martedì, dicembre 29, 2009

Un testacalda col turbo.

Che genio Gianfranco, che innovatore! Il suo non è un libro, è la rivoluzione fatta libro, è talmente moderno che sembra scritto per un episodio di Star Trek.
Strano che nessuna ragazzina col ciuffo sull'occhio gli abbia chiesto, ciancicando una gomma a bocca chiusa, se i Pink Floid sono ancora vivi.
Eppure lui era lì, in compagnia dei giovani, preparato di tutto punto col berretto con l'elica, i roller-skates e una mazzafionda nuova di zecca. Niente; nessuno gli ha chiesto nulla del suo libro.
Qualcosa non ha funzionato tra lui e i nati nel 1989.
Forse perchè qualcuno ricorda che Star Trek ed Eminem danzavano insieme nella balera della libertà democratiche, mentre altri ricordano solo che sono morti in ere geologiche diverse.

Se continuano ad essere così incostanti, i giovani d'oggi, Gianfranco darà loro dei fascisti.

mercoledì, novembre 04, 2009

Le belle famiglie.

Se non la smettiamo di parlare sempre di politici che vanno a troie, non diventeremo mai un paese onesto, agli occhi delle inglesi. E questo è male, in proiezione internazionale.

lunedì, ottobre 05, 2009

Lacrime, baci e sangue.

Mi impressiona molto il fatto che Silvio Berlusconi riesca in qualche modo a far sempre la figura del presidente capace, mentre dall'altro lato si sia smesso quest'abito da più di un decennio. Mi preoccupa, moralmente dico, che l'opposizione, per spiegare alla gente com'è che questo fatto sia, dicono che quello lì è un mafioso impotente e lussurioso.
Forse, dopo Berlusconi, andrebbe ripensata l'idea stessa che servano inquadramenti precostituiti al dibattito. Destra, sinistra... Se avessimo tutti la dovuta sincerità, non avremmo problemi a trovare posizioni comuni su molte cose, a dare ragione o torto a questo e a quell'altro, e ci potremmo fluidamente polarizzare verso questa o quella opinione, di volta in volta. Si litigherebbe per dissenso, non per ripicca o piaggeria. Se ci fosse qualche vero giurista, si potrebbe ripensare la stessa Costituzione (scusate, era solo per dire).
La smetteremmo di parlare anche, sempre e solo, di Berlusconi, manco fosse il Cavaliere l'oggetto del bene pubblico definito dalla Costituzione.
Purtroppo, però, c'è una generazione, vegliarda e imbruttita, rattusa e disonesta, che non vuol chiudere nessuna guerra, a cominciare dal Rinascimento (Rinascimento, ho scritto bene, di chiudere il Risorgimento non se lo sognano nemmeno i più evoluti discepoli, figuriamoci). E' gente che sta in guerra da prima di nascere.
C'è gente come Eco, in Italia. Credono di essere loro l'Italia: una nazione perennemente scontenta e arrabbiata.
Edoardo de Filippo avrebbe consigliato a mogli simili, invece d'inseguir fantasmi, di prendere un pò di mazzate dal marito.

domenica, settembre 06, 2009

Vintage sex film festival.

Questa noiosa faccenda di Dino Boffo, oramai ex-direttore di Avvenire, ha prodotto uno squarcio nella storia del XX secolo italiano. Uno squarcio enorme, quasi osceno per la sua ampiezza.
Si vede oramai, dentro questa ferita sulla pelle del secolo passato, la consorteria tra pretastri e progressisti che tutti hanno sempre conosciuto bene e che nessuno tuttavia ricorda di nominare quando si fanno i conti tra chi detiene i media e chi no.
E il fatto che lo sputtanamento generale del XX secolo sia storicamente cominciato il secolo successivo, da un episodio di turbolento amore omosessuale di cui è sospettato il classico potente scapolone democristiano, beh... anche questo rivela sfacciatamente un sacco di cose.
Persino la barbetta di Boffo: arcigna, vanitosa e demodè, sembra la firma dello sceneggiatore.

lunedì, aprile 06, 2009

Vecchi poeti bellimbusti.

