La saldatura storica tra le litigiose fazioni popolari, infiammate da alcuni secoli di cocciuto e pretestuoso campanilismo, almeno qui in Italia, si è miracolosamente realizzata nell'aspettativa, collettiva e trasversale, che in questo secolo di incertezza e di paura un gruppo di accreditati aristocratici faccia al posto nostro le scelte giuste. Viene fuori la proverbiale pragmaticità nazionale e siamo tutti d'accordo: che siano le scelte da noi sempre disprezzate, le scelte dolorose e responsabili che abbiamo sempre deriso. Berlusconi subisce i processi, Bersani il liberismo, e nessuno protesta di niente.
Sembra che, dopo l'impetuoso entusiasmo conflittuale dell'adolescenza, sia infine arrivato qualcosa di simile al saggio e composto discernimento dell'età matura. E difatti, manca d'un tratto la voglia di combattere, sorge l'esigenza di fermarsi nelle acque sicure di un porto, i vecchi nemici diventano consorti e i progetti, quei pochi che si fanno, sono tutti poesia di sacrificio.
Ammettiamolo. Alla luce di tutta questa maturità, la Costituzione sembra quasi un'intemperanza.
giovedì, febbraio 23, 2012
domenica, settembre 25, 2011
Bye bye Einstein.
Trovata una particella più veloce della luce. Contrariamente alle previsioni, essa ha una massa infinitesimale, non dimagrisce e non ringiovanisce per strada. Quella di Einstein si rivela, forse definitivamente, una teoria errata nelle premesse e nelle conclusioni. Nel frattempo, però, la bizzarria dello spaziotempo è stata brandeggiata come una clava dai sacerdoti del materialismo. Sicchè finalmente è chiaro: le cause verranno sempre prima degli effetti, e il tempo, che pure a volte se la prende comoda, è sempre galantuomo.
La papessa.
La direttrice di Vogue America, Anna Wintour, si stupisce che le donne italiane non facciano niente per abbattere Berlusconi.
Ma non è vero che non fanno niente. In effetti non fanno altro che quello: si introducono di notte nella sua camera da letto, gli fanno fare sforzi non opportuni a quell'età, gli sottraggono denaro, lo sfiniscono fisicamente e moralmente.
Uno stile politico che hanno imparato, forse, proprio leggendo Vogue.
Ma non è vero che non fanno niente. In effetti non fanno altro che quello: si introducono di notte nella sua camera da letto, gli fanno fare sforzi non opportuni a quell'età, gli sottraggono denaro, lo sfiniscono fisicamente e moralmente.
Uno stile politico che hanno imparato, forse, proprio leggendo Vogue.
venerdì, agosto 19, 2011
Senza.
La ricchezza morale e materiale dell'uomo si misura al momento di andare a dormire. Non prima, e non dopo.
E' in quel momento che le miserie, quelle vere, mordono con ogni libertà.
E' in quel momento che le miserie, quelle vere, mordono con ogni libertà.
domenica, settembre 26, 2010
Scandalo Spazzatura napoli: la vergogna di una capitale che non rappresenta più nessuno.
La proverbiale intelligenza dei Napoletani, contro ogni previsione, è diventata la causa finale del decadimento di Napoli.
E’ la triste ironia del destino, tanto più insolente e malvagio se pensiamo che non c’è nulla di più lontano dalla comprensibilità, per Napoli parole e musica, del romanzo di un’intelligenza sprecata. Da che Napoli è Napoli, infatti, le storie in cui rifulge la genialità, lo slancio e “l’arte di arrangiarsi” finiscono immancabilmente col premio finale e gli applausi del pubblico.
Pulcinella era questo, e Felice Sciosciammocca gli è stato fedele discepolo.
Poi vennero Totò e il grande Eduardo. Il primo, nipote d’arte, ha proseguito la suonata, adattandola al terzo millennio venturo, e vezzeggiando dei napoletani la maschera stereotipata un secolo prima.
Il secondo, al contrario, è stato un padre arcigno, non amato come la premurosa mamma de Curtis, che ha riservato ai figli poco pane e poco affetto. Li ha descritti con un taccagno amore senza illusioni, finendo così liquidato come si liquida questo genere di vecchi borbottoni.
Orbene. Oggi c’è la spazzatura per strada, a Napoli. A Milano non c’è, a Roma nemmeno, e nemmeno a Taranto. C’è a Napoli. Già, ma perché c’è la spazzatura per strada, a Napoli? Di certo non perché se ne produca troppa, o perché i Napoletani non siano gente pulita, o perché non siano capaci di gestire la faccenda. Figuramoci.
La sporcizia i Napoletani non la tollerano, e chi sia mai entrato in un quartiere popolare di Napoli sa bene che l’odore più ricorrente dalla sera alla mattina è quello dei detersivi. Ricorre più dell’odore del mangiare, e lo sprigionano le decine di litri di acqua e ammoniaca profumata che le mamme di Napoli gettano a terra davanti i loro bassi.
Tanto è lo scrupolo dell’igiene, che i Napoletani si lavano anche la strada pubblica avanti casa.
Ma questo a Milano non si sa. Nelle nuove capitali si sa solo che i Napoletani sono promiscui, che la città brulica di creature sporche e che, or non è guari, c’è stato il colera.
Sta bene. E allora mi si spieghi perché gli emigranti (vecchi e nuovi) non accumulano, nelle strade della loro nuova residenza (Milano o Amburgo), la monnezza come fanno a casa loro.
Mi si spieghi perché il Napoletano medio, che non è uno sporcaccione, tollera, a casa sua, cose che avrebbe orrore di fare e tollerare a casa d’altri. Avete mai visto a Milano un Napoletano che butta sacchetti dalla finestra? Eppure ne sono saliti al Nord di scostumati. E’ solo paura della legge, che lì si applica e da noi no? Ma così torniamo al punto di partenza: come mai lì si applica e da noi no?
Si può capire il problema separandolo in due punti. Il primo è molto importante, ed è anche molto semplice: la spazzatura a Napoli non la accumulano i Napoletani. La spazzatura l’accumula la Camorra.
Funziona così: è la camorra che paga i manifestanti disoccupati per fare casino poco prima delle elezioni, chiedendo assunzioni pubbliche anche se non si può, anche se non servono. La città è un inferno, ogni santo giorno.
E’ la Camorra che si rivende, poi, quei voti al migliore offerente, in cambio di sistemazioni precarie in posti di lavoro creati ad arte (i fondi FAS? una manna dal cielo).
E’ la Camorra, ancora, che briga e minaccia perché gli spazzini (assunti col sistema di cui sopra) non vadano a raccogliere la monnezza.
Ed è sempre la Camorra che chiama i giornalisti e gli mostra lo scempio a gambe aperte della città che li ha messi al mondo: “guardate… guardate voi che fetenzia!... e questo che cos’è… ‘l’inferno aperto!... Gesù… qua la colpa è del comune, che non vuole assumere altri spazzini”, oppure “qua la colpa è dello stato, che non vuole fare le discariche”.
Beninteso, è sempre la Camorra che dà fuoco poi alle discariche, che gestisce quelle parallele e quelle abusive, che si oppone alla costruzione degli inceneritori: “wè, noi non vogliamo morire di tumore!...”. E nel resto d’Italia cosa sono allora, maniaci masochisti?
Ed è la camorra, come emerso da recenti indagini DDA, che fa sparire nottetempo centinaia di cassonetti, assalta e incendia i camion dello smaltimento, danneggia gli stessi camion nei piazzali pubblici e dà fuoco ai rifiuti tra le case.
Il secondo punto, e si arriva così alla soluzione, è quest’altro: i Napoletani, che non ne sono responsabili in quanto tali, sopportano però tutto questo. Non solo: lo sopportano e non possono farne a meno.
Sopportano, e non hanno né la pazienza né la forza di risolverlo.
Ma perché una simile follia, da parte di gente tanto attiva e impetuosa? Semplice: il ciclo poetico della napoletanità, coi suoi connotati romantici famosi in tutto il mondo, è finito. E’ rimasto, dopo due secoli di dolcissimo ardore, un precipitato freddo e puzzolente. La Camorra è la cenere rimasta dopo aver bruciato sull’altare di Partenope tutto quello che di buono, e combustibile, c’era non solo in città, ma anche nelle origini greche, latine e moderne di tutta la cultura europea: tollerare l’eccezione in nome della bellezza, l’eccentrico in nome della libertà, il favore in nome della giustizia. Napoli ardeva le illusioni culturali più di tutte le città occidentali, e proprio per questo si è spenta prima. Avesse dato ascolto al grande Eduardo, forse si sarebbe fermata; il fuoco era dolce, questa cenere puzza assai.
Oggi i Napoletani sono prigionieri del loro stereotipo. Per aver innalzato agli onori di una vera e propria religione civile il culto dell’intelligenza, sono rimasti privi di argomenti morali da opporre a chi, di quella genialità, ha fatto un’industria. Sotto sotto, i Napoletani non apprezzano appieno il potenziale disgregante della Camorra. Guardano ad essa come guardano al problema dello smog, e guardano i camorristi come fossero comuni ladri.
Alla Camorra risponde solo Saviano che, pur nella generosità del suo impegno, pensa di risolvere i problemi di Napoli senza risolvere prima quelli del mondo. Curare il raffreddore soffiando il naso.
Napoli è malata in un mondo malato anch’esso. Ma è malata più di altri perché stanca più di altri. E gli altri, con i problemi che hanno, vogliono occuparsi di Napoli solo se fa ridere o se fa piangere, mentre questa Napoli appestata e impresentabile (altro che ‘o zappatore al grand’hotel!) non la vuole vedere nessuno. Una carta sporca.
Una città malata che o si sana da sé in una notte, o non la salva più nessuno.
E’ la triste ironia del destino, tanto più insolente e malvagio se pensiamo che non c’è nulla di più lontano dalla comprensibilità, per Napoli parole e musica, del romanzo di un’intelligenza sprecata. Da che Napoli è Napoli, infatti, le storie in cui rifulge la genialità, lo slancio e “l’arte di arrangiarsi” finiscono immancabilmente col premio finale e gli applausi del pubblico.
Pulcinella era questo, e Felice Sciosciammocca gli è stato fedele discepolo.
Poi vennero Totò e il grande Eduardo. Il primo, nipote d’arte, ha proseguito la suonata, adattandola al terzo millennio venturo, e vezzeggiando dei napoletani la maschera stereotipata un secolo prima.
Il secondo, al contrario, è stato un padre arcigno, non amato come la premurosa mamma de Curtis, che ha riservato ai figli poco pane e poco affetto. Li ha descritti con un taccagno amore senza illusioni, finendo così liquidato come si liquida questo genere di vecchi borbottoni.
Orbene. Oggi c’è la spazzatura per strada, a Napoli. A Milano non c’è, a Roma nemmeno, e nemmeno a Taranto. C’è a Napoli. Già, ma perché c’è la spazzatura per strada, a Napoli? Di certo non perché se ne produca troppa, o perché i Napoletani non siano gente pulita, o perché non siano capaci di gestire la faccenda. Figuramoci.
La sporcizia i Napoletani non la tollerano, e chi sia mai entrato in un quartiere popolare di Napoli sa bene che l’odore più ricorrente dalla sera alla mattina è quello dei detersivi. Ricorre più dell’odore del mangiare, e lo sprigionano le decine di litri di acqua e ammoniaca profumata che le mamme di Napoli gettano a terra davanti i loro bassi.
Tanto è lo scrupolo dell’igiene, che i Napoletani si lavano anche la strada pubblica avanti casa.
Ma questo a Milano non si sa. Nelle nuove capitali si sa solo che i Napoletani sono promiscui, che la città brulica di creature sporche e che, or non è guari, c’è stato il colera.
Sta bene. E allora mi si spieghi perché gli emigranti (vecchi e nuovi) non accumulano, nelle strade della loro nuova residenza (Milano o Amburgo), la monnezza come fanno a casa loro.
Mi si spieghi perché il Napoletano medio, che non è uno sporcaccione, tollera, a casa sua, cose che avrebbe orrore di fare e tollerare a casa d’altri. Avete mai visto a Milano un Napoletano che butta sacchetti dalla finestra? Eppure ne sono saliti al Nord di scostumati. E’ solo paura della legge, che lì si applica e da noi no? Ma così torniamo al punto di partenza: come mai lì si applica e da noi no?
Si può capire il problema separandolo in due punti. Il primo è molto importante, ed è anche molto semplice: la spazzatura a Napoli non la accumulano i Napoletani. La spazzatura l’accumula la Camorra.
Funziona così: è la camorra che paga i manifestanti disoccupati per fare casino poco prima delle elezioni, chiedendo assunzioni pubbliche anche se non si può, anche se non servono. La città è un inferno, ogni santo giorno.
E’ la Camorra che si rivende, poi, quei voti al migliore offerente, in cambio di sistemazioni precarie in posti di lavoro creati ad arte (i fondi FAS? una manna dal cielo).
E’ la Camorra, ancora, che briga e minaccia perché gli spazzini (assunti col sistema di cui sopra) non vadano a raccogliere la monnezza.
Ed è sempre la Camorra che chiama i giornalisti e gli mostra lo scempio a gambe aperte della città che li ha messi al mondo: “guardate… guardate voi che fetenzia!... e questo che cos’è… ‘l’inferno aperto!... Gesù… qua la colpa è del comune, che non vuole assumere altri spazzini”, oppure “qua la colpa è dello stato, che non vuole fare le discariche”.
Beninteso, è sempre la Camorra che dà fuoco poi alle discariche, che gestisce quelle parallele e quelle abusive, che si oppone alla costruzione degli inceneritori: “wè, noi non vogliamo morire di tumore!...”. E nel resto d’Italia cosa sono allora, maniaci masochisti?
Ed è la camorra, come emerso da recenti indagini DDA, che fa sparire nottetempo centinaia di cassonetti, assalta e incendia i camion dello smaltimento, danneggia gli stessi camion nei piazzali pubblici e dà fuoco ai rifiuti tra le case.
Il secondo punto, e si arriva così alla soluzione, è quest’altro: i Napoletani, che non ne sono responsabili in quanto tali, sopportano però tutto questo. Non solo: lo sopportano e non possono farne a meno.
Sopportano, e non hanno né la pazienza né la forza di risolverlo.
Ma perché una simile follia, da parte di gente tanto attiva e impetuosa? Semplice: il ciclo poetico della napoletanità, coi suoi connotati romantici famosi in tutto il mondo, è finito. E’ rimasto, dopo due secoli di dolcissimo ardore, un precipitato freddo e puzzolente. La Camorra è la cenere rimasta dopo aver bruciato sull’altare di Partenope tutto quello che di buono, e combustibile, c’era non solo in città, ma anche nelle origini greche, latine e moderne di tutta la cultura europea: tollerare l’eccezione in nome della bellezza, l’eccentrico in nome della libertà, il favore in nome della giustizia. Napoli ardeva le illusioni culturali più di tutte le città occidentali, e proprio per questo si è spenta prima. Avesse dato ascolto al grande Eduardo, forse si sarebbe fermata; il fuoco era dolce, questa cenere puzza assai.
Oggi i Napoletani sono prigionieri del loro stereotipo. Per aver innalzato agli onori di una vera e propria religione civile il culto dell’intelligenza, sono rimasti privi di argomenti morali da opporre a chi, di quella genialità, ha fatto un’industria. Sotto sotto, i Napoletani non apprezzano appieno il potenziale disgregante della Camorra. Guardano ad essa come guardano al problema dello smog, e guardano i camorristi come fossero comuni ladri.
Alla Camorra risponde solo Saviano che, pur nella generosità del suo impegno, pensa di risolvere i problemi di Napoli senza risolvere prima quelli del mondo. Curare il raffreddore soffiando il naso.
Napoli è malata in un mondo malato anch’esso. Ma è malata più di altri perché stanca più di altri. E gli altri, con i problemi che hanno, vogliono occuparsi di Napoli solo se fa ridere o se fa piangere, mentre questa Napoli appestata e impresentabile (altro che ‘o zappatore al grand’hotel!) non la vuole vedere nessuno. Una carta sporca.
Una città malata che o si sana da sé in una notte, o non la salva più nessuno.
venerdì, maggio 21, 2010
La legge è uguale per tutti.
Uno scienziato afferma di aver creato una vita artificiale, e Mons. Bagnasco risponde a stretto giro che questo è un grande segno dell'intelligenza dell'uomo.
Dovrebbe inalberarsi Bagnasco, e con lui la Chiesa, dovrebbe rispondere che la vita (persino quella umana) si può già creare per vie naturali, e che se l'umanità prende a creare in laboratorio è per creare ciò che non esiste, e che in questo modo si dà vita a creature, che un domani potrebbero essere umane, secondo la volontà di chi ne chiede la produzione, il che può condurre a realtà mostruose, avvilenti, non rispettose del diritto naturale... E invece no, gli ha detto "bravo".
Sapete perchè? Perchè finalmente Bagnasco ha capito che queste scoperte sono confezionate apposta per generare annunci, e perpetrare, per reazione, la divisione sociale tra chi spera nella sovversione dell'ordine attuale (nella legittima aspettativa che quello successivo sia meglio) e chi, apparentemente per cinismo, vi si oppone. Di questa divisione, e Bagnasco certo non lo ignora, si nutre da secoli la grande eresia che ha contrapposto nazioni, famiglie e persone, con grande spargimento di sangue e ben poco guadagno morale.
Bagnasco ha deciso, invece, di sparigliare le carte e lasciar parlare il buon senso del medio padre di famiglia, visto che gli annunci di Venter (ma diciamo anche, le scoperte di Venter) al medio padre di famiglia, più che alla comunità scientifica, sono indirizzati. E bene ha fatto.
Venter, in effetti, non ha nemmeno prodotto una vera vita artificiale, ma ha manipolato materiale biologico già esistente: il Mycoplasma mycoides, creandone una versione da laboratorio (detta Mycoplasma mycoides laboratorius) che, nonostante le manipolazioni, questa volta rimane viva e si riproduce. Ma, anche creando un batterio sintetico, la questione non cambia anzi peggiora.
Venter afferma, a chi gli chiede se sta giocando a fare Dio, che egli non sta affatto giocando. E Bagnasco, che ha capito il gioco, invece di incazzarsi gli risponde "bravo!".
Così la palla, incredibilmente, torna a Venter, il quale, checchè ne pensi il medio padre di famiglia, non si schioderà, anche dopo i futuri annunci, dalle manipolazioni più o meno mirabolanti di rottami biologici altrui, finendo sui giornali, quando il solito padre di famiglia avrà capito che per Blade Runner non è ancora ora, con la consistenza degradante di una modella.
Se uomini di Chiesa cominciano a pensarla così, forse è adesso che comincia l'evo moderno. In futuro il potere, com'è ormai evidente, non si troverà nella tecnica, rottame freddo e impotente di fronte alla politica, ma nell'intelligenza pura di chi domina collettività.
E forse è sempre stato così.
Dovrebbe inalberarsi Bagnasco, e con lui la Chiesa, dovrebbe rispondere che la vita (persino quella umana) si può già creare per vie naturali, e che se l'umanità prende a creare in laboratorio è per creare ciò che non esiste, e che in questo modo si dà vita a creature, che un domani potrebbero essere umane, secondo la volontà di chi ne chiede la produzione, il che può condurre a realtà mostruose, avvilenti, non rispettose del diritto naturale... E invece no, gli ha detto "bravo".
Sapete perchè? Perchè finalmente Bagnasco ha capito che queste scoperte sono confezionate apposta per generare annunci, e perpetrare, per reazione, la divisione sociale tra chi spera nella sovversione dell'ordine attuale (nella legittima aspettativa che quello successivo sia meglio) e chi, apparentemente per cinismo, vi si oppone. Di questa divisione, e Bagnasco certo non lo ignora, si nutre da secoli la grande eresia che ha contrapposto nazioni, famiglie e persone, con grande spargimento di sangue e ben poco guadagno morale.
Bagnasco ha deciso, invece, di sparigliare le carte e lasciar parlare il buon senso del medio padre di famiglia, visto che gli annunci di Venter (ma diciamo anche, le scoperte di Venter) al medio padre di famiglia, più che alla comunità scientifica, sono indirizzati. E bene ha fatto.
Venter, in effetti, non ha nemmeno prodotto una vera vita artificiale, ma ha manipolato materiale biologico già esistente: il Mycoplasma mycoides, creandone una versione da laboratorio (detta Mycoplasma mycoides laboratorius) che, nonostante le manipolazioni, questa volta rimane viva e si riproduce. Ma, anche creando un batterio sintetico, la questione non cambia anzi peggiora.
