giovedì, luglio 12, 2012

Laggente.

La gente vuol vedersi riconosciuto il diritto di sapere per poter esercitare con maggior profitto il diritto di essere ignorante.

Ho visto un re.

Il socialismo è l'ideologia più ingenua della storia, figlia di un tempo in cui i re e i capitani d'industria erano ancora proprietari di uno stile e di una cultura diversa e superiore. Essi infatti, al di là delle personali tenute morali, erano guardiani di un patrimonio di regole che imponevano loro, verso chiunque, etichette di rispetto, di distanza, di sensibilità e di prudenza, e proprio per questo, in qualche modo, erano percepiti dalla società come soggetti necessari, e per tanto rispettati. Ma oggi, perchè chiedere ancora la testa delle casate nobili e borghesi d'Europa, quando si può ammirare il loro quotidiano disfacimento nel diluente delle plebi più semplici? Diete, cocktail e tatuaggi, eccessi e chiacchiere, le classi dirigenti assomigliano sempre di più ai liberti arricchiti di fine impero: raffinati ed eleganti, ma in nulla dissimili a coloro che vorrebbero governare in quanto a cultura e prospettive.
E' merito forse della maggiore accessibilità ai saperi, che pone all'attenzione di chiunque libri e musiche degni di un re; o è colpa, magari, della maggiore promiscuità sociale, provocata in politica dagli sconquassi della Riforma, chissà.

Sta di fatto che il socialismo è stato l'ultimo atto d'amore dell'Europa per la sua storia, l'ultimo tentativo di salvataggio del suo antico e complicato fardello culturale; in quell'odio per le classi dirigenti coltivato dagli intellettuali c'era, oltre all'anelito progressista, una straziante richiesta di ordine e di stile, diretta a classi dirigenti percepite oramai come inutili contenitori di privilegi. Destra e sinistra infatti, nella storia del socialismo, si confondono e si annullano.
E forse proprio per questo il socialismo, più passa il tempo, e più affascina solo le persone ben nate (depositarie, quasi inconsapevoli ormai, di frammenti di quella cultura "alta"), mentre la gente semplice, più passa il tempo, più si allontana dall'Utopia, per esercitare il mestiere del piccolo epicureo.

Il socialismo fu il lamento dell'Europa dinanzi alla rovina della sua nobiltà; il seguito è un grande, lungo atto d'indifferenza. Se passeremo dall'indifferenza all'oblio, mescolati con mille altri popoli e mille altre guerre, e ricostituendo nuovi ordini e nuovi stili, io non lo so. Ma sono sicuro che l'indifferenza, finchè resta tale e non si fa ancora oblio, nasconde sempre il dramma onirico del viaggio a ritroso.


E qui casca l'asino, puntualmente.

mercoledì, giugno 06, 2012

Scorza.

La differenza più caratteristica (mi pare di capire) tra i sedicenti popoli evoluti e quelli che si pretendono arretrati, è che, riguardo i propri limiti culturali, i primi non li ammettono, mentre i secondi ne hanno un'inconfessabile simpatia.

Questo complica parecchie cose.

Appocundria.

Non capisco se, nel corso dei decenni, è Napoli che trasforma la sua musica, o il contrario.

mercoledì, maggio 09, 2012

Dio stramaledica i Tedeschi.

La crisi (non viene detto troppo spesso) ha condotto a una situazione tipica di tutte le crisi: c'è chi si impoverisce rapidamente, e c'è chi si arricchisce con la stessa rapidità. Vale per gli uomini, vale anche per gli Stati.
La Germania, per esempio, oggi è nella felice condizione di vendere in Euro e comprare in Marchi.
Mi spiego: la Germania esporta in tutto il mondo con una moneta (l'Euro) svalutata rispetto al passato, ma acquista denaro (mediante l'emissione dei titoli di Stato) pagando interessi molto bassi (i famigerati Bund), in base alla solida credibilità finanziaria della sua storica finanza nazionale.
Gli altri, cioè noi, si trovano invece nell'infelice condizione opposta. Noi Italiani (insieme ai Greci, agli Spagnoli e non solo) esportiamo con una valuta (sempre l'Euro) supervalutata rispetto al passato, ma ci procuriamo denaro promettendo interessi altissimi, in base alle più o meno disastrate situazioni finanziare nazionali.
Risultato: la Germania, quando vende automobili, riesce a praticare prezzi come quelli delle auto italiane e francesi (grazie all'Euro); quando deve procurarsi denaro paga ai creditori interessi molto più bassi di Italiani e Francesi (come se avesse ancora il Marco).