Maledetto vecchio cinema italiano! Ecco chi è stato!
E' colpa sua se, al giorno d'oggi, ogni buon cittadino inglese, che sia realista maschio e bianco, ci odia. Maledetta forza del cinema! Nemmeno avevamo finito di perdere la guerra, e già dipingevamo i sogni di mezzo mondo coi colori delle nostre facce di maschera, con le nostre sordide strade assolate, col blu imbroglione del nostro mare.
Nel cinema italiano degli anni 50 e 60 è tutto dannatamente bello. Le donne, gli uomini, le case, le macchine, i colori del bianconero. L'invasione, perchè così deve essere stata vista da nord, delle tradizioni domestiche altrui con la nostra promiscua ed equivoca gentilezza, sfacciataggine, furbizia sociale, è stata la causa prima dell'odio che, un pò tutti ma gli Inglesi soprattutto, provano per noi. E pensare che il modello italiano lo disprezziamo persino noi stessi, ogni giorno, da almeno due secoli!
Quei film hanno violato la sacralità del desco familiare di nazioni ben più evolute della nostra. Quel mondo che i buoni padri fondatori del Commonwelt consideravano debole, corrotto e immorale, divenne, a dispetto delle negative sorti belliche, che avrebbero dovuto estinguerne ogni pretesa, il sogno inquieto di mogli e figli.
Bel guaio avete combinato! Imporre un'estetica così paradossale come la nostra a paesi tanto serenamente diversi da noi.

Adesso, per recuperare il rapporto, toccherà tornare a prima di Sciosciammocca, a prima di Pulcinella; bisognerà convincerli nuovamente che l'italiano è un innocuo (e impotente, mi raccomando) buffone, possibilmente furbo e divertente, che vive in una scenografia da quattro soldi.
Ci vorranno vagonate di Benigni.

martedì, marzo 31, 2009

OGM

Due conti, per presagire matematicamente la successione di Berlusconi.
I voti con cui s'è costruito il primo governo di centrodestra della storia repubblicana sono, nell'ordine di importanza per numero: cattolici, liberali, riformisti. Che rappresentano, poi, tre elettorati-tipo, ben distinti tra loro.
Con quella magica formuletta, datata 1994, "libertà" (nel presupposto che prima non ce ne fosse, e chi vuol capire capisca), il Cavaliere è riuscito a riunire Sud e Nord, proprietari e proletari, intellettuali e lavoratori. L'unica maggioranza possibile oltre il popolo, organizzato e militante, delle forze progressiste. Questo comporta una serie di valutazioni: sarebbe, certamente, un grave errore mettere a capo della destra di domani un cattolico di curia; non saprebbe parlare alle forze produttive e sane del paese, e nemmeno ai ceti istruiti (eh, questo sì che è un bel guaio).
Del pari, sarebbe un grave errore metterci un liberale tout-court. Non saprebbe parlare alle famiglie, alle donne, e forse nemmeno ai ragazzi, nel 2009.
Così come sarebbe madornale fare leader un riformista. La bandiera, se si fa professione, è invisa a mezza nazione: al Sud, al Vaticano, alle mamme, ai liberali. Non è nemmeno italiana, come idea.

Figuriamoci che errore sarebbe, con questi presupposti, se il leader lo facesse uno che è un pò di tutti e tre, e in fondo un pò di nessuno.
Per fare il paio, bisognerebbe dare la sinistra ad un riformista ricco, baciapile e libertino.
Così poi si mettono insieme e ridono di noi, ne sono sicuro.

domenica, marzo 22, 2009

Ovali.

La nazionale italiana di rugby, dopo aver fatto sognare per carattere e forza, rispetto alle "femminucce" del calcio, ha smesso. Calendari e interviste non vanno d'accordo con la fragilità del campione. Perchè il campione, a volte, può essere fragile, e molti di loro lo sono decisamente.
Non gli è convenuta, a conti fatti, la carriera sportiva.
Ai calciatori, almeno, per la vecchiaia rimane una velina da raccontare.

giovedì, marzo 19, 2009

Cassintegrazione.