Venter afferma, a chi gli chiede se sta giocando a fare Dio, che egli non sta affatto giocando. E Bagnasco, che ha capito il gioco, invece di incazzarsi gli risponde "bravo!".
Così la palla, incredibilmente, torna a Venter, il quale, checchè ne pensi il medio padre di famiglia, non si schioderà, anche dopo i futuri annunci, dalle manipolazioni più o meno mirabolanti di rottami biologici altrui, finendo sui giornali, quando il solito padre di famiglia avrà capito che per Blade Runner non è ancora ora, con la consistenza degradante di una modella.
Se uomini di Chiesa cominciano a pensarla così, forse è adesso che comincia l'evo moderno. In futuro il potere, com'è ormai evidente, non si troverà nella tecnica, rottame freddo e impotente di fronte alla politica, ma nell'intelligenza pura di chi domina collettività.
E forse è sempre stato così.
venerdì, aprile 16, 2010
The end... (tutto il resto sarà un sequel)
Diavolo d'un Bolognese!..
Non potendo evitare una morte certa, frega tutti e si suicida prima.
Degno del più visionario Dalì.
Non potendo evitare una morte certa, frega tutti e si suicida prima.
Degno del più visionario Dalì.
lunedì, aprile 12, 2010
Elisa Claps
Lo scenario che si è definito subito dopo il ritrovamento del corpo di Elisa Claps è per certi versi simile a quello che si definì subito dopo la sua scomparsa: nebuloso, incerto persino nei suoi elementi descrittivi, farcito di nomi che sembrano tirati per i capelli.
Vediamo.
Subito dopo il ritrovamento del corpo nella Chiesa della Trinità si scrive che Elisa era murata, e che è stata trovata da operai intenti a ordinarie manutenzioni dell'edificio.
Poi si rettifica: non era murata, era ricoperta di tegole e detriti. Infine si dice: non era nemmeno nascosta da sfasciumi, era semplicemente appoggiata sul pavimento.
La cosa più evidente sarebbe di ritenere che il corpo non sia stato sempre in quel posto.
E' evidente, infatti che esso, se esposto alla circolazione delle correnti del sottotetto, avrebbe emesso un odore troppo intenso per settimane, e sarebbe stato scoperto.
Si dice poi che era parzialmente mummificato. Questo conferma, se ce ne fosse bisogno, il dubbio precedente: in un sottotetto così ampio e presumibilmente arieggiato un corpo non si mummifica. Per mummificare un corpo non basta il buio e l'aria viziata, serve un'atmosfera rarefatta, da rendere impossibile i normali meccanismi aerobici (quindi, anche la stessa respirazione).
E quindi, se il corpo di Elisa non è stato sempre in Chiesa, o almeno non sembra che sia stato così, non vi pare opportuno chiarire chi ce lo ha portato, quando e perchè?
Del resto, che Elisa non sia stata sempre lì lo dimostra anche un altro elemento: nel 1996 un operaio è salito nel sottotetto, lo ha girato tutto e non ha visto nulla di strano, nemmeno cumuli di detriti.
Il corpo di Elisa, quindi, non è lì da sempre, ma ci è stato portato. Eppure sono in tanti, sui giornali, che si sono affrettati a concludere che il corpo sia lì da 17 anni: senza fare cattivo odore, misteriosamente mummificandosi, senza che nessuno lo trovasse mai, nemmeno l'operaio salitovi nel 1996.
Ma se solo si ragionasse sull'ipotesi più verosimile, e cioè che il corpo si sia mummificato altrove (presumibilmente murato in tutta fretta, il che spiegherebbe la mummificazione delle sole gambe: una micro frattura della muratura, in zona alta, cioè alla fine del "lavoro", che ha permesso per mesi una limitatissima circolazione di ossigeno), si vedrebbe con ogni chiarezza che il mistero di Elisa comincia quando qualcuno fa di tutto per farla ritrovare (oltre alla messinscena dell'infiltrazione d'acqua, rivelatasi fasulla, anche le scritte nei bar della città).
E dunque, domandiamoci perchè portare un corpo lassù, e perchè esporsi con questa maldestra messinscena del ritrovamento "casuale"?
Forse qualcuno voleva rendere i resti di Elisa alla povera madre? E' possibile, ma chi si accollerebbe un tanto pericoloso ufficio pietoso? E, se fosse così, come faceva il misterioso benefattore a sapere dove trovare il corpo?
E' più ragionevole credere che chi ha portato il corpo lì sopra lo abbia fatto per risolvere un suo problema.
“Ragazza trovata mummificata in Chiesa; non era mai uscita di lì, secondo i testimoni, in quella maledetta mattina di 17 anni fa”. La trama sembra suggerire da sé l'epilogo:
“Si indaga sui movimenti del parroco, don Mimì Sabia, morto da due anni”.
E chi è morto da due anni non può difendersi. E' un attimo trovare qualcuno che “ricordi” che il reverendo era molto agitato, in quei giorni, e che magari scoppiò a piangere come un bambino, nel chiuso della sua stanza. Che ci vuole? Basta che qualcuno lo dica, e nessuno può smentire.
E' assai facile che qualcuno ricostruisca “strani” movimenti (strani, del resto, come tutti i movimenti di chi è già sotto accusa), o che riferisca che l'anziano prelato “aveva detto di aver fatto una cosa molto brutta, qualche giorno prima”. Per assurdo, una testimonianza simile potrebbe essere resa persino dallo stesso Restivo, che potrebbe dire (diciamo per assurdo) di “aver lasciato la povera Elisa con don Mimì”, giustificandosi di non aver voluto confessare prima una cosa tanto atroce del suo amato parroco. Il giudice non potrebbe non tenerne conto.
Certo è che, pur non essendovi alcuna prova del fatto che il corpo sia stato sempre lì (e casomai c'è la prova contraria) un po' tutti già lo danno per acclarato. Presto anche i giudici, per il tramite delle pressioni dei media, si troveranno a doverlo accettare.
Il corpo di Elisa, se ci si pensa, potrebbe essere lì anche da meno di un anno, anche da meno di un mese, eppure il fumoso collegamento investigativo tra Elisa e il “terzo incomodo” è già riuscito. Magari don Mimì non ne ha mai saputo nulla, nè dell'incontro tra Elisa e il suo assassino, nè dalla sua uccisioone (avvenuta magari chissà dove, cosa abbiamo, a parte le chiacchiere, per dire il contrario?), eppure tutti, pur in assenza di qualunque elemento, ne sono già certi.
Nessuno ricorda che quella era la canonica "della puttana", e che le chiavi per andare in giro per le sue stanze le sapevo rubare persino io; nessuno ricorda che don Mimì, come tutti i preti anziani, non faceva entrare gli operai in nessun luogo - non solo nel sottotetto- del "suo" tempio (la stessa Chiesa di S. Rocco, col vecchio parroco don Vigilante, era un luogo impenetrabile ai tecnici), nessuno ricorda che don Mimì ospitava qualunque balordo lì dentro, pur di coinvolgerlo nelle attività della parrocchia.
Non credo sarà difficile, poi, se un domani dovessero venir fuori notizie scabrose sulla vita sessuale (perchè no?) del parroco, che l'opinione pubblica cominci a valutare, col passare del tempo e il calmarsi delle acque, se forse non abbiamo sbagliato un po' tutti, per 17 anni, con Danilo: un ragazzo troppo introverso, forse problematico, che ha dovuto subire il pregiudizio di una società bigotta e provinciale, che ha visto in lui il mostro, mentre il vero mostro era il rispettabile parroco della meglio Chiesa di Potenza.
Sentite a me, se continua così vi conviene rassegnarvi: l'assassino è don Mimì, in combutta con l'Albanese e con il solito Ucraino.
p.s.
Ho scritto questa piccola nota perchè non so se Don Mimì, che è stato il mio parroco, sia responsabile di qualcosa, ma trovo triste che una vita di servizio alla sua comunità a alla gerarchia ecclesiastica venga ripagata con tanta spregiudicatezza.
Per non parlare poi della vigliaccheria di chi dovrebbe difenderlo e non lo fa, dovrebbe collaborare coi giudici e non lo fa, dovrebbe spiegare e non lo fa. Quella, fa veramente impressione.
Pure l'Ucraino, che nel frattempo mi è venuto a trovare, è indignato. Dice che certe cose succedono solo da noi.
Vediamo.
Subito dopo il ritrovamento del corpo nella Chiesa della Trinità si scrive che Elisa era murata, e che è stata trovata da operai intenti a ordinarie manutenzioni dell'edificio.
Poi si rettifica: non era murata, era ricoperta di tegole e detriti. Infine si dice: non era nemmeno nascosta da sfasciumi, era semplicemente appoggiata sul pavimento.
La cosa più evidente sarebbe di ritenere che il corpo non sia stato sempre in quel posto.
E' evidente, infatti che esso, se esposto alla circolazione delle correnti del sottotetto, avrebbe emesso un odore troppo intenso per settimane, e sarebbe stato scoperto.
Si dice poi che era parzialmente mummificato. Questo conferma, se ce ne fosse bisogno, il dubbio precedente: in un sottotetto così ampio e presumibilmente arieggiato un corpo non si mummifica. Per mummificare un corpo non basta il buio e l'aria viziata, serve un'atmosfera rarefatta, da rendere impossibile i normali meccanismi aerobici (quindi, anche la stessa respirazione).
E quindi, se il corpo di Elisa non è stato sempre in Chiesa, o almeno non sembra che sia stato così, non vi pare opportuno chiarire chi ce lo ha portato, quando e perchè?
Del resto, che Elisa non sia stata sempre lì lo dimostra anche un altro elemento: nel 1996 un operaio è salito nel sottotetto, lo ha girato tutto e non ha visto nulla di strano, nemmeno cumuli di detriti.
Il corpo di Elisa, quindi, non è lì da sempre, ma ci è stato portato. Eppure sono in tanti, sui giornali, che si sono affrettati a concludere che il corpo sia lì da 17 anni: senza fare cattivo odore, misteriosamente mummificandosi, senza che nessuno lo trovasse mai, nemmeno l'operaio salitovi nel 1996.
Ma se solo si ragionasse sull'ipotesi più verosimile, e cioè che il corpo si sia mummificato altrove (presumibilmente murato in tutta fretta, il che spiegherebbe la mummificazione delle sole gambe: una micro frattura della muratura, in zona alta, cioè alla fine del "lavoro", che ha permesso per mesi una limitatissima circolazione di ossigeno), si vedrebbe con ogni chiarezza che il mistero di Elisa comincia quando qualcuno fa di tutto per farla ritrovare (oltre alla messinscena dell'infiltrazione d'acqua, rivelatasi fasulla, anche le scritte nei bar della città).
E dunque, domandiamoci perchè portare un corpo lassù, e perchè esporsi con questa maldestra messinscena del ritrovamento "casuale"?
Forse qualcuno voleva rendere i resti di Elisa alla povera madre? E' possibile, ma chi si accollerebbe un tanto pericoloso ufficio pietoso? E, se fosse così, come faceva il misterioso benefattore a sapere dove trovare il corpo?
E' più ragionevole credere che chi ha portato il corpo lì sopra lo abbia fatto per risolvere un suo problema.
“Ragazza trovata mummificata in Chiesa; non era mai uscita di lì, secondo i testimoni, in quella maledetta mattina di 17 anni fa”. La trama sembra suggerire da sé l'epilogo:
“Si indaga sui movimenti del parroco, don Mimì Sabia, morto da due anni”.
E chi è morto da due anni non può difendersi. E' un attimo trovare qualcuno che “ricordi” che il reverendo era molto agitato, in quei giorni, e che magari scoppiò a piangere come un bambino, nel chiuso della sua stanza. Che ci vuole? Basta che qualcuno lo dica, e nessuno può smentire.
E' assai facile che qualcuno ricostruisca “strani” movimenti (strani, del resto, come tutti i movimenti di chi è già sotto accusa), o che riferisca che l'anziano prelato “aveva detto di aver fatto una cosa molto brutta, qualche giorno prima”. Per assurdo, una testimonianza simile potrebbe essere resa persino dallo stesso Restivo, che potrebbe dire (diciamo per assurdo) di “aver lasciato la povera Elisa con don Mimì”, giustificandosi di non aver voluto confessare prima una cosa tanto atroce del suo amato parroco. Il giudice non potrebbe non tenerne conto.
Certo è che, pur non essendovi alcuna prova del fatto che il corpo sia stato sempre lì (e casomai c'è la prova contraria) un po' tutti già lo danno per acclarato. Presto anche i giudici, per il tramite delle pressioni dei media, si troveranno a doverlo accettare.
Il corpo di Elisa, se ci si pensa, potrebbe essere lì anche da meno di un anno, anche da meno di un mese, eppure il fumoso collegamento investigativo tra Elisa e il “terzo incomodo” è già riuscito. Magari don Mimì non ne ha mai saputo nulla, nè dell'incontro tra Elisa e il suo assassino, nè dalla sua uccisioone (avvenuta magari chissà dove, cosa abbiamo, a parte le chiacchiere, per dire il contrario?), eppure tutti, pur in assenza di qualunque elemento, ne sono già certi.
Nessuno ricorda che quella era la canonica "della puttana", e che le chiavi per andare in giro per le sue stanze le sapevo rubare persino io; nessuno ricorda che don Mimì, come tutti i preti anziani, non faceva entrare gli operai in nessun luogo - non solo nel sottotetto- del "suo" tempio (la stessa Chiesa di S. Rocco, col vecchio parroco don Vigilante, era un luogo impenetrabile ai tecnici), nessuno ricorda che don Mimì ospitava qualunque balordo lì dentro, pur di coinvolgerlo nelle attività della parrocchia.
Non credo sarà difficile, poi, se un domani dovessero venir fuori notizie scabrose sulla vita sessuale (perchè no?) del parroco, che l'opinione pubblica cominci a valutare, col passare del tempo e il calmarsi delle acque, se forse non abbiamo sbagliato un po' tutti, per 17 anni, con Danilo: un ragazzo troppo introverso, forse problematico, che ha dovuto subire il pregiudizio di una società bigotta e provinciale, che ha visto in lui il mostro, mentre il vero mostro era il rispettabile parroco della meglio Chiesa di Potenza.
Sentite a me, se continua così vi conviene rassegnarvi: l'assassino è don Mimì, in combutta con l'Albanese e con il solito Ucraino.
p.s.
Ho scritto questa piccola nota perchè non so se Don Mimì, che è stato il mio parroco, sia responsabile di qualcosa, ma trovo triste che una vita di servizio alla sua comunità a alla gerarchia ecclesiastica venga ripagata con tanta spregiudicatezza.
Per non parlare poi della vigliaccheria di chi dovrebbe difenderlo e non lo fa, dovrebbe collaborare coi giudici e non lo fa, dovrebbe spiegare e non lo fa. Quella, fa veramente impressione.
Pure l'Ucraino, che nel frattempo mi è venuto a trovare, è indignato. Dice che certe cose succedono solo da noi.
venerdì, aprile 09, 2010
Innovazione in carta bollata.
Morgan e Asia Argento si contendono il bambino. Quando si dice duri e anticonformisti; scommetto che mangiano iposodico.
martedì, marzo 16, 2010
Cenetta nella Banlieu.
Prendiamo le partite di pallone. La gente ci litiga su, come si trattasse di politica.
Prendiamo la politica, dunque. La gente litiga per niente, una sola parola desta nell'altro stupore, raccapriccio, sdegno. A volte certe cose si dicono apposta per fare incazzare l'altro.
I figli disprezzano i genitori perchè sono diversi da loro, le mogli odiano i mariti perchè non si mettono nei loro panni, gli amici si tolgono il saluto per un puntiglio.
Ma quando però si parla di immigrazione, ecco, io vedo avanti a me un mondo nuovo.
Sono tutti arciconvinti che le stesse persone che si accoltellano per un calcio di rigore, che si odiano per una divergenza ideologica di tre secoli fa, che si scazzottano per un parcheggio, sorrideranno poi di viva tenerezza davanti agli usi bizzarri di chi cucina cipolle a prima mattina.
E' probabile, non dico di no.
Prendiamo la politica, dunque. La gente litiga per niente, una sola parola desta nell'altro stupore, raccapriccio, sdegno. A volte certe cose si dicono apposta per fare incazzare l'altro.
I figli disprezzano i genitori perchè sono diversi da loro, le mogli odiano i mariti perchè non si mettono nei loro panni, gli amici si tolgono il saluto per un puntiglio.
Ma quando però si parla di immigrazione, ecco, io vedo avanti a me un mondo nuovo.
Sono tutti arciconvinti che le stesse persone che si accoltellano per un calcio di rigore, che si odiano per una divergenza ideologica di tre secoli fa, che si scazzottano per un parcheggio, sorrideranno poi di viva tenerezza davanti agli usi bizzarri di chi cucina cipolle a prima mattina.
E' probabile, non dico di no.
martedì, dicembre 29, 2009
Un testacalda col turbo.
Che genio Gianfranco, che innovatore! Il suo non è un libro, è la rivoluzione fatta libro, è talmente moderno che sembra scritto per un episodio di Star Trek.
Strano che nessuna ragazzina col ciuffo sull'occhio gli abbia chiesto, ciancicando una gomma a bocca chiusa, se i Pink Floid sono ancora vivi.
Eppure lui era lì, in compagnia dei giovani, preparato di tutto punto col berretto con l'elica, i roller-skates e una mazzafionda nuova di zecca. Niente; nessuno gli ha chiesto nulla del suo libro.
Qualcosa non ha funzionato tra lui e i nati nel 1989.
Forse perchè qualcuno ricorda che Star Trek ed Eminem danzavano insieme nella balera della libertà democratiche, mentre altri ricordano solo che sono morti in ere geologiche diverse.
Se continuano ad essere così incostanti, i giovani d'oggi, Gianfranco darà loro dei fascisti.
Strano che nessuna ragazzina col ciuffo sull'occhio gli abbia chiesto, ciancicando una gomma a bocca chiusa, se i Pink Floid sono ancora vivi.
Eppure lui era lì, in compagnia dei giovani, preparato di tutto punto col berretto con l'elica, i roller-skates e una mazzafionda nuova di zecca. Niente; nessuno gli ha chiesto nulla del suo libro.
Qualcosa non ha funzionato tra lui e i nati nel 1989.
Forse perchè qualcuno ricorda che Star Trek ed Eminem danzavano insieme nella balera della libertà democratiche, mentre altri ricordano solo che sono morti in ere geologiche diverse.
Se continuano ad essere così incostanti, i giovani d'oggi, Gianfranco darà loro dei fascisti.
mercoledì, novembre 04, 2009
Le belle famiglie.
Se non la smettiamo di parlare sempre di politici che vanno a troie, non diventeremo mai un paese onesto, agli occhi delle inglesi. E questo è male, in proiezione internazionale.
lunedì, ottobre 05, 2009
Lacrime, baci e sangue.
Mi impressiona molto il fatto che Silvio Berlusconi riesca in qualche modo a far sempre la figura del presidente capace, mentre dall'altro lato si sia smesso quest'abito da più di un decennio. Mi preoccupa, moralmente dico, che l'opposizione, per spiegare alla gente com'è che questo fatto sia, dicono che quello lì è un mafioso impotente e lussurioso.
Forse, dopo Berlusconi, andrebbe ripensata l'idea stessa che servano inquadramenti precostituiti al dibattito. Destra, sinistra... Se avessimo tutti la dovuta sincerità, non avremmo problemi a trovare posizioni comuni su molte cose, a dare ragione o torto a questo e a quell'altro, e ci potremmo fluidamente polarizzare verso questa o quella opinione, di volta in volta. Si litigherebbe per dissenso, non per ripicca o piaggeria. Se ci fosse qualche vero giurista, si potrebbe ripensare la stessa Costituzione (scusate, era solo per dire).
La smetteremmo di parlare anche, sempre e solo, di Berlusconi, manco fosse il Cavaliere l'oggetto del bene pubblico definito dalla Costituzione.
Purtroppo, però, c'è una generazione, vegliarda e imbruttita, rattusa e disonesta, che non vuol chiudere nessuna guerra, a cominciare dal Rinascimento (Rinascimento, ho scritto bene, di chiudere il Risorgimento non se lo sognano nemmeno i più evoluti discepoli, figuriamoci). E' gente che sta in guerra da prima di nascere.
C'è gente come Eco, in Italia. Credono di essere loro l'Italia: una nazione perennemente scontenta e arrabbiata.