Questo è inaccettabile per un motivo semplicissimo: è vero, e bisogna dirlo, che la Germania si è guadagnata da sè il diritto di promettere ai suoi creditori interessi più bassi di quelli Italiani, in cambio dell'acquisto dei suoi titoli di Stato, perchè è più solida, più produttiva e più stabile. La Germania ha il diritto di essere Germania.
Ma non si è guadagnata da sè, va parimenti detto, anche il diritto di vendere all'estero con una moneta più svalutata dell'ingombrante Deutsch-Mark. Se l'Euro è una moneta più vantaggiosa per l'export tedesco è solo per un motivo: è una moneta calmierata (o se preferite zavorrata) dalla compartecipazione di paesi poveri come la Spagna, il Portogallo e la Grecia. Senza di loro, e magari senza l'Italia e la Francia, un'automobile tedesca costerebbe molto, ma molto, di più.

Orbene, si può dire che, in quella che si definisce ottimisticamente "Unione", la Germania usa l'economia greca per aiutare la sua bilancia commerciale, ma non vuole che la Grecia usi l'economia tedesca per ripianare i suoi debiti.

Io credo che, pur rispettando i meriti e i demeriti di ciascuno, bisogna sollevare esplicitamente la questione: o la Germania si rassegna a emettere titoli di debito in Euro insieme a tutti gli altri (gli Eurobond di Tremonti), portando a compimento l'unificazione monetaria a vantaggio di tutti, o il progetto intero dell'unificazione monetaria va ripensato. Non possiamo subire la spietata concorrenza tedesca sui mercati, e poi consolidare "fraternamente" i bilanci quando bisogna pagare le spese: o condividiamo sia le spese che i guadagni, o l'unione monetaria si rivela un sistema iniquo e recessivo per la maggioranza degli stati dell'UE, che come tale va riconsiderato in sede politica.



La Germania della crisi è un ospite che non invita nessuno al suo desco, ma si siede volentieri a banchettare in casa d'altri: vorace quando si tratta di allungare il brodo altrui, avara quando è il momento di dividere la sua bistecca.
E quando le si chiede equità, eccola rinfacciare che (come darle torto!) il suo filetto di vitella non vale il nostro magro consumè. Che lei, però, continua a sorbire con appetito.

mercoledì, maggio 02, 2012

Il Veglione del primo Maggio.

La dimostrazione che le crisi economiche sono il ventre fecondo della storia: destra e sinistra sono finalmente concordi su una questione che, in altri tempi di espansione economica, avrebbe lasciato due-tre morti in ogni piazza. Eccola.

Quando la moneta gira, i diritti non sono un problema. E quando la moneta non gira, i diritti non sono la soluzione.


E' la fine della politica come la conosciamo, se non ve ne siete accorti.

mercoledì, aprile 18, 2012

pRosa.

Ho nelle vene tracce dei Dori e degli Illiri.
Per questo, forse, sono sempre così irrequieto, attratto dal ritorno in posti dove non sono mai stato. Sogno l'arrivo felice ad abbracciare mute cime bianche di neve, su valli nascoste umide di pietra e capelvenere, verso sorde spiagge affogate di giallo e blu.
Luoghi mai visti prima, e comunque mai conosciuti, dove arrivo solo io, a trovarvi rifugi bruni e d'oro, e sapori mai sentiti.

Il dottore dice che è stress. Bah.

martedì, aprile 17, 2012

Finanziamento pubblico o accanimento terapeutico?