La clinica Mangiagalli di Milano ha diffuso la notizia secondo cui negli ultimi mesi sarebbero cresciuti gli aborti tra le italiane in maniera preoccupante. Colpa della crisi, dicono alla clinica, e molte famiglie rimandano la gravidanza a tempi migliori.
Al tempo, 1978, dissero che l'aborto doveva servire per una maternità libera e volontaria.
Oggi sappiamo che il senso era molto ampio. Volendo, nessuno può vietarvi di sentirvi liberi e volontari di non perdere l'abbonamento Sky, durante la crisi.
Quando si dice una buona legge. Padronale.

lunedì, marzo 09, 2009

Venerdì, di Repubblica.

Davanti ad una crisi di liquidità dalle proporzioni colossali, e alla contrazione produttiva peggiore degli ultimi decenni, Obama ha già fatto tre leggi: ha chiuso Guantanamo, ha riattivato i finanziamenti per l'aborto nel terzo mondo e quelli per la ricerca sulle staminali.
Politicamente, solo la prima ha qualche pregio morale. Ma in realtà chiudono a Cuba e riaprono in Afghanistan. Le altre due sono residuati sessantottini: forse discutibili, probabilmente inopportuni, certamente inutili. E che c'entra con la crisi, dirà qualcuno cioè io, questo prologo legislativo? Niente. Una vera programmazione di interventi economici, per la crisi, manca del tutto. E come mai, diranno tutti a questo punto? Sarà mica incapace, l'Obama lì? No.
La ragione è nella Sindrome di Stoccolma.
L'uomo del secolo è una vittima. Voleva soltanto essere un bravo presidente, dimostrare che siamo tutti uguali, non perdere la grande occasione. Liberarsi e liberare.
E invece a quelli che lo incensano, cresciuti a pane e Marcuse, lui piace solo perchè fa etnico, nulla più. E' un mondo intellettuale esangue e sfatto, quello dei democratici americani. Talmente giù, che risente di tutti i fallimenti altrui, senza poter beneficiare delle proprie antiche medaglie. Un mondo che apprezza solo per dispetto, che lusinga solo per rivincita.
Lui, di rimando, non resiste, non può fare a meno di ricambiare lusinghe tanto altolocate, e con amorevole mitezza non osa, non si reputa all'altezza, forse non si pone nemmeno il problema, di fare più di questo. Un meccanismo perfetto di amore e morte.

Vi ricordate la storia di quello che amava tanto il suo cane che quando morì se lo fece riporre nella bara? Commuovente, peccato solo che il cane era (ancora) vivo.

giovedì, marzo 05, 2009

2 novembre.

Se non si decidono, su ad AN, a spiegarci cosa è diventato ed a cosa aspira il partito che fu di Michelini e di Almirante, finirà che sulla lapide dovremo scrivere: "bussare e attendere".

lunedì, febbraio 16, 2009

Ho scritto una lettera al babbo.

Confesso che Franceschini mi piace. Il giuramento sulla Costituzione, il papà partigiano, la bella Ferrara in assetto da gara con la livrea dell'ANPI, le grida all'autoritarismo. Bello.

Con l'esercito americano alle porte, avrebbe fatto un figurone.

lunedì, febbraio 09, 2009

Liquido progresso.

La Corte d'Appello di Milano, innovando il diritto vigente, ha creato l'inedito istituto della rinuncia al diritto di vivere, prima. Poi, ri-innovando, ha ammesso la prova testimoniale di tale rinuncia.
Professionalmente parlando, non hanno badato a spese pur di far fuori la povera, e invalida, Eluana: i tre giudici milanesi hanno creato una novità di diritto sostanziale, che necessitava costituzionalmente dell'approvazione del popolo; ed hanno materializzato una novità procedurale, che dovrebbe (ad esser coerenti) gettare un colpo di spugna su ogni simile preclusione codicistica: da domani, potrete provare con un testimone patti contrari a stipule in forma scritta, e magari anche le ultime volontà dello zio ricco.
Mercè la fortunata carriera mediatica di papà Beppino (il povero boia vigliacco di sua figlia, l'uomo che non l'ha mai accudita, e poi ha vantato diritti sulla sua testa), da domani potrete considerare risolta l'ancestrale domanda "chi siamo". Ecco chi siamo: siamo dei boia, nati al solo fine di dare la morte anzitempo agli altri, per un motivo o per l'altro. E' più forte di noi.