Edoardo de Filippo avrebbe consigliato a mogli simili, invece d'inseguir fantasmi, di prendere un pò di mazzate dal marito.
Forse, dopo Berlusconi, andrebbe ripensata l'idea stessa che servano inquadramenti precostituiti al dibattito. Destra, sinistra... Se avessimo tutti la dovuta sincerità, non avremmo problemi a trovare posizioni comuni su molte cose, a dare ragione o torto a questo e a quell'altro, e ci potremmo fluidamente polarizzare verso questa o quella opinione, di volta in volta. Si litigherebbe per dissenso, non per ripicca o piaggeria. Se ci fosse qualche vero giurista, si potrebbe ripensare la stessa Costituzione (scusate, era solo per dire).
La smetteremmo di parlare anche, sempre e solo, di Berlusconi, manco fosse il Cavaliere l'oggetto del bene pubblico definito dalla Costituzione.
Purtroppo, però, c'è una generazione, vegliarda e imbruttita, rattusa e disonesta, che non vuol chiudere nessuna guerra, a cominciare dal Rinascimento (Rinascimento, ho scritto bene, di chiudere il Risorgimento non se lo sognano nemmeno i più evoluti discepoli, figuriamoci). E' gente che sta in guerra da prima di nascere.
C'è gente come Eco, in Italia. Credono di essere loro l'Italia: una nazione perennemente scontenta e arrabbiata.
Edoardo de Filippo avrebbe consigliato a mogli simili, invece d'inseguir fantasmi, di prendere un pò di mazzate dal marito.
domenica, settembre 06, 2009
Vintage sex film festival.
Questa noiosa faccenda di Dino Boffo, oramai ex-direttore di Avvenire, ha prodotto uno squarcio nella storia del XX secolo italiano. Uno squarcio enorme, quasi osceno per la sua ampiezza.
Si vede oramai, dentro questa ferita sulla pelle del secolo passato, la consorteria tra pretastri e progressisti che tutti hanno sempre conosciuto bene e che nessuno tuttavia ricorda di nominare quando si fanno i conti tra chi detiene i media e chi no.
E il fatto che lo sputtanamento generale del XX secolo sia storicamente cominciato il secolo successivo, da un episodio di turbolento amore omosessuale di cui è sospettato il classico potente scapolone democristiano, beh... anche questo rivela sfacciatamente un sacco di cose.
Persino la barbetta di Boffo: arcigna, vanitosa e demodè, sembra la firma dello sceneggiatore.
Si vede oramai, dentro questa ferita sulla pelle del secolo passato, la consorteria tra pretastri e progressisti che tutti hanno sempre conosciuto bene e che nessuno tuttavia ricorda di nominare quando si fanno i conti tra chi detiene i media e chi no.
E il fatto che lo sputtanamento generale del XX secolo sia storicamente cominciato il secolo successivo, da un episodio di turbolento amore omosessuale di cui è sospettato il classico potente scapolone democristiano, beh... anche questo rivela sfacciatamente un sacco di cose.
Persino la barbetta di Boffo: arcigna, vanitosa e demodè, sembra la firma dello sceneggiatore.
lunedì, aprile 06, 2009
Vecchi poeti bellimbusti.
Maledetto vecchio cinema italiano! Ecco chi è stato!
E' colpa sua se, al giorno d'oggi, ogni buon cittadino inglese, che sia realista maschio e bianco, ci odia. Maledetta forza del cinema! Nemmeno avevamo finito di perdere la guerra, e già dipingevamo i sogni di mezzo mondo coi colori delle nostre facce di maschera, con le nostre sordide strade assolate, col blu imbroglione del nostro mare.
Nel cinema italiano degli anni 50 e 60 è tutto dannatamente bello. Le donne, gli uomini, le case, le macchine, i colori del bianconero. L'invasione, perchè così deve essere stata vista da nord, delle tradizioni domestiche altrui con la nostra promiscua ed equivoca gentilezza, sfacciataggine, furbizia sociale, è stata la causa prima dell'odio che, un pò tutti ma gli Inglesi soprattutto, provano per noi. E pensare che il modello italiano lo disprezziamo persino noi stessi, ogni giorno, da almeno due secoli!
Quei film hanno violato la sacralità del desco familiare di nazioni ben più evolute della nostra. Quel mondo che i buoni padri fondatori del Commonwelt consideravano debole, corrotto e immorale, divenne, a dispetto delle negative sorti belliche, che avrebbero dovuto estinguerne ogni pretesa, il sogno inquieto di mogli e figli.
Bel guaio avete combinato! Imporre un'estetica così paradossale come la nostra a paesi tanto serenamente diversi da noi.
Adesso, per recuperare il rapporto, toccherà tornare a prima di Sciosciammocca, a prima di Pulcinella; bisognerà convincerli nuovamente che l'italiano è un innocuo (e impotente, mi raccomando) buffone, possibilmente furbo e divertente, che vive in una scenografia da quattro soldi.
Ci vorranno vagonate di Benigni.
E' colpa sua se, al giorno d'oggi, ogni buon cittadino inglese, che sia realista maschio e bianco, ci odia. Maledetta forza del cinema! Nemmeno avevamo finito di perdere la guerra, e già dipingevamo i sogni di mezzo mondo coi colori delle nostre facce di maschera, con le nostre sordide strade assolate, col blu imbroglione del nostro mare.
Nel cinema italiano degli anni 50 e 60 è tutto dannatamente bello. Le donne, gli uomini, le case, le macchine, i colori del bianconero. L'invasione, perchè così deve essere stata vista da nord, delle tradizioni domestiche altrui con la nostra promiscua ed equivoca gentilezza, sfacciataggine, furbizia sociale, è stata la causa prima dell'odio che, un pò tutti ma gli Inglesi soprattutto, provano per noi. E pensare che il modello italiano lo disprezziamo persino noi stessi, ogni giorno, da almeno due secoli!
Quei film hanno violato la sacralità del desco familiare di nazioni ben più evolute della nostra. Quel mondo che i buoni padri fondatori del Commonwelt consideravano debole, corrotto e immorale, divenne, a dispetto delle negative sorti belliche, che avrebbero dovuto estinguerne ogni pretesa, il sogno inquieto di mogli e figli.
Bel guaio avete combinato! Imporre un'estetica così paradossale come la nostra a paesi tanto serenamente diversi da noi.
Adesso, per recuperare il rapporto, toccherà tornare a prima di Sciosciammocca, a prima di Pulcinella; bisognerà convincerli nuovamente che l'italiano è un innocuo (e impotente, mi raccomando) buffone, possibilmente furbo e divertente, che vive in una scenografia da quattro soldi.
Ci vorranno vagonate di Benigni.
martedì, marzo 31, 2009
OGM
Due conti, per presagire matematicamente la successione di Berlusconi.
I voti con cui s'è costruito il primo governo di centrodestra della storia repubblicana sono, nell'ordine di importanza per numero: cattolici, liberali, riformisti. Che rappresentano, poi, tre elettorati-tipo, ben distinti tra loro.
Con quella magica formuletta, datata 1994, "libertà" (nel presupposto che prima non ce ne fosse, e chi vuol capire capisca), il Cavaliere è riuscito a riunire Sud e Nord, proprietari e proletari, intellettuali e lavoratori. L'unica maggioranza possibile oltre il popolo, organizzato e militante, delle forze progressiste. Questo comporta una serie di valutazioni: sarebbe, certamente, un grave errore mettere a capo della destra di domani un cattolico di curia; non saprebbe parlare alle forze produttive e sane del paese, e nemmeno ai ceti istruiti (eh, questo sì che è un bel guaio).
Del pari, sarebbe un grave errore metterci un liberale tout-court. Non saprebbe parlare alle famiglie, alle donne, e forse nemmeno ai ragazzi, nel 2009.
Così come sarebbe madornale fare leader un riformista. La bandiera, se si fa professione, è invisa a mezza nazione: al Sud, al Vaticano, alle mamme, ai liberali. Non è nemmeno italiana, come idea.
Figuriamoci che errore sarebbe, con questi presupposti, se il leader lo facesse uno che è un pò di tutti e tre, e in fondo un pò di nessuno.
Per fare il paio, bisognerebbe dare la sinistra ad un riformista ricco, baciapile e libertino.
Così poi si mettono insieme e ridono di noi, ne sono sicuro.
I voti con cui s'è costruito il primo governo di centrodestra della storia repubblicana sono, nell'ordine di importanza per numero: cattolici, liberali, riformisti. Che rappresentano, poi, tre elettorati-tipo, ben distinti tra loro.
Con quella magica formuletta, datata 1994, "libertà" (nel presupposto che prima non ce ne fosse, e chi vuol capire capisca), il Cavaliere è riuscito a riunire Sud e Nord, proprietari e proletari, intellettuali e lavoratori. L'unica maggioranza possibile oltre il popolo, organizzato e militante, delle forze progressiste. Questo comporta una serie di valutazioni: sarebbe, certamente, un grave errore mettere a capo della destra di domani un cattolico di curia; non saprebbe parlare alle forze produttive e sane del paese, e nemmeno ai ceti istruiti (eh, questo sì che è un bel guaio).
Del pari, sarebbe un grave errore metterci un liberale tout-court. Non saprebbe parlare alle famiglie, alle donne, e forse nemmeno ai ragazzi, nel 2009.
Così come sarebbe madornale fare leader un riformista. La bandiera, se si fa professione, è invisa a mezza nazione: al Sud, al Vaticano, alle mamme, ai liberali. Non è nemmeno italiana, come idea.
Figuriamoci che errore sarebbe, con questi presupposti, se il leader lo facesse uno che è un pò di tutti e tre, e in fondo un pò di nessuno.
Per fare il paio, bisognerebbe dare la sinistra ad un riformista ricco, baciapile e libertino.
Così poi si mettono insieme e ridono di noi, ne sono sicuro.
domenica, marzo 22, 2009
Ovali.
La nazionale italiana di rugby, dopo aver fatto sognare per carattere e forza, rispetto alle "femminucce" del calcio, ha smesso. Calendari e interviste non vanno d'accordo con la fragilità del campione. Perchè il campione, a volte, può essere fragile, e molti di loro lo sono decisamente.
Non gli è convenuta, a conti fatti, la carriera sportiva.
Ai calciatori, almeno, per la vecchiaia rimane una velina da raccontare.
Non gli è convenuta, a conti fatti, la carriera sportiva.
Ai calciatori, almeno, per la vecchiaia rimane una velina da raccontare.
giovedì, marzo 19, 2009
Cassintegrazione.
La clinica Mangiagalli di Milano ha diffuso la notizia secondo cui negli ultimi mesi sarebbero cresciuti gli aborti tra le italiane in maniera preoccupante. Colpa della crisi, dicono alla clinica, e molte famiglie rimandano la gravidanza a tempi migliori.
Al tempo, 1978, dissero che l'aborto doveva servire per una maternità libera e volontaria.
Oggi sappiamo che il senso era molto ampio. Volendo, nessuno può vietarvi di sentirvi liberi e volontari di non perdere l'abbonamento Sky, durante la crisi.
Quando si dice una buona legge. Padronale.
Al tempo, 1978, dissero che l'aborto doveva servire per una maternità libera e volontaria.
Oggi sappiamo che il senso era molto ampio. Volendo, nessuno può vietarvi di sentirvi liberi e volontari di non perdere l'abbonamento Sky, durante la crisi.
Quando si dice una buona legge. Padronale.
lunedì, marzo 09, 2009
Venerdì, di Repubblica.
Davanti ad una crisi di liquidità dalle proporzioni colossali, e alla contrazione produttiva peggiore degli ultimi decenni, Obama ha già fatto tre leggi: ha chiuso Guantanamo, ha riattivato i finanziamenti per l'aborto nel terzo mondo e quelli per la ricerca sulle staminali.
Politicamente, solo la prima ha qualche pregio morale. Ma in realtà chiudono a Cuba e riaprono in Afghanistan. Le altre due sono residuati sessantottini: forse discutibili, probabilmente inopportuni, certamente inutili. E che c'entra con la crisi, dirà qualcuno cioè io, questo prologo legislativo? Niente. Una vera programmazione di interventi economici, per la crisi, manca del tutto. E come mai, diranno tutti a questo punto? Sarà mica incapace, l'Obama lì? No.
La ragione è nella Sindrome di Stoccolma.
L'uomo del secolo è una vittima. Voleva soltanto essere un bravo presidente, dimostrare che siamo tutti uguali, non perdere la grande occasione. Liberarsi e liberare.
E invece a quelli che lo incensano, cresciuti a pane e Marcuse, lui piace solo perchè fa etnico, nulla più. E' un mondo intellettuale esangue e sfatto, quello dei democratici americani. Talmente giù, che risente di tutti i fallimenti altrui, senza poter beneficiare delle proprie antiche medaglie. Un mondo che apprezza solo per dispetto, che lusinga solo per rivincita.
Lui, di rimando, non resiste, non può fare a meno di ricambiare lusinghe tanto altolocate, e con amorevole mitezza non osa, non si reputa all'altezza, forse non si pone nemmeno il problema, di fare più di questo. Un meccanismo perfetto di amore e morte.
Vi ricordate la storia di quello che amava tanto il suo cane che quando morì se lo fece riporre nella bara? Commuovente, peccato solo che il cane era (ancora) vivo.
Politicamente, solo la prima ha qualche pregio morale. Ma in realtà chiudono a Cuba e riaprono in Afghanistan. Le altre due sono residuati sessantottini: forse discutibili, probabilmente inopportuni, certamente inutili. E che c'entra con la crisi, dirà qualcuno cioè io, questo prologo legislativo? Niente. Una vera programmazione di interventi economici, per la crisi, manca del tutto. E come mai, diranno tutti a questo punto? Sarà mica incapace, l'Obama lì? No.
La ragione è nella Sindrome di Stoccolma.
L'uomo del secolo è una vittima. Voleva soltanto essere un bravo presidente, dimostrare che siamo tutti uguali, non perdere la grande occasione. Liberarsi e liberare.
E invece a quelli che lo incensano, cresciuti a pane e Marcuse, lui piace solo perchè fa etnico, nulla più. E' un mondo intellettuale esangue e sfatto, quello dei democratici americani. Talmente giù, che risente di tutti i fallimenti altrui, senza poter beneficiare delle proprie antiche medaglie. Un mondo che apprezza solo per dispetto, che lusinga solo per rivincita.
Lui, di rimando, non resiste, non può fare a meno di ricambiare lusinghe tanto altolocate, e con amorevole mitezza non osa, non si reputa all'altezza, forse non si pone nemmeno il problema, di fare più di questo. Un meccanismo perfetto di amore e morte.
Vi ricordate la storia di quello che amava tanto il suo cane che quando morì se lo fece riporre nella bara? Commuovente, peccato solo che il cane era (ancora) vivo.
giovedì, marzo 05, 2009
2 novembre.
Se non si decidono, su ad AN, a spiegarci cosa è diventato ed a cosa aspira il partito che fu di Michelini e di Almirante, finirà che sulla lapide dovremo scrivere: "bussare e attendere".
lunedì, febbraio 16, 2009
Ho scritto una lettera al babbo.
Confesso che Franceschini mi piace. Il giuramento sulla Costituzione, il papà partigiano, la bella Ferrara in assetto da gara con la livrea dell'ANPI, le grida all'autoritarismo. Bello.
Con l'esercito americano alle porte, avrebbe fatto un figurone.
Con l'esercito americano alle porte, avrebbe fatto un figurone.
lunedì, febbraio 09, 2009
Liquido progresso.
La Corte d'Appello di Milano, innovando il diritto vigente, ha creato l'inedito istituto della rinuncia al diritto di vivere, prima. Poi, ri-innovando, ha ammesso la prova testimoniale di tale rinuncia.
Professionalmente parlando, non hanno badato a spese pur di far fuori la povera, e invalida, Eluana: i tre giudici milanesi hanno creato una novità di diritto sostanziale, che necessitava costituzionalmente dell'approvazione del popolo; ed hanno materializzato una novità procedurale, che dovrebbe (ad esser coerenti) gettare un colpo di spugna su ogni simile preclusione codicistica: da domani, potrete provare con un testimone patti contrari a stipule in forma scritta, e magari anche le ultime volontà dello zio ricco.
Mercè la fortunata carriera mediatica di papà Beppino (il povero boia vigliacco di sua figlia, l'uomo che non l'ha mai accudita, e poi ha vantato diritti sulla sua testa), da domani potrete considerare risolta l'ancestrale domanda "chi siamo". Ecco chi siamo: siamo dei boia, nati al solo fine di dare la morte anzitempo agli altri, per un motivo o per l'altro. E' più forte di noi.
Come se ci fosse qualche utilità certa ad affrettare un esito di cui non sappiamo nulla. Buona fortuna Beppino Englaro, ti auguro di vivere per sempre.
Professionalmente parlando, non hanno badato a spese pur di far fuori la povera, e invalida, Eluana: i tre giudici milanesi hanno creato una novità di diritto sostanziale, che necessitava costituzionalmente dell'approvazione del popolo; ed hanno materializzato una novità procedurale, che dovrebbe (ad esser coerenti) gettare un colpo di spugna su ogni simile preclusione codicistica: da domani, potrete provare con un testimone patti contrari a stipule in forma scritta, e magari anche le ultime volontà dello zio ricco.
Mercè la fortunata carriera mediatica di papà Beppino (il povero boia vigliacco di sua figlia, l'uomo che non l'ha mai accudita, e poi ha vantato diritti sulla sua testa), da domani potrete considerare risolta l'ancestrale domanda "chi siamo". Ecco chi siamo: siamo dei boia, nati al solo fine di dare la morte anzitempo agli altri, per un motivo o per l'altro. E' più forte di noi.
Come se ci fosse qualche utilità certa ad affrettare un esito di cui non sappiamo nulla. Buona fortuna Beppino Englaro, ti auguro di vivere per sempre.
giovedì, gennaio 15, 2009
T.V.B.
La democrazia è una donna bellissima. In quanto tale tutti la ammirano, e pochi la capiscono. Ed è tragicamente normale che sia così. E' sempre stato così.
Infatti ella, poichè promette così tanto in bellezza, inevitabilmente espone gli aspiranti conquistatori alla frustrazione insostenibile di una sconfitta quantomai grave. E più la sconfitta, il rifiuto, sono definitivi (o vengono fatti maliziosamente tali), più diventa difficile per lo spasimante soffocare la ribellione e la disperazione. Ma c'è modo e modo di perdere, in amore.
Per dire, una volta i delusi d'amore si buttavano al fume, o si arruolavano nella Legione Straniera. Davano a sè stessi la colpa del fallimento.
Oggi gli stessi delusi e respinti, figli di un secolo egocentrico e bambinone, si risolvono piuttosto a dare della mignotta, o della racchia, al mai conquistato oggetto dei desideri. Non riescono a considerarsi romanticamente colpevoli di qualcosa, non si sentono altro che vittime.
Furio Colombo, con la democrazia, ci ha messaggiato per un anno. "Io e te tre voti sopra il cielo". Poi un bel giorno lei lo respinse; e fu costretta a cambiare numero.
mercoledì, dicembre 10, 2008
Di Blondi Hitler e d'altre tenerezze.
La signora, fondatrice del Planned Parenthood, organismo che divulga la cultura della "genitorialità pianificata" (nel presupposto che essa sia spesso un deprecabile errore di valutazione dovuto all'ignoranza o al caso), sosteneva che l'umanità avrebbe dovuto porsi il problema di selezionare una razza migliore, e che gli inadatti avrebbero dovuto essere sterilizzati. Inoltre, siccome razza inferiore, ella sosteneva che gli afroamericani fossero fin troppo prolifici.
L'istituto fondato dalla Sanger ha così, difatti, messo cliniche soprattutto nei ghetti americani, ed ha contribuito a consolidare il singolare dato statistico per cui in america un aborto su due è nero, e gli afroamericani sono l'unica minoranza recessiva della nazione.
D'altro canto, il dato non desta scalpore eccessivo nemmeno in patria. Obama è un amico del Planned Parenthhod. I neri medesimi (sono terrone e lo so) considerano sè stessi, educati nelle scuole pubbliche al rispetto del bavaglino bianco e del faccino candido, come un qualcosa da pianificare perchè sudicio, povero, impresentabile al consesso puritano e civile della storia nazionale.
Incredibilmente, le convinzioni eugenetiche della signora Sanger si trovano a stento nella rete. Piuttosto si sottolinea con forza che costei fosse una paladina dei diritti delle donne, poichè raccomandava di procreare responsabilmente.
