scandito dall'ossessione cronica di fissare nel tempo qualcosa di sè; simboli, fatti, immagini, concetti, e celebrarli in fila, di continuo. L'anno dell'ambiente, il mese della prevenzione, la settimana della musica, il giorno della lotta al fumo, la notte bianca, l'happy hour, i dieci minuti di silenzio.
Bislacco destino, per un secolo che si proiettava nell'era umana come il rinnovatore. Adesso che ha rinnovato, e quindi ha (bene, o male, è un'opinione) svolto la sua funzione, non vuole più andarsene.

martedì, ottobre 16, 2007

Acquiedotto.

Ah, fantastico. Adesso anche i blog che dovevano essere una roba libera si inquinano di clericalismi politici. Il gestore di questo strumento mi ha chiesto di scrivere un post sull'ambiente, e lo ha fatto con i toni di chi ti domanda se sei una persona perbene.
Non mi ha detto "noi riteniamo importante questo problema, pertanto le domandiamo, se lo ritiene giusto, di esprimere un parere in merito". No, niente di tutto ciò: mi ha domandato di scrivere un articolo sull'ambiente, punto, come se il catastrofismo verde sia un dato assodato sul piano scientifico (vi rinfresco la memoria: no che non lo è; casomai è assodato il contrario, scientificamente), come se ci fosse una qualche forma di necessità morale nel farlo.
Aih, aih; brutta e vecchia abitudine, questa di postulare "doveri universali". Cominciano col chiedere una doverosa testimonianza, proseguono pensando a come sconfiggere l'indifferenza generale, e vent'anni dopo ti ritrovi nel tuo bel ghetto, nella parte dello spregevole mostro.

Egregio signor Google, si rivolga al mio legislatore se vuole leggi di suo gusto. L'idea di utilizzare il mio blog per testimoniare a furor di popolo progetti fumosi e poco chiari su come gestire montagne di risorse, è una idea che mi sconvolge. Se ritiene, considerata la sua gratuita disponibilità e la sua gentilezza tenute finora, può cancellare il mio blog senza che io abbia a pretendere altro da lei.
Tenga conto che in questo stesso momento vado ad aprire tutti i rubinetti di casa. Perchè non mi risulta, ad oggi, che l'acqua che risparmio vada a dissetare altri che il mio vicino. Rimando alla costruzione dell'acquedotto unico mondiale scelte più responsabili.

domenica, ottobre 07, 2007

Libertà di starnazzo.

Tanti e troppi processi mediatici rovinano la nazione.
A questo punto diventa difficile tutto. Persino sapere chi ruba, persino sapere se il corrotto ha dei corruttori. Infilata tutta e a forza nel baccano, ci sta la parodia di un processo penale: indagini condotte dal giudice stesso, l'accusa che siede ora sullo scranno alto ora fuori dell'aula (tra la gente! immaginiamo..), avvocati da sentire in separata sede, difese dopo la sentenza, sentenza spiccata dal branco e in branco.
In tutto questo i due tribuni di turno, Santoro e Travaglio, a rivestire ora le parti dell'agnello pubblico, ora del boia popolare, ora del giudice terzo, convinti sinceramente che questo funzioni, il che rende la nostra democrazia drammaticamente lontana da sè stessa: perchè una condanna del genere non uscirà mai dall'improvvisata aula. Il suo posto non è tra i giudizi, ma tra i sospetti. La sua divisa non è la legge, ma la chiacchiera. E il condannato, ove se ne freghi delle sue responsabilità, avrà ragione di riderne; perchè nel guazzabuglio nessuno è davvero sicuro di chi ha fatto cosa.
Ma a Travaglio non interessa che chi ha sbagliato paghi, altrimenti andrebbe in procura a paventare anche un reato di peculato a carico dell'Inpdap. Altrimenti, è strano credere che gli risulterebbe difficile considerare la sottovalutazione di beni pubblici da vendere ai ministri come un caso di concussione e di condizionamento ambientale. Ed è strano pensare che poi non debba proseguire su questa via, leggendo "peculato" in quasi tutti i fenomeni di consulenza pubblica, di nomina a cariche parapubbliche, di gestione del patrimonio statale, di finanziamento delle realtà associative, di fenomeni anche passati di gestione monetaria, di finanziamento di infrastrutture senza adeguati studi sulla loro utilità. Niente, al signor giudice interessa stare sulla notizia, e intrerpretare il bisogno di sfogo macabro dell'invidia sociale; e basta. A Travaglio interessa che Mastella vada in pensione.

E invece Mastella, con buona pace (anche) di Veltroni, ci farà la cortesia di rimanere sullo sbrindellato trono del magna-magna, ancora un pò in attesa di qualche altro processo popolare, magari condotto da qualche brillante giornalista d'assalto di Mediaset, che lo processi in un momento più consono alle speranze degli elettori dell'altra parte.
Anche la gogna, io credo, vuole la sua equità; perchè le lattughe in faccia al mostro sono uno sfizio che ci dobbiamo levare tutti: belli e brutti. Micromega ti voglio bene.

martedì, settembre 18, 2007

Promesso.