Come se ci fosse qualche utilità certa ad affrettare un esito di cui non sappiamo nulla. Buona fortuna Beppino Englaro, ti auguro di vivere per sempre.

giovedì, gennaio 15, 2009

T.V.B.

La democrazia è una donna bellissima. In quanto tale tutti la ammirano, e pochi la capiscono. Ed è tragicamente normale che sia così. E' sempre stato così.
Infatti ella, poichè promette così tanto in bellezza, inevitabilmente espone gli aspiranti conquistatori alla frustrazione insostenibile di una sconfitta quantomai grave. E più la sconfitta, il rifiuto, sono definitivi (o vengono fatti maliziosamente tali), più diventa difficile per lo spasimante soffocare la ribellione e la disperazione. Ma c'è modo e modo di perdere, in amore.
Per dire, una volta i delusi d'amore si buttavano al fume, o si arruolavano nella Legione Straniera. Davano a sè stessi la colpa del fallimento.
Oggi gli stessi delusi e respinti, figli di un secolo egocentrico e bambinone, si risolvono piuttosto a dare della mignotta, o della racchia, al mai conquistato oggetto dei desideri. Non riescono a considerarsi romanticamente colpevoli di qualcosa, non si sentono altro che vittime.

Furio Colombo, con la democrazia, ci ha messaggiato per un anno. "Io e te tre voti sopra il cielo". Poi un bel giorno lei lo respinse; e fu costretta a cambiare numero.

mercoledì, dicembre 10, 2008

Di Blondi Hitler e d'altre tenerezze.

Margaret Sanger. Ho cercato qualcosa in rete ed ho trovato una letteratura agiografica da far paura.
La signora, fondatrice del Planned Parenthood, organismo che divulga la cultura della "genitorialità pianificata" (nel presupposto che essa sia spesso un deprecabile errore di valutazione dovuto all'ignoranza o al caso), sosteneva che l'umanità avrebbe dovuto porsi il problema di selezionare una razza migliore, e che gli inadatti avrebbero dovuto essere sterilizzati. Inoltre, siccome razza inferiore, ella sosteneva che gli afroamericani fossero fin troppo prolifici.
L'istituto fondato dalla Sanger ha così, difatti, messo cliniche soprattutto nei ghetti americani, ed ha contribuito a consolidare il singolare dato statistico per cui in america un aborto su due è nero, e gli afroamericani sono l'unica minoranza recessiva della nazione.
D'altro canto, il dato non desta scalpore eccessivo nemmeno in patria. Obama è un amico del Planned Parenthhod. I neri medesimi (sono terrone e lo so) considerano sè stessi, educati nelle scuole pubbliche al rispetto del bavaglino bianco e del faccino candido, come un qualcosa da pianificare perchè sudicio, povero, impresentabile al consesso puritano e civile della storia nazionale.
Incredibilmente, le convinzioni eugenetiche della signora Sanger si trovano a stento nella rete. Piuttosto si sottolinea con forza che costei fosse una paladina dei diritti delle donne, poichè raccomandava di procreare responsabilmente.
La storia incredibile, ora, non è che la Sanger fosse una fanatica razzista. La storia incredibile è che nessuno si ricordi del cagnolino di Hitler.

lunedì, dicembre 08, 2008

Avanti tutta.