La storia incredibile, ora, non è che la Sanger fosse una fanatica razzista. La storia incredibile è che nessuno si ricordi del cagnolino di Hitler.
lunedì, dicembre 08, 2008
Avanti tutta.
Magari fossero contestazioni, quelle di questi giorni alla ministra Gelmini che vuole cambiare la scuola italiana.
Magari quelli più anziani in piazza fossero davvero dei cattivi maestri, e i più giovani degli insubordinati. Magari fossero picchetti, quei presidi minacciati, e pugni chiusi quelle mani minacciose. Avremmo, almeno, di che preoccuparci.
E invece non sono niente. La storia si ripete in farsa, a volte, quando è già stata tragedia; figuriamoci poi, quando già è stata un'improduttiva farsa la prima volta, cosa potrà mai diventare trenta e passa anni dopo. Una bieca messa in scena?
Inutile concertarsi con questa piazza qui. Giovani segaioli come lo siamo stati tutti, bisogna solo rimanere ad osservarli nel medio periodo: alcuni di loro, altri trent'anni ed avranno limato abbastanza le proprie idee, da potersi congedare dalla partecipazione civile come inguaribili e innocui nostalgici, come patetici sedicenti incompresi, o come battaglieri stanchi e nauseati di ogni cosa reale.
Patetici, forse, come vecchi professori comunisti, di quelli che nel 2008 si sono ridotti a fare a gara di giovanilismo tra loro e con gli alunni, con traballanti e, spesso, imbarazzanti esiti.
Naturalmente, solo i ragazzi più ingenui finiranno così.
Quelli più prosaici, infatti, scopriranno tra pochi anni le delizie del capitalismo, e appena avranno un figlio prenderanno a odiare immigrati, zingari e terroni.
Adolescenzialmente parlando, il progressismo sta all'intolleranza come il vino al mal di testa.
Magari quelli più anziani in piazza fossero davvero dei cattivi maestri, e i più giovani degli insubordinati. Magari fossero picchetti, quei presidi minacciati, e pugni chiusi quelle mani minacciose. Avremmo, almeno, di che preoccuparci.
E invece non sono niente. La storia si ripete in farsa, a volte, quando è già stata tragedia; figuriamoci poi, quando già è stata un'improduttiva farsa la prima volta, cosa potrà mai diventare trenta e passa anni dopo. Una bieca messa in scena?
Inutile concertarsi con questa piazza qui. Giovani segaioli come lo siamo stati tutti, bisogna solo rimanere ad osservarli nel medio periodo: alcuni di loro, altri trent'anni ed avranno limato abbastanza le proprie idee, da potersi congedare dalla partecipazione civile come inguaribili e innocui nostalgici, come patetici sedicenti incompresi, o come battaglieri stanchi e nauseati di ogni cosa reale.
Patetici, forse, come vecchi professori comunisti, di quelli che nel 2008 si sono ridotti a fare a gara di giovanilismo tra loro e con gli alunni, con traballanti e, spesso, imbarazzanti esiti.
Naturalmente, solo i ragazzi più ingenui finiranno così.
Quelli più prosaici, infatti, scopriranno tra pochi anni le delizie del capitalismo, e appena avranno un figlio prenderanno a odiare immigrati, zingari e terroni.
Adolescenzialmente parlando, il progressismo sta all'intolleranza come il vino al mal di testa.
Fame.
Gli immigrati fanno lavori che gli italiani non fanno più. Proprio gli Italiani quei lavori non li fanno.
A costo di grattarsi la pancia da mattina a sera, il grasso cittadino tricolore non ne vuole sapere di spazzare le strade o di stendere pizze o di raccogliere pomodori. "Macchè - dice, con la bocca sozza di sugo - scherziamo? Io, un benestante figlio di cotanta patria?".
E difatti il denaro qui da noi non manca: si esce dalle università e già bisogna dribblare le offerte di lavoro, si ereditano dai padri fiorenti attività artigianali, centinaia di migliaia di piccole botteghe sulle quali non tramonta mai il sole, ed anche la più piccola fabbrichetta non teme i rovesci del mercato.
E poi, per chi non eredita, quale maggior facilità ad aprire lui stesso una ditta, o ad inaugurare un impiego in fabbrica pieno di promesse? Non c'è che da scegliere; il figlio dello spazzino diventa avvocato, il barbone vince la schedina, la brutta trova marito.
E poi che stato, che nazione l'Italia! Ad una burocrazia disponibile e attenta si unisce una tassazione quantomai mite e personalizzata. Pare che lo stato ci sia sempre e non ci sia mai, a seconda della maggiore o minore sua utilità nella vita di tutti i giorni.
E' chiaro che quei lavori lì, a queste condizioni, non li voglia fare nessuno. Io proprio non capisco quale italiano ne avrebbe mai bisogno.
A costo di grattarsi la pancia da mattina a sera, il grasso cittadino tricolore non ne vuole sapere di spazzare le strade o di stendere pizze o di raccogliere pomodori. "Macchè - dice, con la bocca sozza di sugo - scherziamo? Io, un benestante figlio di cotanta patria?".
E difatti il denaro qui da noi non manca: si esce dalle università e già bisogna dribblare le offerte di lavoro, si ereditano dai padri fiorenti attività artigianali, centinaia di migliaia di piccole botteghe sulle quali non tramonta mai il sole, ed anche la più piccola fabbrichetta non teme i rovesci del mercato.
E poi, per chi non eredita, quale maggior facilità ad aprire lui stesso una ditta, o ad inaugurare un impiego in fabbrica pieno di promesse? Non c'è che da scegliere; il figlio dello spazzino diventa avvocato, il barbone vince la schedina, la brutta trova marito.
E poi che stato, che nazione l'Italia! Ad una burocrazia disponibile e attenta si unisce una tassazione quantomai mite e personalizzata. Pare che lo stato ci sia sempre e non ci sia mai, a seconda della maggiore o minore sua utilità nella vita di tutti i giorni.
E' chiaro che quei lavori lì, a queste condizioni, non li voglia fare nessuno. Io proprio non capisco quale italiano ne avrebbe mai bisogno.
venerdì, novembre 28, 2008
Cesarismo e affini.
Fini ha parlato di rischio "cesarismo" nel PdL. E' vero, non c'è dubbio, il rischio c'è.
Ma cosa farebbe Gianfranco Fini se diventasse lui il capo della PdL? Una sola cosa, molto semplice: anzitutto, delegherebbe ogni potere ai suoi fiduciari locali, scelti in base a personale affinità; secondariamente, darebbe loro il permesso di agire senza doverlo preventivamente avvisare, falciando secondo la bisogna chiunque si mostri in disaccordo non già e non ancora sulla linea nazionale, ma sull'azione personale del satrapo finiano di turno.
Fantascienza? Purtroppo no, questo è nè più e nè meno di ciò che è successo in AN, finora dalla sua fondazione. Molti ritengono che, addirittura, sia questa la causa principale dell'estinzione della classe dirigente locale di AN, e in definitiva, della stentatissima sopravvivenza di un partito che, il giorno prima delle elezioni, pare piaccia a tutti, mentre il giorno dopo si scopre, nonostante le fortune degli altri (FI e Lega, soprattutto), sempre relegata sul suo abituale 10-12 %, elettorato perlopiù vecchio e affezionato.
Questo scenario aspetta il Pdl in mano a Fini, e c'è di più: poichè tali sistemi tirannici non funzionano e sono politicamente inefficaci, prima ancora che moralmente disprezzabili, la vecchia AN è divenuta un covo di sospettosi e di traditori, alcuni dei quali dirigono le loro furberie proditorie, addirittura, proprio verso il "caro leader", come accaduto alle ultime elezioni politiche (parlo della Basilicata, ma suppongo siano casi frequenti), il quale, in mezzo ai raggiri dei supposti pupilli, ai quali ha demandato per anni ogni potere decisionale, nulla teme, e quindi nulla può per difendersi.
Qui in Basilicata, per esempio, non solo è cascato nel raggiro di un suo pupillo, ma questo pupillo ha avuto complice un fedellissimo romano del capo, traditore anch'egli, e non basta. L'operazione era rivolta sia ai danni di Gianfranco Fini e la sua linea decisionista, sia contro un protetto finiano di un'altra provincia della regione, certo grosso avvocato sindaco, e Fini non è riuscito a difendere nè sè stesso nè quell'altro poveraccio del suo sindaco. In effetti sia il truffatore che il sindaco hanno una anzianità di servizio finiana da fare invidia, ma adesso che il secondo ha pagato l'inanità del capo, presumibilmente, come una donna tradita, lo odia e vorrà rendergli pan per focaccia alla prossima occasione. E così via; roba da ridere, se non ci fosse da piangere.
E del resto, i suoi più piccoli, in fondo, giocano al massacro perchè costretti: per quanto la fiducia rimessa loro sia tanta, per ora mancano i voti e presto, mercè la smidollata adesione al predellino del Cavaliere, mancheranno i posti. Il che vuol dire, per molti vecchissimi leoni che hanno speso una vita per il partito, la fine di tutto, decisa con la leggerezza di una brezza matutina.
Poi, comunque, bisogna essere onesti: queste cose succedono in ogni partito: chi riesce, chi viene spinto ai margini, chi fallisce, chi ha senza meritare. Ma in nessuna realtà politica monta un malcontento, intimo e profondo, come nel cuore di AN, disagio di militanti e dirigenti continuamente dissimulato e rintuzzato dalla paura di andare via, di rinnegare Almirante, e con lui ciò che resta della gioventù. In fondo si tratta di un partino non più nostalgico, ma fatto di nostalgici.
Persino l'attuale interregno di AN risente di questo clima. Larussa e Alemanno, a differenza di chi va via e di chi resta morendo lentamente, hanno deciso di rilevare la baracca, ed hanno preso a lavorare anche loro di artifizio e di raggiro ai danni del capo: hanno spinto Fini nelle braccia di Berlusconi e lo hanno avviato ("I know my chickens" si saranno detti) ad una lusinghiera quanto effimera carriera istituzional-estera che dovrebbe imitare quella di un Prodi o di un Monti, aristocrazia burocratica alla quale il povero Nostro non avrà mai veramente accesso, per quanto ci si sbatta.
E tutto questo per desiderio di potere (tipico della politica) e, nonostante tutto, per timore del capo, che ha ancora molto potere rispetto a loro e può, teoricamente, azzerare fino all'ultimo minuto le candidature dei loro uomini in ogni regione, decretandone la fine politica.
Fini, come detto, ha paventato il rischio di cesarismo nel PdL.
Ma è meglio il Cesarismo di Cesare, del Cesarismo di Tizio, dico io.
Ma cosa farebbe Gianfranco Fini se diventasse lui il capo della PdL? Una sola cosa, molto semplice: anzitutto, delegherebbe ogni potere ai suoi fiduciari locali, scelti in base a personale affinità; secondariamente, darebbe loro il permesso di agire senza doverlo preventivamente avvisare, falciando secondo la bisogna chiunque si mostri in disaccordo non già e non ancora sulla linea nazionale, ma sull'azione personale del satrapo finiano di turno.
Fantascienza? Purtroppo no, questo è nè più e nè meno di ciò che è successo in AN, finora dalla sua fondazione. Molti ritengono che, addirittura, sia questa la causa principale dell'estinzione della classe dirigente locale di AN, e in definitiva, della stentatissima sopravvivenza di un partito che, il giorno prima delle elezioni, pare piaccia a tutti, mentre il giorno dopo si scopre, nonostante le fortune degli altri (FI e Lega, soprattutto), sempre relegata sul suo abituale 10-12 %, elettorato perlopiù vecchio e affezionato.
Questo scenario aspetta il Pdl in mano a Fini, e c'è di più: poichè tali sistemi tirannici non funzionano e sono politicamente inefficaci, prima ancora che moralmente disprezzabili, la vecchia AN è divenuta un covo di sospettosi e di traditori, alcuni dei quali dirigono le loro furberie proditorie, addirittura, proprio verso il "caro leader", come accaduto alle ultime elezioni politiche (parlo della Basilicata, ma suppongo siano casi frequenti), il quale, in mezzo ai raggiri dei supposti pupilli, ai quali ha demandato per anni ogni potere decisionale, nulla teme, e quindi nulla può per difendersi.
Qui in Basilicata, per esempio, non solo è cascato nel raggiro di un suo pupillo, ma questo pupillo ha avuto complice un fedellissimo romano del capo, traditore anch'egli, e non basta. L'operazione era rivolta sia ai danni di Gianfranco Fini e la sua linea decisionista, sia contro un protetto finiano di un'altra provincia della regione, certo grosso avvocato sindaco, e Fini non è riuscito a difendere nè sè stesso nè quell'altro poveraccio del suo sindaco. In effetti sia il truffatore che il sindaco hanno una anzianità di servizio finiana da fare invidia, ma adesso che il secondo ha pagato l'inanità del capo, presumibilmente, come una donna tradita, lo odia e vorrà rendergli pan per focaccia alla prossima occasione. E così via; roba da ridere, se non ci fosse da piangere.
E del resto, i suoi più piccoli, in fondo, giocano al massacro perchè costretti: per quanto la fiducia rimessa loro sia tanta, per ora mancano i voti e presto, mercè la smidollata adesione al predellino del Cavaliere, mancheranno i posti. Il che vuol dire, per molti vecchissimi leoni che hanno speso una vita per il partito, la fine di tutto, decisa con la leggerezza di una brezza matutina.
Poi, comunque, bisogna essere onesti: queste cose succedono in ogni partito: chi riesce, chi viene spinto ai margini, chi fallisce, chi ha senza meritare. Ma in nessuna realtà politica monta un malcontento, intimo e profondo, come nel cuore di AN, disagio di militanti e dirigenti continuamente dissimulato e rintuzzato dalla paura di andare via, di rinnegare Almirante, e con lui ciò che resta della gioventù. In fondo si tratta di un partino non più nostalgico, ma fatto di nostalgici.
Persino l'attuale interregno di AN risente di questo clima. Larussa e Alemanno, a differenza di chi va via e di chi resta morendo lentamente, hanno deciso di rilevare la baracca, ed hanno preso a lavorare anche loro di artifizio e di raggiro ai danni del capo: hanno spinto Fini nelle braccia di Berlusconi e lo hanno avviato ("I know my chickens" si saranno detti) ad una lusinghiera quanto effimera carriera istituzional-estera che dovrebbe imitare quella di un Prodi o di un Monti, aristocrazia burocratica alla quale il povero Nostro non avrà mai veramente accesso, per quanto ci si sbatta.
E tutto questo per desiderio di potere (tipico della politica) e, nonostante tutto, per timore del capo, che ha ancora molto potere rispetto a loro e può, teoricamente, azzerare fino all'ultimo minuto le candidature dei loro uomini in ogni regione, decretandone la fine politica.
Fini, come detto, ha paventato il rischio di cesarismo nel PdL.
Ma è meglio il Cesarismo di Cesare, del Cesarismo di Tizio, dico io.
Il favorito ha perso.
In principio, pare, fu l'Antiberlusconismo: "Berlusconi ha occupato le centrali della comunicazione di massa, omologando i flussi di informazioni, banalizzando la cultura e in definitiva cambiando la società". Poi ti ricordi d'un tratto di Gramsci, delle toghe rosse, dei professori sessantottini, delle mamme femministe, dei registi e dei pittori schierati.
L'odio che la sinistra di tutto il mondo prova per Berlusconi non è odio politico. E' l'odio del secondo arrivato, qualcosa di più e di peggio.
L'odio che la sinistra di tutto il mondo prova per Berlusconi non è odio politico. E' l'odio del secondo arrivato, qualcosa di più e di peggio.
sabato, novembre 15, 2008
Sadomaso.
Qualcuno, sulle terrazze dei Parioli, ha molto a cuore le sorti della povera gente. Sono persone sensibili, miliardari con un cuore così. Raffinati come pochi altri, si interessano di tutto ciò che apra le porte della percezione: viaggi, libri, buona tv.
Aborrono la televisione delle tette, le volgarità gridate, le spiagge affollate e la puzza di sudore.
Poi, per qualche irresistibile fremito, nel segreto di un'alcova prendono ordini da Antonio di Pietro. Grrr...
Aborrono la televisione delle tette, le volgarità gridate, le spiagge affollate e la puzza di sudore.
Poi, per qualche irresistibile fremito, nel segreto di un'alcova prendono ordini da Antonio di Pietro. Grrr...
giovedì, novembre 13, 2008
Guardatemi.
Questo è un testamento morale.
Fatene ciò che vi pare, dacchè quando accadesse ciò che sto per dire, potrei bene aver cambiato idea.
Innanzitutto: non vi arrogate il diritto di parlare a mio nome, diffido padri e madri dall'interpretare la mia volontà, perchè essa, nel momento, sarebbe inesistente. Non inespressa, attenzione, ma scentificamente inesistente.
Parlo del giorno in cui, a causa di una patologia simile a quella di Terry Schiavo, diagnosticatami anni fa, potrei finire in coma vegetativo.
La volontà, che altri dovessero esprimere a mio nome, non esiste che nelle loro menti, ed è il precipitato mentale di idee, paure personalissime, ideologie, interessi.
Diffido quindi fin da ora chiunque dall'esprimere, quando sarà, un parere in merito alla mia intenzione di suicidarmi, senza farla precedere e seguire dalla esplicita precisazione che si tratta di una sua personale, ed arrangiata, supposizione.
Diffido anche gli amici, soprattutto per decenza, dall'esprimere pareri in merito ad idiozie del tipo "la sua voglia di vivere", "il suo grande amore per la vita" ecc., perchè esse potrebbero facilmente diventare strumento di pressione psicologica su fidanzate, madri, medici. A me la vita piace, lo sanno tutti. Quello che c'è nel coma vegetativo, invece, mi è indifferente.
E non sono io a crederlo; siete voi, senza nessuna eccezione, ad affermarlo. L'ha detto alla tv persino il padre di Eluana Englaro, stasera: "Eluana non prova nulla".
Quindi io non proverei nulla, e pertanto nessuno è autorizzato a supporre una mia qualche volontà di fare o non fare alcunchè, e nessuno è autorizzato ad affermare che io soffra o stia male o semplicemente non stia bene in quella situazione, perchè non è vero.
Io comunque vorrei restare nel mio letto, se finirò a quel modo. Vorrei che spendiate tempo e denaro per garantirmi di sopravvivere, grazie.
Non mi spaventa, ed anzi trovo idiota questa paura, dormire di quel sonno così profondo, così stabile. Non provavo nulla prima di vivere, non proverò nulla in quei giorni. Se c'è un aldilà, ci andrò, prima o poi come tutti, se non mi sveglio. Se non c'è, meglio trattenersi un pò tra i vivi, hai visto mai.
A proposito, evitate anche la parola "liberazione". Rivela germi mentali marxisti, o peggio induisti: libero da cosa? Credete nella reincarnazione, forse? Beh, io no.
E venitemi a trovare, invece di fare chiacchiere. E magari approfittatene per rimirarmi, in tutta la raggiante tristezza del mio stato, e cavare qualche riflessione da quelle testoline. Così, anche solo qualche pensierino da rivendersi a cena, per fare gli intellettuali, gli uomini vissuti.
O tacete, e guardatevi i fatti vostri, che a me la vostra presenza non è indispensabile. Mi basta la pietà dell'ultimo dei tecnici ospedalieri.
Magari poi, là per là, cambio idea, di questo sono perfettamente cosciente; magari là per là rinsavisco, da qualche parte nella corteccia cerebrale, giusto un attimo per rendermi conto di cosa è successo, e decido che voglio morire.
Se riesco, ve lo faccio capire, eventualmente, ma non ci sperate.
Ad ogni buon conto, fin da ora per allora, chiedo scusa a tutti: al mondo che cerca risposte rapide, alla gente abituata a risolvere tutto e subito, ai politici che devono dare risposte puntuali e tempestive, ai giudici che vogliono legiferare in occasione delle sentenze.
Mi dispiace, davvero, so di essere solo un piccolo incidente, e che tutti avete da fare. Ma dovrete aspettarmi, forse tanto tempo, col rischio che non arriverò.
Fatene ciò che vi pare, dacchè quando accadesse ciò che sto per dire, potrei bene aver cambiato idea.
Innanzitutto: non vi arrogate il diritto di parlare a mio nome, diffido padri e madri dall'interpretare la mia volontà, perchè essa, nel momento, sarebbe inesistente. Non inespressa, attenzione, ma scentificamente inesistente.