Vero è che i partiti in qualche modo devono pur campare. Vero è che nel nostro sistema politico essi svolgono l'imprescindibile funzione di interporsi tra la rappresentanza e le pressioni lobbistiche. Vero è che senza partiti l'Italia diventa un mare scosso dalle onde di una continua guerra tra bande locali e lanzichenecche.

Ma sono anni, oramai, che viviamo senza.

venerdì, aprile 13, 2012

Buffoni e maschere tristi.

I finti centurioni al Colosseo sono un insulto all'eleganza che una metropoli europea dovrebbe vantare anzitutto, in questi tempi di magra e in mancanza d'altro. Sono rozzi buffoni che in nessun modo si possono inserire nell'offerta culturale della capitale, che non di carnevalate ha bisogno, ma di camerieri e di spazzini. E infine, col loro fare spiccio da energumeni, mettono a rischio l'immagine accogliente, magrolina e rassicurante che dobbiamo dare all'estero per varie ragioni, non ultima (nemmeno a farlo apposta) la storia passata e recente.
Però; c'è un però. I finti centurioni sono anche poveri cristi, che la mattina si vestono da buffoni per campare di spiccioli, all'aria aperta e circondati di turiste. I finti centurioni sono l'Italia che si rimbocca le maniche anche se non sa (e non vorrebbe) fare niente, piuttosto che morire d'inedia. E' l'Italia che non si perde d'animo e non prende mai niente sul serio, e che alla fine in qualche modo la sfanga anche lei, senza elemosinare niente a chiese, stati e organismi internazionali.
E a me personalmente, l'idea che un vincolo dei beni culturali possa reprimere la piccola genialità dell'espediente, facendolo passare per un'odiosa nota stonata nella "peraltro impeccabile" sinfonia dell'Italia un tanto al chilo, dà un fastidio tremendo. E non capisco nemmeno l'accanimento: in fondo, spesso, nelle biennali e nelle mostre cinematografiche, amministratori e intellettuali sono così disponibili a tramutare il fetente "trash" in raffinato "naif". Ci vuole per forza la militanza sessantottina per giovarsi dell'alchimia?
La verità è che il lavoro, e i nostri politici non lo capiranno mai, va regolato e controllato, ma si rispetta sempre.

E le carnevalate vere, quelle che hanno avvelenato Roma e che ora la fanno agonizzare nel letto della speculazione e dell'incultura, quelle che celebrano muffiti residuati e raccolgono pidocchiose elemosine senza riuscire a buttare giù uno straccio di programmazione urbanistica e industriale, sono tutte in abito da sera.

venerdì, marzo 23, 2012

Dai mettiti sopra.

Un ottimo e in altre circostanze lucido giornalista riporta, nelle immediatezze dell'8 marzo, un'affermazione profferita da una sua amica, dando a intenderci che la condivide o quasi: "il mondo avido e violento di voi maschi etero ha miseramente fallito, ora tocca a noi donne e ai gay costruirne uno più umano".
Orbene io sono maschio, abbastanza etero, spesso mi sorprendo ad essere avido, e non di rado mi prudono anche le mani. Capisco (e condivido o quasi) il discorso dell'amica, ma mi chiedo: come diamine faranno le donne e i gay a cambiare il mondo?

Senza sperimentare il consueto arsenale di avidità e violenza, voglio dire.

giovedì, febbraio 23, 2012

I migliori anni della nostra vita.

La saldatura storica tra le litigiose fazioni popolari, infiammate da alcuni secoli di cocciuto e pretestuoso campanilismo, almeno qui in Italia, si è miracolosamente realizzata nell'aspettativa, collettiva e trasversale, che in questo secolo di incertezza e di paura un gruppo di accreditati aristocratici faccia al posto nostro le scelte giuste. Viene fuori la proverbiale pragmaticità nazionale e siamo tutti d'accordo: che siano le scelte da noi sempre disprezzate, le scelte dolorose e responsabili che abbiamo sempre deriso. Berlusconi subisce i processi, Bersani il liberismo, e nessuno protesta di niente.
Sembra che, dopo l'impetuoso entusiasmo conflittuale dell'adolescenza, sia infine arrivato qualcosa di simile al saggio e composto discernimento dell'età matura. E difatti, manca d'un tratto la voglia di combattere, sorge l'esigenza di fermarsi nelle acque sicure di un porto, i vecchi nemici diventano consorti e i progetti, quei pochi che si fanno, sono tutti poesia di sacrificio.