Magari fossero contestazioni, quelle di questi giorni alla ministra Gelmini che vuole cambiare la scuola italiana.
Magari quelli più anziani in piazza fossero davvero dei cattivi maestri, e i più giovani degli insubordinati. Magari fossero picchetti, quei presidi minacciati, e pugni chiusi quelle mani minacciose. Avremmo, almeno, di che preoccuparci.
E invece non sono niente. La storia si ripete in farsa, a volte, quando è già stata tragedia; figuriamoci poi, quando già è stata un'improduttiva farsa la prima volta, cosa potrà mai diventare trenta e passa anni dopo. Una bieca messa in scena?
Inutile concertarsi con questa piazza qui. Giovani segaioli come lo siamo stati tutti, bisogna solo rimanere ad osservarli nel medio periodo: alcuni di loro, altri trent'anni ed avranno limato abbastanza le proprie idee, da potersi congedare dalla partecipazione civile come inguaribili e innocui nostalgici, come patetici sedicenti incompresi, o come battaglieri stanchi e nauseati di ogni cosa reale.
Patetici, forse, come vecchi professori comunisti, di quelli che nel 2008 si sono ridotti a fare a gara di giovanilismo tra loro e con gli alunni, con traballanti e, spesso, imbarazzanti esiti.
Naturalmente, solo i ragazzi più ingenui finiranno così.
Quelli più prosaici, infatti, scopriranno tra pochi anni le delizie del capitalismo, e appena avranno un figlio prenderanno a odiare immigrati, zingari e terroni.
Adolescenzialmente parlando, il progressismo sta all'intolleranza come il vino al mal di testa.

Fame.

Gli immigrati fanno lavori che gli italiani non fanno più. Proprio gli Italiani quei lavori non li fanno.
A costo di grattarsi la pancia da mattina a sera, il grasso cittadino tricolore non ne vuole sapere di spazzare le strade o di stendere pizze o di raccogliere pomodori. "Macchè - dice, con la bocca sozza di sugo - scherziamo? Io, un benestante figlio di cotanta patria?".
E difatti il denaro qui da noi non manca: si esce dalle università e già bisogna dribblare le offerte di lavoro, si ereditano dai padri fiorenti attività artigianali, centinaia di migliaia di piccole botteghe sulle quali non tramonta mai il sole, ed anche la più piccola fabbrichetta non teme i rovesci del mercato.
E poi, per chi non eredita, quale maggior facilità ad aprire lui stesso una ditta, o ad inaugurare un impiego in fabbrica pieno di promesse? Non c'è che da scegliere; il figlio dello spazzino diventa avvocato, il barbone vince la schedina, la brutta trova marito.
E poi che stato, che nazione l'Italia! Ad una burocrazia disponibile e attenta si unisce una tassazione quantomai mite e personalizzata. Pare che lo stato ci sia sempre e non ci sia mai, a seconda della maggiore o minore sua utilità nella vita di tutti i giorni.
E' chiaro che quei lavori lì, a queste condizioni, non li voglia fare nessuno. Io proprio non capisco quale italiano ne avrebbe mai bisogno.

venerdì, novembre 28, 2008

Cesarismo e affini.