Parlo del giorno in cui, a causa di una patologia simile a quella di Terry Schiavo, diagnosticatami anni fa, potrei finire in coma vegetativo.
La volontà, che altri dovessero esprimere a mio nome, non esiste che nelle loro menti, ed è il precipitato mentale di idee, paure personalissime, ideologie, interessi.
Diffido quindi fin da ora chiunque dall'esprimere, quando sarà, un parere in merito alla mia intenzione di suicidarmi, senza farla precedere e seguire dalla esplicita precisazione che si tratta di una sua personale, ed arrangiata, supposizione.
Diffido anche gli amici, soprattutto per decenza, dall'esprimere pareri in merito ad idiozie del tipo "la sua voglia di vivere", "il suo grande amore per la vita" ecc., perchè esse potrebbero facilmente diventare strumento di pressione psicologica su fidanzate, madri, medici. A me la vita piace, lo sanno tutti. Quello che c'è nel coma vegetativo, invece, mi è indifferente.
E non sono io a crederlo; siete voi, senza nessuna eccezione, ad affermarlo. L'ha detto alla tv persino il padre di Eluana Englaro, stasera: "Eluana non prova nulla".
Quindi io non proverei nulla, e pertanto nessuno è autorizzato a supporre una mia qualche volontà di fare o non fare alcunchè, e nessuno è autorizzato ad affermare che io soffra o stia male o semplicemente non stia bene in quella situazione, perchè non è vero.
Io comunque vorrei restare nel mio letto, se finirò a quel modo. Vorrei che spendiate tempo e denaro per garantirmi di sopravvivere, grazie.
Non mi spaventa, ed anzi trovo idiota questa paura, dormire di quel sonno così profondo, così stabile. Non provavo nulla prima di vivere, non proverò nulla in quei giorni. Se c'è un aldilà, ci andrò, prima o poi come tutti, se non mi sveglio. Se non c'è, meglio trattenersi un pò tra i vivi, hai visto mai.
A proposito, evitate anche la parola "liberazione". Rivela germi mentali marxisti, o peggio induisti: libero da cosa? Credete nella reincarnazione, forse? Beh, io no.
E venitemi a trovare, invece di fare chiacchiere. E magari approfittatene per rimirarmi, in tutta la raggiante tristezza del mio stato, e cavare qualche riflessione da quelle testoline. Così, anche solo qualche pensierino da rivendersi a cena, per fare gli intellettuali, gli uomini vissuti.
O tacete, e guardatevi i fatti vostri, che a me la vostra presenza non è indispensabile. Mi basta la pietà dell'ultimo dei tecnici ospedalieri.
Magari poi, là per là, cambio idea, di questo sono perfettamente cosciente; magari là per là rinsavisco, da qualche parte nella corteccia cerebrale, giusto un attimo per rendermi conto di cosa è successo, e decido che voglio morire.
Se riesco, ve lo faccio capire, eventualmente, ma non ci sperate.
Ad ogni buon conto, fin da ora per allora, chiedo scusa a tutti: al mondo che cerca risposte rapide, alla gente abituata a risolvere tutto e subito, ai politici che devono dare risposte puntuali e tempestive, ai giudici che vogliono legiferare in occasione delle sentenze.
Mi dispiace, davvero, so di essere solo un piccolo incidente, e che tutti avete da fare. Ma dovrete aspettarmi, forse tanto tempo, col rischio che non arriverò.
lunedì, settembre 15, 2008
I valori dell'antifascismo.
Non che ci sia di nuovo qualcosa, nella posizione di Gianfranco Fini, espressa ieri a proposito dell'antifascismo. L'inaspettato crescendo dell'ideologo è stato sì lento, sì impercettibile, ma più che mai annunciato e prevedibile. Gianfranco Fini è un antifascista.
Come tanti ex-fascisti, egli ritiene che non si possa essere democratici senza essere anche, indistinguibilmente, antifascisti. Una costruzione che non merita, ai giorni nostri, tanta attenzione, ma che, siccome affermata con insolenza, non può non imporre a chi sa rispondere di ricacciare tanta ingiustizia nella gola dalla quale proviene.
Storia o non storia, l'antifascismo è sotto gli occhi di tutti, ancora nel 2008.
L'antifascismo fu l'ideologia con cui il PCI rivestì sè stesso di un alibi democratico.
Di fatto, subito dopo il fascismo, nessuno aveva bisogno del fascismo nè del suo opposto, tantomeno se tale opposto, poi, ne fosse una specie di surrogato di segno meno. Nessuno aveva bisogno, tra le macerie fumanti, di altre retoriche progressive, di altro odio persecutorio, di altri rinnegamenti. La gente aveva voglia, e bisogno urgente, di pace.
Ne costituisce prova il fatto che i fascisti se li litigassero come ad un'asta pubblica. Togliatti li voleva nel PCI, Pio XII li voleva nella DC, le pubbliche amministrazioni negli organici. E' naturale, il fascismo era l'Italia, e non si poteva prescindere da una intera nazione, per sostituirvene un'altra.
A questo livello il fascismo è morto; è il "caro estinto", divenuto antipatico e ingombrante, che se ne va. Qualcuno lo piange, qualcuno lo ricorda, altri tirano il classico sospiro di sollievo.
Poi succede qualcosa. Succede che il PCI annusa la possibilità di governare, ma nel clamoroso imbarazzo di farlo in uno stato "borghese", quindi spregevole e tirannico. Urge la dittatura del proletariato, o tocca trovare uno straccio di giustificazione al potere.
Il PCI, dal canto suo, non è in grado di fare una rivoluzione, perchè il patrimonio di voti che si è conquistato è un patrimonio evanescente, che sfuma in un attimo, se posto di fronte alla prospettiva di abbattere le chiese, di cannoneggiare le città e di chiamare i rinforzi russi per costituire i consigli di fabbrica. I comunisti italiani, al tempo, sono persone semplici, cattoliche, perbene. Sono socialisti rintronati.
E allora la soluzione, come del resto era normale che fossero abituati a pensare gli italiani di allora, la dà Mussolini. Viene riesumato il fascismo, ma questa volta non è fascismo vero. E' un fascismo legato dall'alto coi fili, funzionale al solo scopo di minaccia.
E difatti il fascismo, negli uomini che lo avevano fatto, continua a fare carriera politica, fratello tra i fratelli, nella nazione dove nessuno è estraneo. Tutti gli ex-fascisti che vanno a riempire i quadri dirigenti politici e istituzionali della nazione, come se niente fosse, portano avanti l'anelito novecentesco (e quindi fascista, seppure abusatamente) del progresso morale, del progresso tecnico e burocratico, della competetenza e del merito, almeno per qualche decennio. E scrivono leggi, approvano atti. Continuerà il senso statale e unitario della gestione pubblica, permarranno gli assetti sociali e industriali del paese così come li aveva voluti Mussolini. Lo stesso Benito nazionale, prima di morire, aveva scritto nero su bianco che un vero fascista avrebbe dovuto seguire il destino d'Italia, qualunque cosa accadesse, facendo umilmente il suo servizio di cittadino, di padre e di figlio ecc. La figura del fascista golpista è profondamente antimussoliniana.
Mentre l'Italia fascista, con le sue idee, si integra nel nuovo clima e ne costituisce forse l'apparato meglio definito, riprende vita il fascismo; anzi, il pericolo fascismo.
E si scopre, per magia, che Mussolini è stato per gli italiani nientemeno di ciò che Hitler è stato per gli Ebrei; che il fascismo aveva impoverito l'Italia (che quindi, immaginiamo, prima era florida), aveva corrotto lo stato (che pertanto prima era una vergine martire). E si scopre soprattutto che il fascismo non era Mussolini. No. Il fascismo era una categoria storica dello stato borghese. Nel fascismo si sublimavano le paure espresse il secolo precedente da Marx, il fascismo era la borghesia che tiranneggiava i poveri con la scusa della patria.
Era, il fascismo redivivo (o, almeno, redivivibile) la dimostrazione che, gira e rigira, Marx ha sempre ragione.
E indovinate, voi del 2008, quale paladino aveva dalla sua il popolo, contro tanta perversione? Ma il PCI, è ovvio.
E così, di progressione in progressione, fascismo diventa tutto ciò che non è marxista. Fascista diventa la borghesia, fascista diventa il clero, la fabbrica di proprietà, la voce troppo alta, il tram affollato, lo spazzino maleducato. Fascista diventa chiunque non sia comunista, perchè alla prova del nove non è antifascista.
Ve lo ricordate Longanesi che ascoltava, nel '42-'43 mi pare, seccato, il podestà invasato che guardava il sole e ne ammirava con piglio patriottico la bellezza? Egli supponeva che da un momento all'altro il suo fanatico amico, al sole, gli avrebbe dato del fascista. Ecco: l'Italia, di cialtroni così, di gente che giustifica il proprio potere evocando spiriti, ne aveva dovuti sopportare già, un fascismo-anti non serviva a nessuno.
Ed è per questo che tale astruso alibi politico, tale cialtronesca minaccia, per la quale si sarebbe dovuta cominciare una guerra preventiva contro un nemico putrefatto al solo scopo di consacrare il guerriero, non potè far breccia nella cultura che durante il boom economico, quando oramai, mercè madama borghesia, il presente era roseo e appariva sicuro, e il passato era abbastanza lontano da poterne sparlare, senza fare la figura di chi sputa nel piatto in cui mangia.
Che poi, a dirla tutta, fece breccia solo tra i ceti agiati.
Ma l'antifascismo non ha solo il carattere imbroglione di legittimare il PCI, facendo dimenticare ad un tempo che aveva meno voti della DC e che propagandava un regime tirannico a sua volta; l'antifascismo, come tutti i demoni, ha vita propria rispetto a chi lo evoca.
L'antifascismo si fa quindi in un attimo "memoria condivisa", e la guerra che fecero pochi vendicativi diventa la guerra di tutti, e così il PCI, senza forse nemmeno volerlo, è costretto dalla coerenza ad appropriarsi moralmente di una sequela di massacri che solo la fantasia può giustificare con la politica. A nascondere le foibe, a giustificare la volante rossa, a giustificare questo e quello purchè facessero qualcosa di antifascista.
La verità è un'altra.
La verità è che si uccise gente meno fascista dei loro carnefici. gente che in quelle paure marxiste di tetre dittature borghesi, di operai morti dentro le miniere, non aveva alcuna parte. Gente che aveva creduto giusto combattere lì, gente che poteva stare imboscata e invece, per spirito umanitario credette, rimbambita dall'idealismo del novecento, che l'umanità avesse bisogno di guerra, guerra e guerra per riscattarsi. Si uccise per vendetta, punto. E non si uccisero i cattivi, nè si credette di uccidere i cattivi, i carnefici, dacchè chi li uccideva spesso era disposto senza dubbi a portare il bolscevismo in Italia come fosse uno scherzo; si uccisero consapevolmente i militanti dell'ala opposta dello stesso delirante partito.
La riprova è nel fatto che, ad essere precipitati nella foiba di questo inganno sono stati anche i partigiani non comunisti, consegnati spesso ai tedeschi da altri partigiani, e infine umiliati dalla storia in cattedra col silenzio e la diffamazione. Via, fascisti anche loro, reazionari borghesi.
Come fascisti erano i ragazzi trucidati negli anni di piombo. Se Concutelli ammette di essere un assassino, Sofri (che militarmente vale una chiappa di Concutelli) si dichiara prigioniero politico. Per forza: uno ammazzava persone dichiarandoli traditori, l'altro ammazzava gente dichiarandole fascisti; c'è una bella differenza, che fatico ancora, però, a capire.
Ecco l'antifascismo, ed ecco spiegato perchè un democratico può nascere tale (come non è capitato a me), o può diventarlo (e questo sono io), senza passare per la sezione locale del PCI.
Fa bene Gianfranco a dirsi antifascista. Egli lo è, e precisamente va ascritto nella categoria di quelli che vi sono arrivati per calcolo, che giustamente, in genere, sono i più zelanti.
A noi, Gianfranco, non può dare dei fascisti. Noi lo siamo stati meno di lui, pur essendolo stati meglio di lui.
E fa bene la sinistra ad attaccare Berlusconi e dargli del fascista (più o meno implicitamente). Egli è la fine dell'antifascismo.
Al presidente Berlusconi poi, Gianfranco, non può dare del fascista. E questa è la conferma che abbiamo avuto, dopo tutto il tempo passato a chiedere pace e ricevere bastoni, ragione.
Addio mamma, torno a primavera.
Come tanti ex-fascisti, egli ritiene che non si possa essere democratici senza essere anche, indistinguibilmente, antifascisti. Una costruzione che non merita, ai giorni nostri, tanta attenzione, ma che, siccome affermata con insolenza, non può non imporre a chi sa rispondere di ricacciare tanta ingiustizia nella gola dalla quale proviene.
Storia o non storia, l'antifascismo è sotto gli occhi di tutti, ancora nel 2008.
L'antifascismo fu l'ideologia con cui il PCI rivestì sè stesso di un alibi democratico.
Di fatto, subito dopo il fascismo, nessuno aveva bisogno del fascismo nè del suo opposto, tantomeno se tale opposto, poi, ne fosse una specie di surrogato di segno meno. Nessuno aveva bisogno, tra le macerie fumanti, di altre retoriche progressive, di altro odio persecutorio, di altri rinnegamenti. La gente aveva voglia, e bisogno urgente, di pace.
Ne costituisce prova il fatto che i fascisti se li litigassero come ad un'asta pubblica. Togliatti li voleva nel PCI, Pio XII li voleva nella DC, le pubbliche amministrazioni negli organici. E' naturale, il fascismo era l'Italia, e non si poteva prescindere da una intera nazione, per sostituirvene un'altra.
A questo livello il fascismo è morto; è il "caro estinto", divenuto antipatico e ingombrante, che se ne va. Qualcuno lo piange, qualcuno lo ricorda, altri tirano il classico sospiro di sollievo.
Poi succede qualcosa. Succede che il PCI annusa la possibilità di governare, ma nel clamoroso imbarazzo di farlo in uno stato "borghese", quindi spregevole e tirannico. Urge la dittatura del proletariato, o tocca trovare uno straccio di giustificazione al potere.
Il PCI, dal canto suo, non è in grado di fare una rivoluzione, perchè il patrimonio di voti che si è conquistato è un patrimonio evanescente, che sfuma in un attimo, se posto di fronte alla prospettiva di abbattere le chiese, di cannoneggiare le città e di chiamare i rinforzi russi per costituire i consigli di fabbrica. I comunisti italiani, al tempo, sono persone semplici, cattoliche, perbene. Sono socialisti rintronati.
E allora la soluzione, come del resto era normale che fossero abituati a pensare gli italiani di allora, la dà Mussolini. Viene riesumato il fascismo, ma questa volta non è fascismo vero. E' un fascismo legato dall'alto coi fili, funzionale al solo scopo di minaccia.
E difatti il fascismo, negli uomini che lo avevano fatto, continua a fare carriera politica, fratello tra i fratelli, nella nazione dove nessuno è estraneo. Tutti gli ex-fascisti che vanno a riempire i quadri dirigenti politici e istituzionali della nazione, come se niente fosse, portano avanti l'anelito novecentesco (e quindi fascista, seppure abusatamente) del progresso morale, del progresso tecnico e burocratico, della competetenza e del merito, almeno per qualche decennio. E scrivono leggi, approvano atti. Continuerà il senso statale e unitario della gestione pubblica, permarranno gli assetti sociali e industriali del paese così come li aveva voluti Mussolini. Lo stesso Benito nazionale, prima di morire, aveva scritto nero su bianco che un vero fascista avrebbe dovuto seguire il destino d'Italia, qualunque cosa accadesse, facendo umilmente il suo servizio di cittadino, di padre e di figlio ecc. La figura del fascista golpista è profondamente antimussoliniana.
Mentre l'Italia fascista, con le sue idee, si integra nel nuovo clima e ne costituisce forse l'apparato meglio definito, riprende vita il fascismo; anzi, il pericolo fascismo.
E si scopre, per magia, che Mussolini è stato per gli italiani nientemeno di ciò che Hitler è stato per gli Ebrei; che il fascismo aveva impoverito l'Italia (che quindi, immaginiamo, prima era florida), aveva corrotto lo stato (che pertanto prima era una vergine martire). E si scopre soprattutto che il fascismo non era Mussolini. No. Il fascismo era una categoria storica dello stato borghese. Nel fascismo si sublimavano le paure espresse il secolo precedente da Marx, il fascismo era la borghesia che tiranneggiava i poveri con la scusa della patria.
Era, il fascismo redivivo (o, almeno, redivivibile) la dimostrazione che, gira e rigira, Marx ha sempre ragione.
E indovinate, voi del 2008, quale paladino aveva dalla sua il popolo, contro tanta perversione? Ma il PCI, è ovvio.
E così, di progressione in progressione, fascismo diventa tutto ciò che non è marxista. Fascista diventa la borghesia, fascista diventa il clero, la fabbrica di proprietà, la voce troppo alta, il tram affollato, lo spazzino maleducato. Fascista diventa chiunque non sia comunista, perchè alla prova del nove non è antifascista.
Ve lo ricordate Longanesi che ascoltava, nel '42-'43 mi pare, seccato, il podestà invasato che guardava il sole e ne ammirava con piglio patriottico la bellezza? Egli supponeva che da un momento all'altro il suo fanatico amico, al sole, gli avrebbe dato del fascista. Ecco: l'Italia, di cialtroni così, di gente che giustifica il proprio potere evocando spiriti, ne aveva dovuti sopportare già, un fascismo-anti non serviva a nessuno.
Ed è per questo che tale astruso alibi politico, tale cialtronesca minaccia, per la quale si sarebbe dovuta cominciare una guerra preventiva contro un nemico putrefatto al solo scopo di consacrare il guerriero, non potè far breccia nella cultura che durante il boom economico, quando oramai, mercè madama borghesia, il presente era roseo e appariva sicuro, e il passato era abbastanza lontano da poterne sparlare, senza fare la figura di chi sputa nel piatto in cui mangia.
Che poi, a dirla tutta, fece breccia solo tra i ceti agiati.
Ma l'antifascismo non ha solo il carattere imbroglione di legittimare il PCI, facendo dimenticare ad un tempo che aveva meno voti della DC e che propagandava un regime tirannico a sua volta; l'antifascismo, come tutti i demoni, ha vita propria rispetto a chi lo evoca.
L'antifascismo si fa quindi in un attimo "memoria condivisa", e la guerra che fecero pochi vendicativi diventa la guerra di tutti, e così il PCI, senza forse nemmeno volerlo, è costretto dalla coerenza ad appropriarsi moralmente di una sequela di massacri che solo la fantasia può giustificare con la politica. A nascondere le foibe, a giustificare la volante rossa, a giustificare questo e quello purchè facessero qualcosa di antifascista.
La verità è un'altra.
La verità è che si uccise gente meno fascista dei loro carnefici. gente che in quelle paure marxiste di tetre dittature borghesi, di operai morti dentro le miniere, non aveva alcuna parte. Gente che aveva creduto giusto combattere lì, gente che poteva stare imboscata e invece, per spirito umanitario credette, rimbambita dall'idealismo del novecento, che l'umanità avesse bisogno di guerra, guerra e guerra per riscattarsi. Si uccise per vendetta, punto. E non si uccisero i cattivi, nè si credette di uccidere i cattivi, i carnefici, dacchè chi li uccideva spesso era disposto senza dubbi a portare il bolscevismo in Italia come fosse uno scherzo; si uccisero consapevolmente i militanti dell'ala opposta dello stesso delirante partito.
La riprova è nel fatto che, ad essere precipitati nella foiba di questo inganno sono stati anche i partigiani non comunisti, consegnati spesso ai tedeschi da altri partigiani, e infine umiliati dalla storia in cattedra col silenzio e la diffamazione. Via, fascisti anche loro, reazionari borghesi.
Come fascisti erano i ragazzi trucidati negli anni di piombo. Se Concutelli ammette di essere un assassino, Sofri (che militarmente vale una chiappa di Concutelli) si dichiara prigioniero politico. Per forza: uno ammazzava persone dichiarandoli traditori, l'altro ammazzava gente dichiarandole fascisti; c'è una bella differenza, che fatico ancora, però, a capire.
Ecco l'antifascismo, ed ecco spiegato perchè un democratico può nascere tale (come non è capitato a me), o può diventarlo (e questo sono io), senza passare per la sezione locale del PCI.
Fa bene Gianfranco a dirsi antifascista. Egli lo è, e precisamente va ascritto nella categoria di quelli che vi sono arrivati per calcolo, che giustamente, in genere, sono i più zelanti.