Che lezione questo partito democratico. Porca miseria che batosta.
Quello che temevate dei democristiani, insieme a quello che restava dei comunisti. Tutti insieme, muffa e tutto, a fare quello che hanno sempre fatto, per altri venti anni. Credevate di farla franca, vero? E invece adesso ve li sorbite, i sagrestani che cianciano di libertà e i sindacalisti che biascicano di valori. Adesso ve li pappate e zitti.
E senza fiatare, anche: la fraseologia moralistica delle vecchie prostitute parlamentari, le mummie fritte sullo scranno, i giovani alzadito d'allevamento, la mafia e gli immigrati e tutti i giustificati a priori del mondo "quasi" nuovo. Tiè.
Quello tra l'Italia e gli Italiani è un matrimonio celebrato che non si consuma mai; manca sempre il modo o il tempo.

giovedì, settembre 06, 2007

Merende e compagni.

Tolleranza zero, ma un momento: come diavolo è successo che il civile criterio della "certezza della pena" è diventato il trucido concetto sceriffesco "tolleranza zero"?
Insomma per applicare ad uno strupratore omicida la legge, così come la applicano a me, il giudice deve diventare un farabutto senza cuore, il padre un aguzzino e la legge un cercere politico? Ah, Hegel, stramaledetto visionario (e quante te ne direi), ecco cos'hai combinato: al mondo non c'è da rottamare un'ideologia, un'opinione che sia una, nel 2007. In un modo o nell'altro, per quanto il cittadino se la possa passare male, c'è sempre una nuova sintesi dietro l'angolo per risolvere le questioni. Ideologia vecchia, più soluzione dell'ultim'ora, diviso due.
E se per avventura un bruto gli si rivolta contro, al povero cittadino, bisogna fare un tavolo di concertazione tra il bruto (...ebbene si, sono il bruto, ma chi non lo è, almeno un pò?...), la sua infanzia difficile (...a me mi ha rovinato un altro...), le ultime scoperte della pedagogia (...se avesse avuto, se avesse potuto...), i rappresentati delle ultime sei o sette ideologie in materia (...la galera è fascista, la galera è solo per i fascisti, la galera è meglio dei fascisti...), un rappresentate -è d'ufficio- del'68 (...è colpa della società...), il brutalizzato (...almeno sbrigatevi, a me mi duole stare seduto...), un ministro (...dobbiamo, liddòve, ecc...).
Giustamente, in mezzo a tanta cultura e serietà, se qualcuno estenuato si alza sulla sedia, alla fine, e consiglia uno sbrigativo contrappasso, gli danno del mostro a lui.

Un consiglio a quelli che hanno studiato: giudicate biologico, e salvatevi le cervella.

lunedì, settembre 03, 2007

Salva di cannone.

Dico qualcosa che non mi fa comodo. Walter Veltroni è il risultato di un'evoluzione genetica che spiega tutto del comunismo italiano.
Passano con gli anni gli amici e i compagni, passano (nel senso che cadono) i muri, passano i giustificazionismi (quello poverino sbaglia, quelli non esistono nemmeno, il fine giustifica abbastanza i mezzi, ecc.), passa persino il senso stesso dello stare nello stesso partito. Eppure qualcosa resta.
Resta una roba talmente diluita, un programma politico talmente fungibile, un brodo culturale a tal punto tollerabile, che ogni tipo di reazionario, oggi, dovrebbe scrivere sul diario "del secolo scorso ho capito: tanta preoccupazione per nulla".
Domani esce fuori che alla Mafia bastava aprire un tabacchino.

lunedì, agosto 27, 2007

Principe analfabeta.

Nei secoli a venire, sarebbe bene che le persone che tengono al decoro della loro casa se la intendessero solo con persone selvagge e ben educate. Dalle ultime statistiche sull'aumento di quelle civili e malamente educate, invece, deduco che un'umanità come quella di cui sopra, in futuro, sarà roba rara e ricercatissima .
In alternativa, possiamo continuare a mandare i bambini a scuola, illudendoci (o convincendoci) che questo li aiuti ugualmente a venir su.

mercoledì, luglio 25, 2007

Liofilia.

I costi della politica, bah.
E dei costi dell'economia, ne vogliamo parlare? Tutto quel reddito favoloso sottratto alle fasce deboli, tutto quel pattume e quel fumo puzzolente. E poi, tutto quel prezioso tempo levato alla preziosa creatura umana, e non s'ha più tempo nemmeno per fare all'amore o raccogliere i fiori. Diceva bene Horkheimer...
Poi mi vengono a frignare coi costi della politica, ma và! Foste ecocompatibili voi come un c.d.a. dell'acqua pubblica!