Fini ha parlato di rischio "cesarismo" nel PdL. E' vero, non c'è dubbio, il rischio c'è.
Ma cosa farebbe Gianfranco Fini se diventasse lui il capo della PdL? Una sola cosa, molto semplice: anzitutto, delegherebbe ogni potere ai suoi fiduciari locali, scelti in base a personale affinità; secondariamente, darebbe loro il permesso di agire senza doverlo preventivamente avvisare, falciando secondo la bisogna chiunque si mostri in disaccordo non già e non ancora sulla linea nazionale, ma sull'azione personale del satrapo finiano di turno.
Fantascienza? Purtroppo no, questo è nè più e nè meno di ciò che è successo in AN, finora dalla sua fondazione. Molti ritengono che, addirittura, sia questa la causa principale dell'estinzione della classe dirigente locale di AN, e in definitiva, della stentatissima sopravvivenza di un partito che, il giorno prima delle elezioni, pare piaccia a tutti, mentre il giorno dopo si scopre, nonostante le fortune degli altri (FI e Lega, soprattutto), sempre relegata sul suo abituale 10-12 %, elettorato perlopiù vecchio e affezionato.
Questo scenario aspetta il Pdl in mano a Fini, e c'è di più: poichè tali sistemi tirannici non funzionano e sono politicamente inefficaci, prima ancora che moralmente disprezzabili, la vecchia AN è divenuta un covo di sospettosi e di traditori, alcuni dei quali dirigono le loro furberie proditorie, addirittura, proprio verso il "caro leader", come accaduto alle ultime elezioni politiche (parlo della Basilicata, ma suppongo siano casi frequenti), il quale, in mezzo ai raggiri dei supposti pupilli, ai quali ha demandato per anni ogni potere decisionale, nulla teme, e quindi nulla può per difendersi.
Qui in Basilicata, per esempio, non solo è cascato nel raggiro di un suo pupillo, ma questo pupillo ha avuto complice un fedellissimo romano del capo, traditore anch'egli, e non basta. L'operazione era rivolta sia ai danni di Gianfranco Fini e la sua linea decisionista, sia contro un protetto finiano di un'altra provincia della regione, certo grosso avvocato sindaco, e Fini non è riuscito a difendere nè sè stesso nè quell'altro poveraccio del suo sindaco. In effetti sia il truffatore che il sindaco hanno una anzianità di servizio finiana da fare invidia, ma adesso che il secondo ha pagato l'inanità del capo, presumibilmente, come una donna tradita, lo odia e vorrà rendergli pan per focaccia alla prossima occasione. E così via; roba da ridere, se non ci fosse da piangere.
E del resto, i suoi più piccoli, in fondo, giocano al massacro perchè costretti: per quanto la fiducia rimessa loro sia tanta, per ora mancano i voti e presto, mercè la smidollata adesione al predellino del Cavaliere, mancheranno i posti. Il che vuol dire, per molti vecchissimi leoni che hanno speso una vita per il partito, la fine di tutto, decisa con la leggerezza di una brezza matutina.
Poi, comunque, bisogna essere onesti: queste cose succedono in ogni partito: chi riesce, chi viene spinto ai margini, chi fallisce, chi ha senza meritare. Ma in nessuna realtà politica monta un malcontento, intimo e profondo, come nel cuore di AN, disagio di militanti e dirigenti continuamente dissimulato e rintuzzato dalla paura di andare via, di rinnegare Almirante, e con lui ciò che resta della gioventù. In fondo si tratta di un partino non più nostalgico, ma fatto di nostalgici.
Persino l'attuale interregno di AN risente di questo clima. Larussa e Alemanno, a differenza di chi va via e di chi resta morendo lentamente, hanno deciso di rilevare la baracca, ed hanno preso a lavorare anche loro di artifizio e di raggiro ai danni del capo: hanno spinto Fini nelle braccia di Berlusconi e lo hanno avviato ("I know my chickens" si saranno detti) ad una lusinghiera quanto effimera carriera istituzional-estera che dovrebbe imitare quella di un Prodi o di un Monti, aristocrazia burocratica alla quale il povero Nostro non avrà mai veramente accesso, per quanto ci si sbatta.
E tutto questo per desiderio di potere (tipico della politica) e, nonostante tutto, per timore del capo, che ha ancora molto potere rispetto a loro e può, teoricamente, azzerare fino all'ultimo minuto le candidature dei loro uomini in ogni regione, decretandone la fine politica.

Fini, come detto, ha paventato il rischio di cesarismo nel PdL.
Ma è meglio il Cesarismo di Cesare, del Cesarismo di Tizio, dico io.

Il favorito ha perso.

In principio, pare, fu l'Antiberlusconismo: "Berlusconi ha occupato le centrali della comunicazione di massa, omologando i flussi di informazioni, banalizzando la cultura e in definitiva cambiando la società". Poi ti ricordi d'un tratto di Gramsci, delle toghe rosse, dei professori sessantottini, delle mamme femministe, dei registi e dei pittori schierati.

L'odio che la sinistra di tutto il mondo prova per Berlusconi non è odio politico. E' l'odio del secondo arrivato, qualcosa di più e di peggio.

sabato, novembre 15, 2008

Sadomaso.

Qualcuno, sulle terrazze dei Parioli, ha molto a cuore le sorti della povera gente. Sono persone sensibili, miliardari con un cuore così. Raffinati come pochi altri, si interessano di tutto ciò che apra le porte della percezione: viaggi, libri, buona tv.
Aborrono la televisione delle tette, le volgarità gridate, le spiagge affollate e la puzza di sudore.