A noi, Gianfranco, non può dare dei fascisti. Noi lo siamo stati meno di lui, pur essendolo stati meglio di lui.
E fa bene la sinistra ad attaccare Berlusconi e dargli del fascista (più o meno implicitamente). Egli è la fine dell'antifascismo.
Al presidente Berlusconi poi, Gianfranco, non può dare del fascista. E questa è la conferma che abbiamo avuto, dopo tutto il tempo passato a chiedere pace e ricevere bastoni, ragione.
Addio mamma, torno a primavera.
venerdì, settembre 12, 2008
Sol d'avvenire.
Sarah Palin, per convincere gli americani a votare per McCain, ha detto che vuol far entrare Ucraina e Georgia nella Nato. Il che, siccome uno stato Nato è fraternamente, immancabilmente e prontamente difeso dagli alleati, vuol dire presso a poco alzare il livello dello scontro con la Russia. Di questi tempi.
Forse Sarah suppone che, di fronte alla ennesima sbruffonata da parcheggio del fast-food, l'orso russo abbassi le orecchie; ma escluderei, così a senso, tanta ingenuità.
Suppongo dunque che l'energica mammina abbia tutta l'intenzione di assumersi la responsabilità di una terza guerra mondiale. Si è fatta fotografare con un bel fuciletto, mi pare, ma vedremo davvero lei, e suoi cari, in prima linea, proprio la prima prima, laddove c'è quel tipico odore di bruciato e di sangue (e di sangue bruciato)?
Cè una tendenza del nostro secolo, vomitevole. La tendenza alle donne che dichiarano guerre. Ha cominciato Oriana Fallaci.
Non combattono, non rischiano. Eppure sommuovono masse umane alla riscossa.
Nella loro aggressività non si legge nemmeno più la sete di potere, quella criminale tipica del dittatore. Leggi l'odio puro, fine a sè stesso. Il puntiglio, l'odio come soluzione, l'odio come risposta, come manifesto di carattere.
Se un essere umano non ha vergogna di minacciare di morte i figli altrui tenendo il suo in braccio (o in grembo, o in sogno), davvero siamo alla soluzione finale dell'umanità.
Forse sono annebbiato da una immagine maschilista della famiglia. Ma nella mia immagine, gli uomini alzavano la voce e le donne la facevano abbassare. Avevano sviluppato, persino, millenni di genetica per acuire quelle capacità "femminili", lenitive delle passioni più distruttive: la voce bassa, gli occhi arrendevoli, l'astuzia e la tattica, la sottigliezza e la parlantina.
Ora, mercè le solite "luminose sorti e progressive", la alzano tutti.
Che sia un progresso, il concerto tra sordi, è tutto da dimostrare.
Forse Sarah suppone che, di fronte alla ennesima sbruffonata da parcheggio del fast-food, l'orso russo abbassi le orecchie; ma escluderei, così a senso, tanta ingenuità.
Suppongo dunque che l'energica mammina abbia tutta l'intenzione di assumersi la responsabilità di una terza guerra mondiale. Si è fatta fotografare con un bel fuciletto, mi pare, ma vedremo davvero lei, e suoi cari, in prima linea, proprio la prima prima, laddove c'è quel tipico odore di bruciato e di sangue (e di sangue bruciato)?
Cè una tendenza del nostro secolo, vomitevole. La tendenza alle donne che dichiarano guerre. Ha cominciato Oriana Fallaci.
Non combattono, non rischiano. Eppure sommuovono masse umane alla riscossa.
Nella loro aggressività non si legge nemmeno più la sete di potere, quella criminale tipica del dittatore. Leggi l'odio puro, fine a sè stesso. Il puntiglio, l'odio come soluzione, l'odio come risposta, come manifesto di carattere.
Se un essere umano non ha vergogna di minacciare di morte i figli altrui tenendo il suo in braccio (o in grembo, o in sogno), davvero siamo alla soluzione finale dell'umanità.
Forse sono annebbiato da una immagine maschilista della famiglia. Ma nella mia immagine, gli uomini alzavano la voce e le donne la facevano abbassare. Avevano sviluppato, persino, millenni di genetica per acuire quelle capacità "femminili", lenitive delle passioni più distruttive: la voce bassa, gli occhi arrendevoli, l'astuzia e la tattica, la sottigliezza e la parlantina.
Ora, mercè le solite "luminose sorti e progressive", la alzano tutti.
Che sia un progresso, il concerto tra sordi, è tutto da dimostrare.
sabato, marzo 22, 2008
Spazzatura o rifiuti?
Non è un problema affermare che Napoli non fa più nè ridere nè piangere. Il problema vero è che, senza Napoli, l'Italia stessa non fa più nè ridere nè piangere.
E se l'Italia smette di recitare la sua secolare parte, reazione etnica istintiva al decadimento dei costumi, del Pulcinella ironico fustigatore di viltà e propagatore eroico di bei gesti, se l'Italia la pianta di essere Italia insomma, l'utilità della sua presenza nel mondo diventa uguale a quella degli altri.
Chi ha fiuto borghese, oggi, guarda i propri figli e poi, per evolverli verso lo stadio finale, decide di mandarli a studiare e a divertirsi all'estero. In questa scelta c'è dentro di tutto, da Darwin ai contratti "future" degli speculatori di borsa.
E se l'Italia smette di recitare la sua secolare parte, reazione etnica istintiva al decadimento dei costumi, del Pulcinella ironico fustigatore di viltà e propagatore eroico di bei gesti, se l'Italia la pianta di essere Italia insomma, l'utilità della sua presenza nel mondo diventa uguale a quella degli altri.
Chi ha fiuto borghese, oggi, guarda i propri figli e poi, per evolverli verso lo stadio finale, decide di mandarli a studiare e a divertirsi all'estero. In questa scelta c'è dentro di tutto, da Darwin ai contratti "future" degli speculatori di borsa.
mercoledì, marzo 12, 2008
Napoli mia.
Il nodo cruciale della governabilità si deciderà, anche quest'anno, a Napoli. Con la scusa, questa volta, della monnezza i napoletani sono riusciti a fare in modo che, nonostante nessuno sia in grado di stornare altra ricchezza dalle casse pubbliche perchè la malavitosità politica locale è sazia, ci si occupi ancora, politicamente e inevitabilmente economicamente, della gente dimenticata dei vasci.
Non è che lo abbiano fatto apposta, i più attivi del popolo napoletano, per diventare, da ultimi della classe, i più decisivi della nazione; è semplicemente che, di recitare la parte della coscienza povera e scanzonata d'Italia, quella che sta sul proscenio e fa ridere e piangere, di contro a quella ricca e trasparente che non importa a nessun pubblico, gli viene naturale.
I napoletani e i milanesi concorrono ad un nobile e unico scopo comune: ognuno come può, è una formidabile macchina di emancipazione dalla casta politica. Se si unissero, potrebbero comandare sè stessi.
Non è che lo abbiano fatto apposta, i più attivi del popolo napoletano, per diventare, da ultimi della classe, i più decisivi della nazione; è semplicemente che, di recitare la parte della coscienza povera e scanzonata d'Italia, quella che sta sul proscenio e fa ridere e piangere, di contro a quella ricca e trasparente che non importa a nessun pubblico, gli viene naturale.
I napoletani e i milanesi concorrono ad un nobile e unico scopo comune: ognuno come può, è una formidabile macchina di emancipazione dalla casta politica. Se si unissero, potrebbero comandare sè stessi.
martedì, febbraio 26, 2008
Repubblicano sarà lei.
Queste elezioni sono, per una serie -non del tutto negativa- di coincidenze storiche politiche e ideologiche, la fase finale del piatto di maccheroni che ci mangiamo dal dopoguerra. Vedrete come ci inzupperanno il pane, nell'olio rosso di pomodoro delle parole libertà e progresso, ora come mai. Vedrete con quale gioia dilapideranno, con allegria e voluttà, le ultime calorie residue di un'opera d'arte che non c'è più nel piatto (e non ci sarà più, per chissà quanto) e con quale ironico sprezzo si gusteranno gli ultimi ricordi possibili di quel profumo che, or non è guari, riempiva tutta la stanza: odore di casa, abbondanza, caldo ristoro dell'uomo giusto, del padre italiano, del lavoratore che ha famiglia.
Raccoglieranno con precisione agli angoli del piatto gli ultimi luccicanti mucchietti di sugo, faranno acrobazie col polso per evitare di rimandare indietro anche solo l'unto del fondo, comunque e a prescindere dalla fame; perchè la scarpetta non si fa per piacere, si fa per dovere. Gustare il condimento finale del piatto è un sigillo di onestà tutto italiano, un imperativo etico che gli stranieri non capiscono, ma che più di altro rappresenta la nostra tensione verso la vita, il ciclo naturale del godere, il ridere apotropaico, il non pensarci più.
La gente vede già la fine di quel piatto: mancano i fondi agli enti locali, manca la spinta economica, mancano i soldi e il lavoro, mancano i servizi, mancano gli italiani, manca il presepe e la messa domenicale di una volta, mancano le case popolari e il decoro della povera gente, manca il contegno al ricco e la bellezza alle spose. Eppure la corsa è, sempre più frenetica, al secondo piatto, che però nessuno ha ancora cucinato. Che coraggio.
E' certo: la scarpetta è roba da consumati guerrieri.
Raccoglieranno con precisione agli angoli del piatto gli ultimi luccicanti mucchietti di sugo, faranno acrobazie col polso per evitare di rimandare indietro anche solo l'unto del fondo, comunque e a prescindere dalla fame; perchè la scarpetta non si fa per piacere, si fa per dovere. Gustare il condimento finale del piatto è un sigillo di onestà tutto italiano, un imperativo etico che gli stranieri non capiscono, ma che più di altro rappresenta la nostra tensione verso la vita, il ciclo naturale del godere, il ridere apotropaico, il non pensarci più.
La gente vede già la fine di quel piatto: mancano i fondi agli enti locali, manca la spinta economica, mancano i soldi e il lavoro, mancano i servizi, mancano gli italiani, manca il presepe e la messa domenicale di una volta, mancano le case popolari e il decoro della povera gente, manca il contegno al ricco e la bellezza alle spose. Eppure la corsa è, sempre più frenetica, al secondo piatto, che però nessuno ha ancora cucinato. Che coraggio.
E' certo: la scarpetta è roba da consumati guerrieri.
domenica, gennaio 13, 2008
Indimostrabile come Popper.
Oggi George Bush ha fatto visita alle truppe americane di stanza in Medioriente. Riflettevo su qualcosa di bello che avrebbe potuto dire.
A pensarci, generalmente sono i cittadini che scelgono pochi uomini perchè questi decidano con una certa discrezionalità il da farsi riguardo questioni di importanza collettiva. Elezioni, deputati, governi, sono l'effetto di un atto di fiducia che i cittadini operano nei confronti di alcune persone, nella speranza che questi facciano (e facciano bene) quanto necessario per tutti.
In questo caso, invece, succede l'inverso: sono i governanti che scelgono, secondo criteri di legge, alcuni cittadini, per mandarli a risolvere, con una discreta libertà operativa, certi problemi comuni.
E se ci pensate un altro pò, verificherete voi stessi che questo è l'unico caso di inversione del favore, della fiducia, dell'investitura e della rappresentanza; l'unico caso in cui i politici investono e sperano direttamente nel cittadino è, insomma, un lavoraccio pericoloso, malpagato e soprattutto fuori dalle balle.
Se penso che abbiamo decapitato il re di Francia, per questo...
A pensarci, generalmente sono i cittadini che scelgono pochi uomini perchè questi decidano con una certa discrezionalità il da farsi riguardo questioni di importanza collettiva. Elezioni, deputati, governi, sono l'effetto di un atto di fiducia che i cittadini operano nei confronti di alcune persone, nella speranza che questi facciano (e facciano bene) quanto necessario per tutti.
In questo caso, invece, succede l'inverso: sono i governanti che scelgono, secondo criteri di legge, alcuni cittadini, per mandarli a risolvere, con una discreta libertà operativa, certi problemi comuni.
E se ci pensate un altro pò, verificherete voi stessi che questo è l'unico caso di inversione del favore, della fiducia, dell'investitura e della rappresentanza; l'unico caso in cui i politici investono e sperano direttamente nel cittadino è, insomma, un lavoraccio pericoloso, malpagato e soprattutto fuori dalle balle.
Se penso che abbiamo decapitato il re di Francia, per questo...
sabato, dicembre 15, 2007
Razzismo equosolidale.
Si evita di tirar su presepi, nelle scuole, perchè si postula che gli immigrati, poverini, sono già sfortunati di loro.
O così, o non si spiega.
O così, o non si spiega.
lunedì, dicembre 10, 2007
Populista ebbene si.
Lavorare sodo non rende più. Lavorare, non rende più.
Pensate ai quattro operai dell'acciaieria di Torino: si fossero trovati nella condizione di migranti, di nomadi, a quest'ora starebbero preparando il loro povero Natale, con qualche bel soldo raggranellato dallo stato e altri spiccioli raccattati con lavoretti da qualche ora settimanale. Poveri ma belli, contenti di poco e sereni, forse.
E invece adesso stanno in quattro bare, immobili e inquieti come fantasmi. Li aspettava un Natale, comunque, alle prese con le tasse di uno Stato ladro e la paura dei padroni.
C'è poco da fare: il sinistrismo postcomunista è diventato ciò che combatteva, e nella parte dei soliti "capitalisti fottuti", i troppo fortunati indegni di chiedere diritti e pace, adesso non esita (involontariamente, ma tant'è) a farci finire i metalmeccanici.
E' vero che la colpa è delle imprese. Ma di chi doveva vigilare, se scopriste che mandava la polizia a scortare la Bellucci (perchè il cinema piace agli intellettuali di sinistra, piace più dei metalmeccanici), cosa pensereste?
Pensate ai quattro operai dell'acciaieria di Torino: si fossero trovati nella condizione di migranti, di nomadi, a quest'ora starebbero preparando il loro povero Natale, con qualche bel soldo raggranellato dallo stato e altri spiccioli raccattati con lavoretti da qualche ora settimanale. Poveri ma belli, contenti di poco e sereni, forse.
E invece adesso stanno in quattro bare, immobili e inquieti come fantasmi. Li aspettava un Natale, comunque, alle prese con le tasse di uno Stato ladro e la paura dei padroni.
C'è poco da fare: il sinistrismo postcomunista è diventato ciò che combatteva, e nella parte dei soliti "capitalisti fottuti", i troppo fortunati indegni di chiedere diritti e pace, adesso non esita (involontariamente, ma tant'è) a farci finire i metalmeccanici.
E' vero che la colpa è delle imprese. Ma di chi doveva vigilare, se scopriste che mandava la polizia a scortare la Bellucci (perchè il cinema piace agli intellettuali di sinistra, piace più dei metalmeccanici), cosa pensereste?
giovedì, dicembre 06, 2007
Moderatamente adirato.
Mi meraviglio di come l'Antifascismo sia stato derubricato nell'agenda del buon governo. Dove andremo a finire, senza quell'amorosa corrispondenza tra caste che fece effimeramente felice l'italetta di trent'anni fa? Senza quel sistemone domenicale che consegnava premi e patenti di democraticità a professori anarchici per negarla, chessò io, a Bettino Craxi, o al classico uomo della strada che si lamenta troppo delle tasse?
Si sarebbe tentati di dare del fascista a d'Alema.
Si sarebbe tentati di dare del fascista a d'Alema.
sabato, novembre 24, 2007
La maledizione delle donne: diventare pessimi esemplari di uomo.
Una serie di quesiti sulla manifestazione contro la violenza sulle donne. Premesso che si tratta della classica opera altamente meritoria, e premesso che giunge puntuale dopo i recenti fatti, mi domandavo perchè:
1) le più appassionate manifestanti siano visibilmente mascoline;
2) le manifestazioni contro la violenza degli uomini sulle donne si fanno quando si sta generalizzando, mutazione genetica del male, anche la pratica contraria;
3) la manifestazione è anche contro il patriarcato, la chiesa, il fascismo, la presenza di giornalisti maschi e femmine di destra;
4) i pochi uomini presenti stiano attraversando, quasi tutti e nonostante la mitezza da cane bastonabile, l'età di maggiore attività sessuale;
5) si respiri l'aria elettrica, suscettibile e competitiva dei peggiori consessi maschili;
Mettendo insieme tutti questi strani elementi, si sarebbe tentati di pensare a qualcosa di talmente torbido e primordiale da ricordare i riti dionisiaci. E infatti il fallo (o i suoi paranoici surrogati), paradossalmente, la fa da padrone anche qui.
Bacco col Colbacco. Visto che la causa merita, non era meglio una manifestazione tra gente normale?
1) le più appassionate manifestanti siano visibilmente mascoline;
2) le manifestazioni contro la violenza degli uomini sulle donne si fanno quando si sta generalizzando, mutazione genetica del male, anche la pratica contraria;
3) la manifestazione è anche contro il patriarcato, la chiesa, il fascismo, la presenza di giornalisti maschi e femmine di destra;
4) i pochi uomini presenti stiano attraversando, quasi tutti e nonostante la mitezza da cane bastonabile, l'età di maggiore attività sessuale;
5) si respiri l'aria elettrica, suscettibile e competitiva dei peggiori consessi maschili;
Mettendo insieme tutti questi strani elementi, si sarebbe tentati di pensare a qualcosa di talmente torbido e primordiale da ricordare i riti dionisiaci. E infatti il fallo (o i suoi paranoici surrogati), paradossalmente, la fa da padrone anche qui.
Bacco col Colbacco. Visto che la causa merita, non era meglio una manifestazione tra gente normale?
venerdì, novembre 23, 2007
E intanto a Paperopoli...
Vaticinare la propria rinascita è immensamente più difficile che presagire la propria fine. Per questo Berlusconi se la ride di Fini, e Fini se la ride di Berlusconi.
Perchè uno è cretino e l'altro no.
Perchè uno è cretino e l'altro no.
lunedì, novembre 05, 2007
Il peccato dei peccati.
L'intima essenza della lucanità è comprendere, fino al dolore sensibile, quanta tristezza c'è nel verbo "buttare".
mercoledì, ottobre 31, 2007
La moda scorsa.
Il tema dell'anno, la notizia del giorno, l'evento della stagione: pare che il nostro secolo sia scandito dall'ossessione cronica di fissare nel tempo qualcosa di sè; simboli, fatti, immagini, concetti, e celebrarli in fila, di continuo. L'anno dell'ambiente, il mese della prevenzione, la settimana della musica, il giorno della lotta al fumo, la notte bianca, l'happy hour, i dieci minuti di silenzio.
Bislacco destino, per un secolo che si proiettava nell'era umana come il rinnovatore. Adesso che ha rinnovato, e quindi ha (bene, o male, è un'opinione) svolto la sua funzione, non vuole più andarsene.
Bislacco destino, per un secolo che si proiettava nell'era umana come il rinnovatore. Adesso che ha rinnovato, e quindi ha (bene, o male, è un'opinione) svolto la sua funzione, non vuole più andarsene.
martedì, ottobre 16, 2007
Acquiedotto.
Ah, fantastico. Adesso anche i blog che dovevano essere una roba libera si inquinano di clericalismi politici. Il gestore di questo strumento mi ha chiesto di scrivere un post sull'ambiente, e lo ha fatto con i toni di chi ti domanda se sei una persona perbene.
Non mi ha detto "noi riteniamo importante questo problema, pertanto le domandiamo, se lo ritiene giusto, di esprimere un parere in merito". No, niente di tutto ciò: mi ha domandato di scrivere un articolo sull'ambiente, punto, come se il catastrofismo verde sia un dato assodato sul piano scientifico (vi rinfresco la memoria: no che non lo è; casomai è assodato il contrario, scientificamente), come se ci fosse una qualche forma di necessità morale nel farlo.
Aih, aih; brutta e vecchia abitudine, questa di postulare "doveri universali". Cominciano col chiedere una doverosa testimonianza, proseguono pensando a come sconfiggere l'indifferenza generale, e vent'anni dopo ti ritrovi nel tuo bel ghetto, nella parte dello spregevole mostro.
Egregio signor Google, si rivolga al mio legislatore se vuole leggi di suo gusto. L'idea di utilizzare il mio blog per testimoniare a furor di popolo progetti fumosi e poco chiari su come gestire montagne di risorse, è una idea che mi sconvolge. Se ritiene, considerata la sua gratuita disponibilità e la sua gentilezza tenute finora, può cancellare il mio blog senza che io abbia a pretendere altro da lei.