Ammettiamolo. Alla luce di tutta questa maturità, la Costituzione sembra quasi un'intemperanza.

domenica, settembre 25, 2011

Bye bye Einstein.

Trovata una particella più veloce della luce. Contrariamente alle previsioni, essa ha una massa infinitesimale, non dimagrisce e non ringiovanisce per strada. Quella di Einstein si rivela, forse definitivamente, una teoria errata nelle premesse e nelle conclusioni. Nel frattempo, però, la bizzarria dello spaziotempo è stata brandeggiata come una clava dai sacerdoti del materialismo. Sicchè finalmente è chiaro: le cause verranno sempre prima degli effetti, e il tempo, che pure a volte se la prende comoda, è sempre galantuomo.

La papessa.

La direttrice di Vogue America, Anna Wintour, si stupisce che le donne italiane non facciano niente per abbattere Berlusconi.
Ma non è vero che non fanno niente. In effetti non fanno altro che quello: si introducono di notte nella sua camera da letto, gli fanno fare sforzi non opportuni a quell'età, gli sottraggono denaro, lo sfiniscono fisicamente e moralmente.

Uno stile politico che hanno imparato, forse, proprio leggendo Vogue.

venerdì, agosto 19, 2011

Senza.

La ricchezza morale e materiale dell'uomo si misura al momento di andare a dormire. Non prima, e non dopo.
E' in quel momento che le miserie, quelle vere, mordono con ogni libertà.

domenica, settembre 26, 2010

Scandalo Spazzatura napoli: la vergogna di una capitale che non rappresenta più nessuno.