Poi, per qualche irresistibile fremito, nel segreto di un'alcova prendono ordini da Antonio di Pietro. Grrr...

giovedì, novembre 13, 2008

Guardatemi.

Questo è un testamento morale.
Fatene ciò che vi pare, dacchè quando accadesse ciò che sto per dire, potrei bene aver cambiato idea.
Innanzitutto: non vi arrogate il diritto di parlare a mio nome, diffido padri e madri dall'interpretare la mia volontà, perchè essa, nel momento, sarebbe inesistente. Non inespressa, attenzione, ma scentificamente inesistente.
Parlo del giorno in cui, a causa di una patologia simile a quella di Terry Schiavo, diagnosticatami anni fa, potrei finire in coma vegetativo.
La volontà, che altri dovessero esprimere a mio nome, non esiste che nelle loro menti, ed è il precipitato mentale di idee, paure personalissime, ideologie, interessi.
Diffido quindi fin da ora chiunque dall'esprimere, quando sarà, un parere in merito alla mia intenzione di suicidarmi, senza farla precedere e seguire dalla esplicita precisazione che si tratta di una sua personale, ed arrangiata, supposizione.
Diffido anche gli amici, soprattutto per decenza, dall'esprimere pareri in merito ad idiozie del tipo "la sua voglia di vivere", "il suo grande amore per la vita" ecc., perchè esse potrebbero facilmente diventare strumento di pressione psicologica su fidanzate, madri, medici. A me la vita piace, lo sanno tutti. Quello che c'è nel coma vegetativo, invece, mi è indifferente.
E non sono io a crederlo; siete voi, senza nessuna eccezione, ad affermarlo. L'ha detto alla tv persino il padre di Eluana Englaro, stasera: "Eluana non prova nulla".
Quindi io non proverei nulla, e pertanto nessuno è autorizzato a supporre una mia qualche volontà di fare o non fare alcunchè, e nessuno è autorizzato ad affermare che io soffra o stia male o semplicemente non stia bene in quella situazione, perchè non è vero.

Io comunque vorrei restare nel mio letto, se finirò a quel modo. Vorrei che spendiate tempo e denaro per garantirmi di sopravvivere, grazie.
Non mi spaventa, ed anzi trovo idiota questa paura, dormire di quel sonno così profondo, così stabile. Non provavo nulla prima di vivere, non proverò nulla in quei giorni. Se c'è un aldilà, ci andrò, prima o poi come tutti, se non mi sveglio. Se non c'è, meglio trattenersi un pò tra i vivi, hai visto mai.
A proposito, evitate anche la parola "liberazione". Rivela germi mentali marxisti, o peggio induisti: libero da cosa? Credete nella reincarnazione, forse? Beh, io no.
E venitemi a trovare, invece di fare chiacchiere. E magari approfittatene per rimirarmi, in tutta la raggiante tristezza del mio stato, e cavare qualche riflessione da quelle testoline. Così, anche solo qualche pensierino da rivendersi a cena, per fare gli intellettuali, gli uomini vissuti.
O tacete, e guardatevi i fatti vostri, che a me la vostra presenza non è indispensabile. Mi basta la pietà dell'ultimo dei tecnici ospedalieri.

Magari poi, là per là, cambio idea, di questo sono perfettamente cosciente; magari là per là rinsavisco, da qualche parte nella corteccia cerebrale, giusto un attimo per rendermi conto di cosa è successo, e decido che voglio morire.
Se riesco, ve lo faccio capire, eventualmente, ma non ci sperate.
Ad ogni buon conto, fin da ora per allora, chiedo scusa a tutti: al mondo che cerca risposte rapide, alla gente abituata a risolvere tutto e subito, ai politici che devono dare risposte puntuali e tempestive, ai giudici che vogliono legiferare in occasione delle sentenze.
Mi dispiace, davvero, so di essere solo un piccolo incidente, e che tutti avete da fare. Ma dovrete aspettarmi, forse tanto tempo, col rischio che non arriverò.