Tenga conto che in questo stesso momento vado ad aprire tutti i rubinetti di casa. Perchè non mi risulta, ad oggi, che l'acqua che risparmio vada a dissetare altri che il mio vicino. Rimando alla costruzione dell'acquedotto unico mondiale scelte più responsabili.
Non mi ha detto "noi riteniamo importante questo problema, pertanto le domandiamo, se lo ritiene giusto, di esprimere un parere in merito". No, niente di tutto ciò: mi ha domandato di scrivere un articolo sull'ambiente, punto, come se il catastrofismo verde sia un dato assodato sul piano scientifico (vi rinfresco la memoria: no che non lo è; casomai è assodato il contrario, scientificamente), come se ci fosse una qualche forma di necessità morale nel farlo.
Aih, aih; brutta e vecchia abitudine, questa di postulare "doveri universali". Cominciano col chiedere una doverosa testimonianza, proseguono pensando a come sconfiggere l'indifferenza generale, e vent'anni dopo ti ritrovi nel tuo bel ghetto, nella parte dello spregevole mostro.
Egregio signor Google, si rivolga al mio legislatore se vuole leggi di suo gusto. L'idea di utilizzare il mio blog per testimoniare a furor di popolo progetti fumosi e poco chiari su come gestire montagne di risorse, è una idea che mi sconvolge. Se ritiene, considerata la sua gratuita disponibilità e la sua gentilezza tenute finora, può cancellare il mio blog senza che io abbia a pretendere altro da lei.
Tenga conto che in questo stesso momento vado ad aprire tutti i rubinetti di casa. Perchè non mi risulta, ad oggi, che l'acqua che risparmio vada a dissetare altri che il mio vicino. Rimando alla costruzione dell'acquedotto unico mondiale scelte più responsabili.
domenica, ottobre 07, 2007
Libertà di starnazzo.
Tanti e troppi processi mediatici rovinano la nazione.
A questo punto diventa difficile tutto. Persino sapere chi ruba, persino sapere se il corrotto ha dei corruttori. Infilata tutta e a forza nel baccano, ci sta la parodia di un processo penale: indagini condotte dal giudice stesso, l'accusa che siede ora sullo scranno alto ora fuori dell'aula (tra la gente! immaginiamo..), avvocati da sentire in separata sede, difese dopo la sentenza, sentenza spiccata dal branco e in branco.
In tutto questo i due tribuni di turno, Santoro e Travaglio, a rivestire ora le parti dell'agnello pubblico, ora del boia popolare, ora del giudice terzo, convinti sinceramente che questo funzioni, il che rende la nostra democrazia drammaticamente lontana da sè stessa: perchè una condanna del genere non uscirà mai dall'improvvisata aula. Il suo posto non è tra i giudizi, ma tra i sospetti. La sua divisa non è la legge, ma la chiacchiera. E il condannato, ove se ne freghi delle sue responsabilità, avrà ragione di riderne; perchè nel guazzabuglio nessuno è davvero sicuro di chi ha fatto cosa.
Ma a Travaglio non interessa che chi ha sbagliato paghi, altrimenti andrebbe in procura a paventare anche un reato di peculato a carico dell'Inpdap. Altrimenti, è strano credere che gli risulterebbe difficile considerare la sottovalutazione di beni pubblici da vendere ai ministri come un caso di concussione e di condizionamento ambientale. Ed è strano pensare che poi non debba proseguire su questa via, leggendo "peculato" in quasi tutti i fenomeni di consulenza pubblica, di nomina a cariche parapubbliche, di gestione del patrimonio statale, di finanziamento delle realtà associative, di fenomeni anche passati di gestione monetaria, di finanziamento di infrastrutture senza adeguati studi sulla loro utilità. Niente, al signor giudice interessa stare sulla notizia, e intrerpretare il bisogno di sfogo macabro dell'invidia sociale; e basta. A Travaglio interessa che Mastella vada in pensione.
E invece Mastella, con buona pace (anche) di Veltroni, ci farà la cortesia di rimanere sullo sbrindellato trono del magna-magna, ancora un pò in attesa di qualche altro processo popolare, magari condotto da qualche brillante giornalista d'assalto di Mediaset, che lo processi in un momento più consono alle speranze degli elettori dell'altra parte.
Anche la gogna, io credo, vuole la sua equità; perchè le lattughe in faccia al mostro sono uno sfizio che ci dobbiamo levare tutti: belli e brutti. Micromega ti voglio bene.
A questo punto diventa difficile tutto. Persino sapere chi ruba, persino sapere se il corrotto ha dei corruttori. Infilata tutta e a forza nel baccano, ci sta la parodia di un processo penale: indagini condotte dal giudice stesso, l'accusa che siede ora sullo scranno alto ora fuori dell'aula (tra la gente! immaginiamo..), avvocati da sentire in separata sede, difese dopo la sentenza, sentenza spiccata dal branco e in branco.
In tutto questo i due tribuni di turno, Santoro e Travaglio, a rivestire ora le parti dell'agnello pubblico, ora del boia popolare, ora del giudice terzo, convinti sinceramente che questo funzioni, il che rende la nostra democrazia drammaticamente lontana da sè stessa: perchè una condanna del genere non uscirà mai dall'improvvisata aula. Il suo posto non è tra i giudizi, ma tra i sospetti. La sua divisa non è la legge, ma la chiacchiera. E il condannato, ove se ne freghi delle sue responsabilità, avrà ragione di riderne; perchè nel guazzabuglio nessuno è davvero sicuro di chi ha fatto cosa.
Ma a Travaglio non interessa che chi ha sbagliato paghi, altrimenti andrebbe in procura a paventare anche un reato di peculato a carico dell'Inpdap. Altrimenti, è strano credere che gli risulterebbe difficile considerare la sottovalutazione di beni pubblici da vendere ai ministri come un caso di concussione e di condizionamento ambientale. Ed è strano pensare che poi non debba proseguire su questa via, leggendo "peculato" in quasi tutti i fenomeni di consulenza pubblica, di nomina a cariche parapubbliche, di gestione del patrimonio statale, di finanziamento delle realtà associative, di fenomeni anche passati di gestione monetaria, di finanziamento di infrastrutture senza adeguati studi sulla loro utilità. Niente, al signor giudice interessa stare sulla notizia, e intrerpretare il bisogno di sfogo macabro dell'invidia sociale; e basta. A Travaglio interessa che Mastella vada in pensione.
E invece Mastella, con buona pace (anche) di Veltroni, ci farà la cortesia di rimanere sullo sbrindellato trono del magna-magna, ancora un pò in attesa di qualche altro processo popolare, magari condotto da qualche brillante giornalista d'assalto di Mediaset, che lo processi in un momento più consono alle speranze degli elettori dell'altra parte.
Anche la gogna, io credo, vuole la sua equità; perchè le lattughe in faccia al mostro sono uno sfizio che ci dobbiamo levare tutti: belli e brutti. Micromega ti voglio bene.
martedì, settembre 18, 2007
Promesso.
Che lezione questo partito democratico. Porca miseria che batosta.
Quello che temevate dei democristiani, insieme a quello che restava dei comunisti. Tutti insieme, muffa e tutto, a fare quello che hanno sempre fatto, per altri venti anni. Credevate di farla franca, vero? E invece adesso ve li sorbite, i sagrestani che cianciano di libertà e i sindacalisti che biascicano di valori. Adesso ve li pappate e zitti.
E senza fiatare, anche: la fraseologia moralistica delle vecchie prostitute parlamentari, le mummie fritte sullo scranno, i giovani alzadito d'allevamento, la mafia e gli immigrati e tutti i giustificati a priori del mondo "quasi" nuovo. Tiè.
Quello tra l'Italia e gli Italiani è un matrimonio celebrato che non si consuma mai; manca sempre il modo o il tempo.
Quello che temevate dei democristiani, insieme a quello che restava dei comunisti. Tutti insieme, muffa e tutto, a fare quello che hanno sempre fatto, per altri venti anni. Credevate di farla franca, vero? E invece adesso ve li sorbite, i sagrestani che cianciano di libertà e i sindacalisti che biascicano di valori. Adesso ve li pappate e zitti.
E senza fiatare, anche: la fraseologia moralistica delle vecchie prostitute parlamentari, le mummie fritte sullo scranno, i giovani alzadito d'allevamento, la mafia e gli immigrati e tutti i giustificati a priori del mondo "quasi" nuovo. Tiè.
Quello tra l'Italia e gli Italiani è un matrimonio celebrato che non si consuma mai; manca sempre il modo o il tempo.
giovedì, settembre 06, 2007
Merende e compagni.
Tolleranza zero, ma un momento: come diavolo è successo che il civile criterio della "certezza della pena" è diventato il trucido concetto sceriffesco "tolleranza zero"?
Insomma per applicare ad uno strupratore omicida la legge, così come la applicano a me, il giudice deve diventare un farabutto senza cuore, il padre un aguzzino e la legge un cercere politico? Ah, Hegel, stramaledetto visionario (e quante te ne direi), ecco cos'hai combinato: al mondo non c'è da rottamare un'ideologia, un'opinione che sia una, nel 2007. In un modo o nell'altro, per quanto il cittadino se la possa passare male, c'è sempre una nuova sintesi dietro l'angolo per risolvere le questioni. Ideologia vecchia, più soluzione dell'ultim'ora, diviso due.
E se per avventura un bruto gli si rivolta contro, al povero cittadino, bisogna fare un tavolo di concertazione tra il bruto (...ebbene si, sono il bruto, ma chi non lo è, almeno un pò?...), la sua infanzia difficile (...a me mi ha rovinato un altro...), le ultime scoperte della pedagogia (...se avesse avuto, se avesse potuto...), i rappresentati delle ultime sei o sette ideologie in materia (...la galera è fascista, la galera è solo per i fascisti, la galera è meglio dei fascisti...), un rappresentate -è d'ufficio- del'68 (...è colpa della società...), il brutalizzato (...almeno sbrigatevi, a me mi duole stare seduto...), un ministro (...dobbiamo, liddòve, ecc...).
Giustamente, in mezzo a tanta cultura e serietà, se qualcuno estenuato si alza sulla sedia, alla fine, e consiglia uno sbrigativo contrappasso, gli danno del mostro a lui.
Un consiglio a quelli che hanno studiato: giudicate biologico, e salvatevi le cervella.
Insomma per applicare ad uno strupratore omicida la legge, così come la applicano a me, il giudice deve diventare un farabutto senza cuore, il padre un aguzzino e la legge un cercere politico? Ah, Hegel, stramaledetto visionario (e quante te ne direi), ecco cos'hai combinato: al mondo non c'è da rottamare un'ideologia, un'opinione che sia una, nel 2007. In un modo o nell'altro, per quanto il cittadino se la possa passare male, c'è sempre una nuova sintesi dietro l'angolo per risolvere le questioni. Ideologia vecchia, più soluzione dell'ultim'ora, diviso due.
E se per avventura un bruto gli si rivolta contro, al povero cittadino, bisogna fare un tavolo di concertazione tra il bruto (...ebbene si, sono il bruto, ma chi non lo è, almeno un pò?...), la sua infanzia difficile (...a me mi ha rovinato un altro...), le ultime scoperte della pedagogia (...se avesse avuto, se avesse potuto...), i rappresentati delle ultime sei o sette ideologie in materia (...la galera è fascista, la galera è solo per i fascisti, la galera è meglio dei fascisti...), un rappresentate -è d'ufficio- del'68 (...è colpa della società...), il brutalizzato (...almeno sbrigatevi, a me mi duole stare seduto...), un ministro (...dobbiamo, liddòve, ecc...).
Giustamente, in mezzo a tanta cultura e serietà, se qualcuno estenuato si alza sulla sedia, alla fine, e consiglia uno sbrigativo contrappasso, gli danno del mostro a lui.
Un consiglio a quelli che hanno studiato: giudicate biologico, e salvatevi le cervella.
lunedì, settembre 03, 2007
Salva di cannone.
Dico qualcosa che non mi fa comodo. Walter Veltroni è il risultato di un'evoluzione genetica che spiega tutto del comunismo italiano.
Passano con gli anni gli amici e i compagni, passano (nel senso che cadono) i muri, passano i giustificazionismi (quello poverino sbaglia, quelli non esistono nemmeno, il fine giustifica abbastanza i mezzi, ecc.), passa persino il senso stesso dello stare nello stesso partito. Eppure qualcosa resta.
Resta una roba talmente diluita, un programma politico talmente fungibile, un brodo culturale a tal punto tollerabile, che ogni tipo di reazionario, oggi, dovrebbe scrivere sul diario "del secolo scorso ho capito: tanta preoccupazione per nulla".
Domani esce fuori che alla Mafia bastava aprire un tabacchino.
Passano con gli anni gli amici e i compagni, passano (nel senso che cadono) i muri, passano i giustificazionismi (quello poverino sbaglia, quelli non esistono nemmeno, il fine giustifica abbastanza i mezzi, ecc.), passa persino il senso stesso dello stare nello stesso partito. Eppure qualcosa resta.
Resta una roba talmente diluita, un programma politico talmente fungibile, un brodo culturale a tal punto tollerabile, che ogni tipo di reazionario, oggi, dovrebbe scrivere sul diario "del secolo scorso ho capito: tanta preoccupazione per nulla".
Domani esce fuori che alla Mafia bastava aprire un tabacchino.
lunedì, agosto 27, 2007
Principe analfabeta.
Nei secoli a venire, sarebbe bene che le persone che tengono al decoro della loro casa se la intendessero solo con persone selvagge e ben educate. Dalle ultime statistiche sull'aumento di quelle civili e malamente educate, invece, deduco che un'umanità come quella di cui sopra, in futuro, sarà roba rara e ricercatissima .
In alternativa, possiamo continuare a mandare i bambini a scuola, illudendoci (o convincendoci) che questo li aiuti ugualmente a venir su.
In alternativa, possiamo continuare a mandare i bambini a scuola, illudendoci (o convincendoci) che questo li aiuti ugualmente a venir su.
mercoledì, luglio 25, 2007
Liofilia.
I costi della politica, bah.
E dei costi dell'economia, ne vogliamo parlare? Tutto quel reddito favoloso sottratto alle fasce deboli, tutto quel pattume e quel fumo puzzolente. E poi, tutto quel prezioso tempo levato alla preziosa creatura umana, e non s'ha più tempo nemmeno per fare all'amore o raccogliere i fiori. Diceva bene Horkheimer...
Poi mi vengono a frignare coi costi della politica, ma và! Foste ecocompatibili voi come un c.d.a. dell'acqua pubblica!
E dei costi dell'economia, ne vogliamo parlare? Tutto quel reddito favoloso sottratto alle fasce deboli, tutto quel pattume e quel fumo puzzolente. E poi, tutto quel prezioso tempo levato alla preziosa creatura umana, e non s'ha più tempo nemmeno per fare all'amore o raccogliere i fiori. Diceva bene Horkheimer...
Poi mi vengono a frignare coi costi della politica, ma và! Foste ecocompatibili voi come un c.d.a. dell'acqua pubblica!
lunedì, luglio 23, 2007
EvoModerno Spa.
Se il Vaticano fosse quotato in Borsa, e se la remunerazione del capitale fosse commisurata al grado di successo (e di ritorno) mediatico, e se la qualifica di socio si acquisisse previa autorizzazione parrocchiale (il che presuppone il battesimo) e a condizione di partecipare alle assemblee dei soci domenicali almeno alle feste comandate, di questi tempi converrebbe comprare. Soprattutto perchè, di questi tempi, il mercato è piatto e depresso, a causa del crollo mediatico delle ideologie e di un ciclico abbassamento della fiducia del target di riferimento.
A ben guardare però: pare che in tanti abbiano fatto la stessa pensata, e si registra infatti una frenetica, sebbene prudente, attività di compravendita di prodotti derivati (ad es. la "leva" dell'antiislamismo, o i vari tipi di "pronti contro termine" che scambiano Qualunquismi-di-Vario-Colore su Amor-di-Dio).
Vuoi vedere che qualcuno ha sparso una voce del genere?
Che tempi...
A ben guardare però: pare che in tanti abbiano fatto la stessa pensata, e si registra infatti una frenetica, sebbene prudente, attività di compravendita di prodotti derivati (ad es. la "leva" dell'antiislamismo, o i vari tipi di "pronti contro termine" che scambiano Qualunquismi-di-Vario-Colore su Amor-di-Dio).
Vuoi vedere che qualcuno ha sparso una voce del genere?
Che tempi...
martedì, luglio 17, 2007
Questo è oro.
Elletrostimolatori per la politica, direttamente nell'imbottitura delle poltrone. I deputati stanno fermi, e un fremito pulsante ravviva loro il flaccidume alle natiche, facendo sì che i vasi irrorino di liquido vitale i sonnolenti tessuti. Seduti, zompettano. Grassocci, sgambettano.
Invece di "tagliare i costi della politica" (bla bla bla), da oggi sarà possibile far sì che, senza rinuciare a nulla, i nostri politici muovano, finalmente, almeno il culo.
E' un passo indietro nella battaglia per la moralizzazione della politica? Se ci pensate bene, ma bene bene, no.
Invece di "tagliare i costi della politica" (bla bla bla), da oggi sarà possibile far sì che, senza rinuciare a nulla, i nostri politici muovano, finalmente, almeno il culo.
E' un passo indietro nella battaglia per la moralizzazione della politica? Se ci pensate bene, ma bene bene, no.
sabato, luglio 14, 2007
Tramezzino e caffè.
Che gusto strano affezionarsi alle cose vecchie. Man mano che il tempo passa, si avvicina il momento in cui, in un modo o nell'altro, ce ne dovremo privare. E più quel momento si avvicina, meglio e più spesso riusciamo a catalizzare in esse sentimenti di dolcezza, di appagamento, di serenità.
Strana idea del mondo, per cui ciò che è prossimo alla sua fine, diventa desiderabile.
Una fortuna davvero, allora, che l'era moderna sia venuta a porre un freno culturale alla malinconia. Amate il nuovo, e gettate il vecchio; riconoscete nel nuovo il feticcio di voi stessi, predicato genetico (a sua volta) di un nuovo ancora più nuovo. Si, ma fino a dove?
Semplice: fino al nuovo assoluto, al nuovo in quanto tale, al nuovo senz'altro.
Un modo come un'altro (insomma) per passare il pomeriggio, ma soprattutto una raccomandazione: il nuovo che avanza non lo buttate, che è peccato.
Strana idea del mondo, per cui ciò che è prossimo alla sua fine, diventa desiderabile.
Una fortuna davvero, allora, che l'era moderna sia venuta a porre un freno culturale alla malinconia. Amate il nuovo, e gettate il vecchio; riconoscete nel nuovo il feticcio di voi stessi, predicato genetico (a sua volta) di un nuovo ancora più nuovo. Si, ma fino a dove?
Semplice: fino al nuovo assoluto, al nuovo in quanto tale, al nuovo senz'altro.
Un modo come un'altro (insomma) per passare il pomeriggio, ma soprattutto una raccomandazione: il nuovo che avanza non lo buttate, che è peccato.
venerdì, luglio 06, 2007
Signora mia.
Scusate mi ero perso un attimo. Com'è finita poi quella dei paesi in via di sviluppo, si sono sviluppati poi, alla fine? E quella del progresso tecnico, li avete già messi a regime i reggipanza elettronici o vi continuate ancora a fare un culo così per campare?
No, sapete perchè, in giro si sentono certe cose.
No, sapete perchè, in giro si sentono certe cose.
giovedì, giugno 21, 2007
Lamierato di pane.
Quando, secoli fa, i pensatori europei reinventarono la democrazia greca, immaginando che un modello cittadino si potesse applicare su scala nazionale (e, di poi, internazionale) avevano, suppongo, una sola idea ben chiara in mente. La trasparenza.
Non interessava loro che ci si potesse sollazzare, un domani, col festival del cinema; probabilmente la loro mentalità era anche non già lontana, ma addirittura avversa ai garantismi processuali, alla tutela delle minoranze, all'ambientalismo gay che ne so... No, era la trasparenza la loro idea.
Ve la spiego: era l'abbattimento del dogma odioso, secondo cui il potere non ha bisogno di spiegare quello che fa. Necessità, invero, manifestatasi in tempi assai vicini a quelli loro; i re romani e i re cristiani, infatti, avevano l'obbligo di giustificare il proprio governo passando attraverso tutta una serie di verifiche di ordine sacrale, morale, religioso, cavalleresco, feudale. Due palle...