La proverbiale intelligenza dei Napoletani, contro ogni previsione, è diventata la causa finale del decadimento di Napoli.
E’ la triste ironia del destino, tanto più insolente e malvagio se pensiamo che non c’è nulla di più lontano dalla comprensibilità, per Napoli parole e musica, del romanzo di un’intelligenza sprecata. Da che Napoli è Napoli, infatti, le storie in cui rifulge la genialità, lo slancio e “l’arte di arrangiarsi” finiscono immancabilmente col premio finale e gli applausi del pubblico.
Pulcinella era questo, e Felice Sciosciammocca gli è stato fedele discepolo.
Poi vennero Totò e il grande Eduardo. Il primo, nipote d’arte, ha proseguito la suonata, adattandola al terzo millennio venturo, e vezzeggiando dei napoletani la maschera stereotipata un secolo prima.
Il secondo, al contrario, è stato un padre arcigno, non amato come la premurosa mamma de Curtis, che ha riservato ai figli poco pane e poco affetto. Li ha descritti con un taccagno amore senza illusioni, finendo così liquidato come si liquida questo genere di vecchi borbottoni.
Orbene. Oggi c’è la spazzatura per strada, a Napoli. A Milano non c’è, a Roma nemmeno, e nemmeno a Taranto. C’è a Napoli. Già, ma perché c’è la spazzatura per strada, a Napoli? Di certo non perché se ne produca troppa, o perché i Napoletani non siano gente pulita, o perché non siano capaci di gestire la faccenda. Figuramoci.
La sporcizia i Napoletani non la tollerano, e chi sia mai entrato in un quartiere popolare di Napoli sa bene che l’odore più ricorrente dalla sera alla mattina è quello dei detersivi. Ricorre più dell’odore del mangiare, e lo sprigionano le decine di litri di acqua e ammoniaca profumata che le mamme di Napoli gettano a terra davanti i loro bassi.
Tanto è lo scrupolo dell’igiene, che i Napoletani si lavano anche la strada pubblica avanti casa.
Ma questo a Milano non si sa. Nelle nuove capitali si sa solo che i Napoletani sono promiscui, che la città brulica di creature sporche e che, or non è guari, c’è stato il colera.
Sta bene. E allora mi si spieghi perché gli emigranti (vecchi e nuovi) non accumulano, nelle strade della loro nuova residenza (Milano o Amburgo), la monnezza come fanno a casa loro.
Mi si spieghi perché il Napoletano medio, che non è uno sporcaccione, tollera, a casa sua, cose che avrebbe orrore di fare e tollerare a casa d’altri. Avete mai visto a Milano un Napoletano che butta sacchetti dalla finestra? Eppure ne sono saliti al Nord di scostumati. E’ solo paura della legge, che lì si applica e da noi no? Ma così torniamo al punto di partenza: come mai lì si applica e da noi no?
Si può capire il problema separandolo in due punti. Il primo è molto importante, ed è anche molto semplice: la spazzatura a Napoli non la accumulano i Napoletani. La spazzatura l’accumula la Camorra.
Funziona così: è la camorra che paga i manifestanti disoccupati per fare casino poco prima delle elezioni, chiedendo assunzioni pubbliche anche se non si può, anche se non servono. La città è un inferno, ogni santo giorno.
E’ la Camorra che si rivende, poi, quei voti al migliore offerente, in cambio di sistemazioni precarie in posti di lavoro creati ad arte (i fondi FAS? una manna dal cielo).
E’ la Camorra, ancora, che briga e minaccia perché gli spazzini (assunti col sistema di cui sopra) non vadano a raccogliere la monnezza.
Ed è sempre la Camorra che chiama i giornalisti e gli mostra lo scempio a gambe aperte della città che li ha messi al mondo: “guardate… guardate voi che fetenzia!... e questo che cos’è… ‘l’inferno aperto!... Gesù… qua la colpa è del comune, che non vuole assumere altri spazzini”, oppure “qua la colpa è dello stato, che non vuole fare le discariche”.
Beninteso, è sempre la Camorra che dà fuoco poi alle discariche, che gestisce quelle parallele e quelle abusive, che si oppone alla costruzione degli inceneritori: “wè, noi non vogliamo morire di tumore!...”. E nel resto d’Italia cosa sono allora, maniaci masochisti?
Ed è la camorra, come emerso da recenti indagini DDA, che fa sparire nottetempo centinaia di cassonetti, assalta e incendia i camion dello smaltimento, danneggia gli stessi camion nei piazzali pubblici e dà fuoco ai rifiuti tra le case.

Il secondo punto, e si arriva così alla soluzione, è quest’altro: i Napoletani, che non ne sono responsabili in quanto tali, sopportano però tutto questo. Non solo: lo sopportano e non possono farne a meno.
Sopportano, e non hanno né la pazienza né la forza di risolverlo.
Ma perché una simile follia, da parte di gente tanto attiva e impetuosa? Semplice: il ciclo poetico della napoletanità, coi suoi connotati romantici famosi in tutto il mondo, è finito. E’ rimasto, dopo due secoli di dolcissimo ardore, un precipitato freddo e puzzolente. La Camorra è la cenere rimasta dopo aver bruciato sull’altare di Partenope tutto quello che di buono, e combustibile, c’era non solo in città, ma anche nelle origini greche, latine e moderne di tutta la cultura europea: tollerare l’eccezione in nome della bellezza, l’eccentrico in nome della libertà, il favore in nome della giustizia. Napoli ardeva le illusioni culturali più di tutte le città occidentali, e proprio per questo si è spenta prima. Avesse dato ascolto al grande Eduardo, forse si sarebbe fermata; il fuoco era dolce, questa cenere puzza assai.
Oggi i Napoletani sono prigionieri del loro stereotipo. Per aver innalzato agli onori di una vera e propria religione civile il culto dell’intelligenza, sono rimasti privi di argomenti morali da opporre a chi, di quella genialità, ha fatto un’industria. Sotto sotto, i Napoletani non apprezzano appieno il potenziale disgregante della Camorra. Guardano ad essa come guardano al problema dello smog, e guardano i camorristi come fossero comuni ladri.
Alla Camorra risponde solo Saviano che, pur nella generosità del suo impegno, pensa di risolvere i problemi di Napoli senza risolvere prima quelli del mondo. Curare il raffreddore soffiando il naso.
Napoli è malata in un mondo malato anch’esso. Ma è malata più di altri perché stanca più di altri. E gli altri, con i problemi che hanno, vogliono occuparsi di Napoli solo se fa ridere o se fa piangere, mentre questa Napoli appestata e impresentabile (altro che ‘o zappatore al grand’hotel!) non la vuole vedere nessuno. Una carta sporca.
Una città malata che o si sana da sé in una notte, o non la salva più nessuno.

venerdì, maggio 21, 2010

La legge è uguale per tutti.

Uno scienziato afferma di aver creato una vita artificiale, e Mons. Bagnasco risponde a stretto giro che questo è un grande segno dell'intelligenza dell'uomo.
Dovrebbe inalberarsi Bagnasco, e con lui la Chiesa, dovrebbe rispondere che la vita (persino quella umana) si può già creare per vie naturali, e che se l'umanità prende a creare in laboratorio è per creare ciò che non esiste, e che in questo modo si dà vita a creature, che un domani potrebbero essere umane, secondo la volontà di chi ne chiede la produzione, il che può condurre a realtà mostruose, avvilenti, non rispettose del diritto naturale... E invece no, gli ha detto "bravo".

Sapete perchè? Perchè finalmente Bagnasco ha capito che queste scoperte sono confezionate apposta per generare annunci, e perpetrare, per reazione, la divisione sociale tra chi spera nella sovversione dell'ordine attuale (nella legittima aspettativa che quello successivo sia meglio) e chi, apparentemente per cinismo, vi si oppone. Di questa divisione, e Bagnasco certo non lo ignora, si nutre da secoli la grande eresia che ha contrapposto nazioni, famiglie e persone, con grande spargimento di sangue e ben poco guadagno morale.
Bagnasco ha deciso, invece, di sparigliare le carte e lasciar parlare il buon senso del medio padre di famiglia, visto che gli annunci di Venter (ma diciamo anche, le scoperte di Venter) al medio padre di famiglia, più che alla comunità scientifica, sono indirizzati. E bene ha fatto.

Venter, in effetti, non ha nemmeno prodotto una vera vita artificiale, ma ha manipolato materiale biologico già esistente: il Mycoplasma mycoides, creandone una versione da laboratorio (detta Mycoplasma mycoides laboratorius) che, nonostante le manipolazioni, questa volta rimane viva e si riproduce. Ma, anche creando un batterio sintetico, la questione non cambia anzi peggiora.
Venter afferma, a chi gli chiede se sta giocando a fare Dio, che egli non sta affatto giocando. E Bagnasco, che ha capito il gioco, invece di incazzarsi gli risponde "bravo!".
Così la palla, incredibilmente, torna a Venter, il quale, checchè ne pensi il medio padre di famiglia, non si schioderà, anche dopo i futuri annunci, dalle manipolazioni più o meno mirabolanti di rottami biologici altrui, finendo sui giornali, quando il solito padre di famiglia avrà capito che per Blade Runner non è ancora ora, con la consistenza degradante di una modella.

Se uomini di Chiesa cominciano a pensarla così, forse è adesso che comincia l'evo moderno. In futuro il potere, com'è ormai evidente, non si troverà nella tecnica, rottame freddo e impotente di fronte alla politica, ma nell'intelligenza pura di chi domina collettività.
E forse è sempre stato così.

venerdì, aprile 16, 2010

The end... (tutto il resto sarà un sequel)

Diavolo d'un Bolognese!..
Non potendo evitare una morte certa, frega tutti e si suicida prima.
Degno del più visionario Dalì.

lunedì, aprile 12, 2010

Elisa Claps

Lo scenario che si è definito subito dopo il ritrovamento del corpo di Elisa Claps è per certi versi simile a quello che si definì subito dopo la sua scomparsa: nebuloso, incerto persino nei suoi elementi descrittivi, farcito di nomi che sembrano tirati per i capelli.
Vediamo.
Subito dopo il ritrovamento del corpo nella Chiesa della Trinità si scrive che Elisa era murata, e che è stata trovata da operai intenti a ordinarie manutenzioni dell'edificio.
Poi si rettifica: non era murata, era ricoperta di tegole e detriti. Infine si dice: non era nemmeno nascosta da sfasciumi, era semplicemente appoggiata sul pavimento.
La cosa più evidente sarebbe di ritenere che il corpo non sia stato sempre in quel posto.
E' evidente, infatti che esso, se esposto alla circolazione delle correnti del sottotetto, avrebbe emesso un odore troppo intenso per settimane, e sarebbe stato scoperto.
Si dice poi che era parzialmente mummificato. Questo conferma, se ce ne fosse bisogno, il dubbio precedente: in un sottotetto così ampio e presumibilmente arieggiato un corpo non si mummifica. Per mummificare un corpo non basta il buio e l'aria viziata, serve un'atmosfera rarefatta, da rendere impossibile i normali meccanismi aerobici (quindi, anche la stessa respirazione).
E quindi, se il corpo di Elisa non è stato sempre in Chiesa, o almeno non sembra che sia stato così, non vi pare opportuno chiarire chi ce lo ha portato, quando e perchè?
Del resto, che Elisa non sia stata sempre lì lo dimostra anche un altro elemento: nel 1996 un operaio è salito nel sottotetto, lo ha girato tutto e non ha visto nulla di strano, nemmeno cumuli di detriti.
Il corpo di Elisa, quindi, non è lì da sempre, ma ci è stato portato. Eppure sono in tanti, sui giornali, che si sono affrettati a concludere che il corpo sia lì da 17 anni: senza fare cattivo odore, misteriosamente mummificandosi, senza che nessuno lo trovasse mai, nemmeno l'operaio salitovi nel 1996.
Ma se solo si ragionasse sull'ipotesi più verosimile, e cioè che il corpo si sia mummificato altrove (presumibilmente murato in tutta fretta, il che spiegherebbe la mummificazione delle sole gambe: una micro frattura della muratura, in zona alta, cioè alla fine del "lavoro", che ha permesso per mesi una limitatissima circolazione di ossigeno), si vedrebbe con ogni chiarezza che il mistero di Elisa comincia quando qualcuno fa di tutto per farla ritrovare (oltre alla messinscena dell'infiltrazione d'acqua, rivelatasi fasulla, anche le scritte nei bar della città).
E dunque, domandiamoci perchè portare un corpo lassù, e perchè esporsi con questa maldestra messinscena del ritrovamento "casuale"?
Forse qualcuno voleva rendere i resti di Elisa alla povera madre? E' possibile, ma chi si accollerebbe un tanto pericoloso ufficio pietoso? E, se fosse così, come faceva il misterioso benefattore a sapere dove trovare il corpo?
E' più ragionevole credere che chi ha portato il corpo lì sopra lo abbia fatto per risolvere un suo problema.
“Ragazza trovata mummificata in Chiesa; non era mai uscita di lì, secondo i testimoni, in quella maledetta mattina di 17 anni fa”. La trama sembra suggerire da sé l'epilogo:
“Si indaga sui movimenti del parroco, don Mimì Sabia, morto da due anni”.
E chi è morto da due anni non può difendersi. E' un attimo trovare qualcuno che “ricordi” che il reverendo era molto agitato, in quei giorni, e che magari scoppiò a piangere come un bambino, nel chiuso della sua stanza. Che ci vuole? Basta che qualcuno lo dica, e nessuno può smentire.
E' assai facile che qualcuno ricostruisca “strani” movimenti (strani, del resto, come tutti i movimenti di chi è già sotto accusa), o che riferisca che l'anziano prelato “aveva detto di aver fatto una cosa molto brutta, qualche giorno prima”. Per assurdo, una testimonianza simile potrebbe essere resa persino dallo stesso Restivo, che potrebbe dire (diciamo per assurdo) di “aver lasciato la povera Elisa con don Mimì”, giustificandosi di non aver voluto confessare prima una cosa tanto atroce del suo amato parroco. Il giudice non potrebbe non tenerne conto.
Certo è che, pur non essendovi alcuna prova del fatto che il corpo sia stato sempre lì (e casomai c'è la prova contraria) un po' tutti già lo danno per acclarato. Presto anche i giudici, per il tramite delle pressioni dei media, si troveranno a doverlo accettare.
Il corpo di Elisa, se ci si pensa, potrebbe essere lì anche da meno di un anno, anche da meno di un mese, eppure il fumoso collegamento investigativo tra Elisa e il “terzo incomodo” è già riuscito. Magari don Mimì non ne ha mai saputo nulla, nè dell'incontro tra Elisa e il suo assassino, nè dalla sua uccisioone (avvenuta magari chissà dove, cosa abbiamo, a parte le chiacchiere, per dire il contrario?), eppure tutti, pur in assenza di qualunque elemento, ne sono già certi.
Nessuno ricorda che quella era la canonica "della puttana", e che le chiavi per andare in giro per le sue stanze le sapevo rubare persino io; nessuno ricorda che don Mimì, come tutti i preti anziani, non faceva entrare gli operai in nessun luogo - non solo nel sottotetto- del "suo" tempio (la stessa Chiesa di S. Rocco, col vecchio parroco don Vigilante, era un luogo impenetrabile ai tecnici), nessuno ricorda che don Mimì ospitava qualunque balordo lì dentro, pur di coinvolgerlo nelle attività della parrocchia.
Non credo sarà difficile, poi, se un domani dovessero venir fuori notizie scabrose sulla vita sessuale (perchè no?) del parroco, che l'opinione pubblica cominci a valutare, col passare del tempo e il calmarsi delle acque, se forse non abbiamo sbagliato un po' tutti, per 17 anni, con Danilo: un ragazzo troppo introverso, forse problematico, che ha dovuto subire il pregiudizio di una società bigotta e provinciale, che ha visto in lui il mostro, mentre il vero mostro era il rispettabile parroco della meglio Chiesa di Potenza.
Sentite a me, se continua così vi conviene rassegnarvi: l'assassino è don Mimì, in combutta con l'Albanese e con il solito Ucraino.

p.s.
Ho scritto questa piccola nota perchè non so se Don Mimì, che è stato il mio parroco, sia responsabile di qualcosa, ma trovo triste che una vita di servizio alla sua comunità a alla gerarchia ecclesiastica venga ripagata con tanta spregiudicatezza.
Per non parlare poi della vigliaccheria di chi dovrebbe difenderlo e non lo fa, dovrebbe collaborare coi giudici e non lo fa, dovrebbe spiegare e non lo fa. Quella, fa veramente impressione.
Pure l'Ucraino, che nel frattempo mi è venuto a trovare, è indignato. Dice che certe cose succedono solo da noi.

venerdì, aprile 09, 2010

Innovazione in carta bollata.

Morgan e Asia Argento si contendono il bambino. Quando si dice duri e anticonformisti; scommetto che mangiano iposodico.

martedì, marzo 16, 2010

Cenetta nella Banlieu.

Prendiamo le partite di pallone. La gente ci litiga su, come si trattasse di politica.
Prendiamo la politica, dunque. La gente litiga per niente, una sola parola desta nell'altro stupore, raccapriccio, sdegno. A volte certe cose si dicono apposta per fare incazzare l'altro.
I figli disprezzano i genitori perchè sono diversi da loro, le mogli odiano i mariti perchè non si mettono nei loro panni, gli amici si tolgono il saluto per un puntiglio.

Ma quando però si parla di immigrazione, ecco, io vedo avanti a me un mondo nuovo.
Sono tutti arciconvinti che le stesse persone che si accoltellano per un calcio di rigore, che si odiano per una divergenza ideologica di tre secoli fa, che si scazzottano per un parcheggio, sorrideranno poi di viva tenerezza davanti agli usi bizzarri di chi cucina cipolle a prima mattina.
E' probabile, non dico di no.