E fu così che nacque la fortunata schiatta dei sovrani illuminati di sei-settecentesca memoria: "Basta con questo barboso vivere, ve la illumino io la patria! Ho studiato poesia, popolo, non temere".
I sovrani iluminati, però avevano questo difetto: erano sì illuminati, erano di un raffinato da paura. Erano quel che un medio militante del gauchisme riterrebbe una pacchia di re: cultura, modi gentili, aria di morbida rivoluzione, belle stoffe, bei sentimenti. Ma soprattutto cultura, cultura, cultura. Avevano un difetto, dicevamo, però: facevano un pò il comodo loro.
E allora, come i paterfamilias romani con Tarquinio il Superbo, anche i pensatori europei ritennero di cacciarli a pedate. Non senza mantenere nei ricordi un malinconico rimpianto, certo; rimpianto per la fine di quell'illusione così vicina alla "modernità", certo. Ma li cacciarono dalla storia, e lo fecero in nome della democrazia.
A conti fatti, fu comunque una bella pensata. Fu giusto lottare per un mondo in cui chi comanda dovesse per forza validare le sue scelte in qualche forma intrinseca di coerenza, comunemente riconosciuta.
Ci fossero anche riusciti, era da incorniciare.
Non interessava loro che ci si potesse sollazzare, un domani, col festival del cinema; probabilmente la loro mentalità era anche non già lontana, ma addirittura avversa ai garantismi processuali, alla tutela delle minoranze, all'ambientalismo gay che ne so... No, era la trasparenza la loro idea.
Ve la spiego: era l'abbattimento del dogma odioso, secondo cui il potere non ha bisogno di spiegare quello che fa. Necessità, invero, manifestatasi in tempi assai vicini a quelli loro; i re romani e i re cristiani, infatti, avevano l'obbligo di giustificare il proprio governo passando attraverso tutta una serie di verifiche di ordine sacrale, morale, religioso, cavalleresco, feudale. Due palle...
E fu così che nacque la fortunata schiatta dei sovrani illuminati di sei-settecentesca memoria: "Basta con questo barboso vivere, ve la illumino io la patria! Ho studiato poesia, popolo, non temere".
I sovrani iluminati, però avevano questo difetto: erano sì illuminati, erano di un raffinato da paura. Erano quel che un medio militante del gauchisme riterrebbe una pacchia di re: cultura, modi gentili, aria di morbida rivoluzione, belle stoffe, bei sentimenti. Ma soprattutto cultura, cultura, cultura. Avevano un difetto, dicevamo, però: facevano un pò il comodo loro.
E allora, come i paterfamilias romani con Tarquinio il Superbo, anche i pensatori europei ritennero di cacciarli a pedate. Non senza mantenere nei ricordi un malinconico rimpianto, certo; rimpianto per la fine di quell'illusione così vicina alla "modernità", certo. Ma li cacciarono dalla storia, e lo fecero in nome della democrazia.
A conti fatti, fu comunque una bella pensata. Fu giusto lottare per un mondo in cui chi comanda dovesse per forza validare le sue scelte in qualche forma intrinseca di coerenza, comunemente riconosciuta.
Ci fossero anche riusciti, era da incorniciare.
giovedì, giugno 07, 2007
Cuor di culatello.
Una società che delira, persa tra la voglia di mangiare e l'esigenza di dimagrire, l'orrore del passato e il desiderio di crederci ancora, la paura di essere poveri e la noia di essere ricchi. Anzi, di far finta di essere ricchi.
Non è un caso che noi, noi fasci, già venti anni fa (ma in realtà molto di più), parlassimo di sostanziale identicità tra comunismo e americanismo: oggi i comunisti non fanno più le battaglie (ad esempio) per la casa, ma favoriscono l'accentramento bancario dei loro finanziatori globali, in cambio di qualche miliarduccio puzzolente, da investire (sempre ad esempio) nelle battaglie per i diritti dei gay, o delle aragoste.
Sono gli avanguardisti del liberismo più cretino, mentre vanno sbandierando un socialismo accademico, barboso e intellettualmente mummificato.
Sono, e consapevolmente, gli alfieri più arditi della carta di credito.
Non è un caso che noi, noi fasci, già venti anni fa (ma in realtà molto di più), parlassimo di sostanziale identicità tra comunismo e americanismo: oggi i comunisti non fanno più le battaglie (ad esempio) per la casa, ma favoriscono l'accentramento bancario dei loro finanziatori globali, in cambio di qualche miliarduccio puzzolente, da investire (sempre ad esempio) nelle battaglie per i diritti dei gay, o delle aragoste.
Sono gli avanguardisti del liberismo più cretino, mentre vanno sbandierando un socialismo accademico, barboso e intellettualmente mummificato.
Sono, e consapevolmente, gli alfieri più arditi della carta di credito.
sabato, giugno 02, 2007
Malafemmina.
Partito Democratico, ovvero come impiegare decine di illusi in qualcosa che li distragga, per virare indisturbati verso destra. Serietà cultura e progresso, senza polifosfati aggiunti.
sabato, maggio 26, 2007
Faccina che piange.
Santoro ha acquistato, mi pare dalla BBC, i diritti di un programma sui presunti piani della Chiesa Cattolica per coprire tutti i preti pedofili del mondo.
Secondo quanto si apprende dai giornali, si tratta di un documentario in cui, con dovizia di particolari, viene descritto il mondo dei pedofili in talare (più che altro clergyman, ormai...), un sistema mafioso, turpe, morboso e ramificatissimo.
Eterogenesi dei fini: dalla lotta di classe alla lotta nel fango.
Pare infatti, e purtroppo per la carriera di Santoro, che si tratti di una specie di programma-spazzatura all'americana, pieno di imprecisioni e improvvisato. Pare infine che tutto il teorema, che vorrebbe la Chiesa Cattolica colpevole nientemeno che di pedofilia globale, poggi su due o tre asserzioni già destituite di fondamento diversi mesi fa. Col gusto un pò provinciale di chi invidia l'estero per abitudine, Santoro proverà quindi a piazzare sulle reti pubbliche una polemica senza nessun futuro, profittando del fatto che gli ascoltatori ci metteranno un pò a metabolizzare le smentite che nel fattempo arriveranno da Oltreceano, dal Vaticano, e forse anche dal resto del pianeta.
Con questa tattica feroce, pretestuosa e frontale, Santoro dimostra finalmente a tutti chi è in realtà il focoso giornalista.
Un vecchio leone in gabbia. Sdentato, naturalmente.
Secondo quanto si apprende dai giornali, si tratta di un documentario in cui, con dovizia di particolari, viene descritto il mondo dei pedofili in talare (più che altro clergyman, ormai...), un sistema mafioso, turpe, morboso e ramificatissimo.
Eterogenesi dei fini: dalla lotta di classe alla lotta nel fango.
Pare infatti, e purtroppo per la carriera di Santoro, che si tratti di una specie di programma-spazzatura all'americana, pieno di imprecisioni e improvvisato. Pare infine che tutto il teorema, che vorrebbe la Chiesa Cattolica colpevole nientemeno che di pedofilia globale, poggi su due o tre asserzioni già destituite di fondamento diversi mesi fa. Col gusto un pò provinciale di chi invidia l'estero per abitudine, Santoro proverà quindi a piazzare sulle reti pubbliche una polemica senza nessun futuro, profittando del fatto che gli ascoltatori ci metteranno un pò a metabolizzare le smentite che nel fattempo arriveranno da Oltreceano, dal Vaticano, e forse anche dal resto del pianeta.
Con questa tattica feroce, pretestuosa e frontale, Santoro dimostra finalmente a tutti chi è in realtà il focoso giornalista.
Un vecchio leone in gabbia. Sdentato, naturalmente.
martedì, aprile 17, 2007
Libertà di prostituire gli altri.
I Cinesi sostengono che la polizia italiana è brutale, che sono vittime di repressione, razzismo, discriminazione, intimidazione. Il coro a una voca cavalca la grande muraglia, e unisce Cinesi d'Italia e Cinesi di Cina. Risposta:
1) le leggi si rispettano.
2) chi non le rispetta va punito.
3) essere "a rischio" discriminazione (o sostenere di esserlo) non è una causa di non punibilità.
4) i politici cinesi vadano a lezione di buon senso, una volta in 5000 anni, e tacciano.
Ed è indegno che i figli della borghesia buona del "gauchisme" di casa nostra, mentre trovano il tempo di esecrare due manganellate, non oppongano e non abbiano mai opposto una parola di sostegno ai milioni di morti con cui il governo cinese si è insanguinato e s'insanguina, ogni giorno. Realtà abominevole e ridicola, che tuttavia non meraviglia: giacchè a casa non gli hanno mai insegnato il rispetto per la vita, non c'è nulla di strano che, oggi come ieri, se ne vadano in giro sbandierando immaginari progressi a base di non-sense (ieri le sorti del proletariato, oggi le sorti delle minoranze etniche), spalleggiando questo e quello sterminio di massa e addirittura oggi, omettendo finanche di interessarsi del problema, gravissimo e pressocchè insensibile ad ogni contrasto, della mafia cinese.
Popolo di straccioni e di maniaci, popolo di maledetti visionari dementi, quello dei progressiti. Peggiori dei criminali e mafiosi che fiancheggiano, peggiori di chi dà loro la scusa per illudersi e non ragionare, per continuare a vivere e fare i conti solo con una realtà inesistente e suggestiva, una realtà che li rassicura,che fa loro quadrare i cerchi logici, che gli conferisce un senso effimero e insaziabile di appagamento intellettuale, origine di ogni nevrosi.
Morbosi e alla ricerca del perfetto igiene globale, questi mediocri discepoli dei cattivi maestri non fanno e non pensano nulla che non esiga lo sradicamento totale di ogni altro stato precedente. Si ammantano di nobili ideali per svellere tutto e annegare nel sangue dei loro avversari, emuli involontari del loro primo maestro di vita, quel Lutero che per riformare la Chiesa, e iniziare la sua personale ri-redenzione umana, voleva innanzitutto, come prima cosa e tanto per cominciare bene, dare fuoco a tutti (ma proprio tutti) i contadini tedeschi.
Lontani da ogni quartiere, lontani da ogni cittadino, lontani (ironia della sorte) persino da ogni poveraccio di Cinese, che non comprendono essere solo la vittima di una cultura civile da barbari e di quattro bulli che li obbligano un giorno a delinquere, a non integrarsi, a non collaborare, e il giorno dopo a manifestare.
Ma la verità, in fondo, è che la Cina piace: piace perchè è forte, piace perchè è cattiva, sporca e sanguinolenta. Piace perchè avanza senza ascoltare nè sapere nulla. Piace perchè ci ricorda, grottescamente, una tensione naturale dell'uomo europeo: la tensione ad espandersi e cambiare il mondo. Piace a tutti come piaceva, in fondo in fondo, la Russia di Stalin, come piacevano (guarda un pò) gli Stati Uniti di Bush "primo mandato", piace come piaceva l'Inghilterra schiavista del 1910 o la Francia imperiale del 1800. Inutile girarci intorno, piace come piaceva (a tutti, sissignore, persino alle orgogliose figlie di Francia) Hitler e i suoi biondoni in divisa, quando in tre giorni mettevano in ginocchio un impero.
Certe puttane non cambiano mai.
1) le leggi si rispettano.
2) chi non le rispetta va punito.
3) essere "a rischio" discriminazione (o sostenere di esserlo) non è una causa di non punibilità.
4) i politici cinesi vadano a lezione di buon senso, una volta in 5000 anni, e tacciano.
Ed è indegno che i figli della borghesia buona del "gauchisme" di casa nostra, mentre trovano il tempo di esecrare due manganellate, non oppongano e non abbiano mai opposto una parola di sostegno ai milioni di morti con cui il governo cinese si è insanguinato e s'insanguina, ogni giorno. Realtà abominevole e ridicola, che tuttavia non meraviglia: giacchè a casa non gli hanno mai insegnato il rispetto per la vita, non c'è nulla di strano che, oggi come ieri, se ne vadano in giro sbandierando immaginari progressi a base di non-sense (ieri le sorti del proletariato, oggi le sorti delle minoranze etniche), spalleggiando questo e quello sterminio di massa e addirittura oggi, omettendo finanche di interessarsi del problema, gravissimo e pressocchè insensibile ad ogni contrasto, della mafia cinese.
Popolo di straccioni e di maniaci, popolo di maledetti visionari dementi, quello dei progressiti. Peggiori dei criminali e mafiosi che fiancheggiano, peggiori di chi dà loro la scusa per illudersi e non ragionare, per continuare a vivere e fare i conti solo con una realtà inesistente e suggestiva, una realtà che li rassicura,che fa loro quadrare i cerchi logici, che gli conferisce un senso effimero e insaziabile di appagamento intellettuale, origine di ogni nevrosi.
Morbosi e alla ricerca del perfetto igiene globale, questi mediocri discepoli dei cattivi maestri non fanno e non pensano nulla che non esiga lo sradicamento totale di ogni altro stato precedente. Si ammantano di nobili ideali per svellere tutto e annegare nel sangue dei loro avversari, emuli involontari del loro primo maestro di vita, quel Lutero che per riformare la Chiesa, e iniziare la sua personale ri-redenzione umana, voleva innanzitutto, come prima cosa e tanto per cominciare bene, dare fuoco a tutti (ma proprio tutti) i contadini tedeschi.
Lontani da ogni quartiere, lontani da ogni cittadino, lontani (ironia della sorte) persino da ogni poveraccio di Cinese, che non comprendono essere solo la vittima di una cultura civile da barbari e di quattro bulli che li obbligano un giorno a delinquere, a non integrarsi, a non collaborare, e il giorno dopo a manifestare.
Ma la verità, in fondo, è che la Cina piace: piace perchè è forte, piace perchè è cattiva, sporca e sanguinolenta. Piace perchè avanza senza ascoltare nè sapere nulla. Piace perchè ci ricorda, grottescamente, una tensione naturale dell'uomo europeo: la tensione ad espandersi e cambiare il mondo. Piace a tutti come piaceva, in fondo in fondo, la Russia di Stalin, come piacevano (guarda un pò) gli Stati Uniti di Bush "primo mandato", piace come piaceva l'Inghilterra schiavista del 1910 o la Francia imperiale del 1800. Inutile girarci intorno, piace come piaceva (a tutti, sissignore, persino alle orgogliose figlie di Francia) Hitler e i suoi biondoni in divisa, quando in tre giorni mettevano in ginocchio un impero.
Certe puttane non cambiano mai.
venerdì, aprile 06, 2007
Il tramonto del XX secolo.
Eccolo lì, come cambia il mondo. Credevate che cambiasse piano piano, o magari che si rivoltasse in violente rivoluzioni? Sbagliato.
Il mondo cambia, ma cambia davvero, a piccoli scatti; ci sono momenti, a volte ere, in cui niente cambia. Poi d'un tratto, senza preavviso, un macchinosissimo "tac", scatto di un meccanismo rugginoso ma di immane pesantezza. Quel "tac", impresagibile, inarrestabile, irreversibile, è davvero qualcosa da togliere il respiro.
Agli altri, naturalmente; perchè io, da un pò, me la godo un mondo.
Auguro buona fortuna a tutti quelli che ne avranno bisogno: gli idealisti bianchi, quelli rossi, quelli neri, gli atei, i bigotti, i figliuoli prodighi dei vari stati padrini-padroni, le femministe, gli animalisti, i paladini delle giustizie inconcludenti, i Silvio Pellico, i Carlo Levi e tutti gli eroi senza macchia. Di qui a poco, senza capirne il motivo, senza conoscervi e nemmeno immaginare quale strano destino comune vi contenga e perchè, passerete una porzione sempre maggiore della vostra giornata a pensare che, a parte voi, gli altri fanno schifo.
Il mondo cambia, ma cambia davvero, a piccoli scatti; ci sono momenti, a volte ere, in cui niente cambia. Poi d'un tratto, senza preavviso, un macchinosissimo "tac", scatto di un meccanismo rugginoso ma di immane pesantezza. Quel "tac", impresagibile, inarrestabile, irreversibile, è davvero qualcosa da togliere il respiro.
Agli altri, naturalmente; perchè io, da un pò, me la godo un mondo.
Auguro buona fortuna a tutti quelli che ne avranno bisogno: gli idealisti bianchi, quelli rossi, quelli neri, gli atei, i bigotti, i figliuoli prodighi dei vari stati padrini-padroni, le femministe, gli animalisti, i paladini delle giustizie inconcludenti, i Silvio Pellico, i Carlo Levi e tutti gli eroi senza macchia. Di qui a poco, senza capirne il motivo, senza conoscervi e nemmeno immaginare quale strano destino comune vi contenga e perchè, passerete una porzione sempre maggiore della vostra giornata a pensare che, a parte voi, gli altri fanno schifo.
domenica, marzo 11, 2007
La tua virtù.
Si vergognò di vergognarsi. La gente parlava alle spalle e lui, per non essere tagliato fuori dai posti che contano, si arrangiò a tacere, e se ne fece una ragione.
I suoi giorni? Un godere stanco che gli portò via l'amore e la ragione. Le sue notti? Un preludio di vuoti. La sua vecchiaia? Una ripassata di ricordi inutili.
Povero fesso; libertino per obbligo sociale.
I suoi giorni? Un godere stanco che gli portò via l'amore e la ragione. Le sue notti? Un preludio di vuoti. La sua vecchiaia? Una ripassata di ricordi inutili.
Povero fesso; libertino per obbligo sociale.
venerdì, marzo 02, 2007
Gli inventori della democrazia.
Bipolarismo si-bipolarismo no, fiumi di parole.
Tutto per giustificare il vecchio pregiudizio cattolico secondo cui se uno lo prende, un'altro lo dà.
Ma dove sta scritto?
Facciamo un pò per uno. Come gli antichi Greci, no?
Tutto per giustificare il vecchio pregiudizio cattolico secondo cui se uno lo prende, un'altro lo dà.
Ma dove sta scritto?
Facciamo un pò per uno. Come gli antichi Greci, no?
martedì, febbraio 27, 2007
Crollo della borsa cinese: il primo di una lunga serie.
"Non abbiate paura della Cina"...
Piuttosto rilassatevi, non sentirete nulla.
.:faccina scabrosa:.
Piuttosto rilassatevi, non sentirete nulla.
.:faccina scabrosa:.
domenica, febbraio 25, 2007
Mi basta il tempo di morire.
E' confortante scoprire, in questi tempi di precarietà della famiglia, del lavoro, della stessa vita, che c'è fior fiore di cervelloni, di primedonne, che non ha la più pallida idea di come tirare a campare non già il mese prossimo, ma addirittura domani.
Prendi Follini, uno che fino a ieri pareva saperla lunga più del diavolo: senza elettori, senza partito, senza lavoro, aggrappato ad un fiorellino con le gambe nel vuoto.
Credete di essere i soli ad avere paura di finire male? Rilassatevi e fate un sorriso sornione, il segreto è tutto lì.
Prendi Follini, uno che fino a ieri pareva saperla lunga più del diavolo: senza elettori, senza partito, senza lavoro, aggrappato ad un fiorellino con le gambe nel vuoto.
Credete di essere i soli ad avere paura di finire male? Rilassatevi e fate un sorriso sornione, il segreto è tutto lì.
lunedì, gennaio 29, 2007
Parole in libertà.
"Quello che ha fatto è degno della più grande riprovazione, lei è un razzista!"
"Prego? Guardi che forse ha sbagliato persona..."
"Ma la finisca, ladro! E mi levi le mani di dosso"
"Ma non la sto toccando! E poi razzista, ladro, ma che dice?"
"Ecco, adesso se la prende anche con lo stato..."
Questo succede quando ci permettiamo il lusso di dare a parlare ai libertari.
"Prego? Guardi che forse ha sbagliato persona..."
"Ma la finisca, ladro! E mi levi le mani di dosso"
"Ma non la sto toccando! E poi razzista, ladro, ma che dice?"
"Ecco, adesso se la prende anche con lo stato..."
Questo succede quando ci permettiamo il lusso di dare a parlare ai libertari.
sabato, gennaio 27, 2007
Igienismo da zozzoni
Apprendevo da un editoriale di Furio Colombo sull'Unità, che ad una recente apparizione televisiva, tale editorialista e Fedele Confalonieri erano venuti alle parole spicce sulla questione della ricchezza di Berlusconi. Confalonieri avrebbe domandato, pungente: "come fa a scandalizzarsi del danaro di Berlusconi, lei che ha passato tanti anni accanto a Gianni Agnelli?". Al che il dritto editorialista avrebbe sfoderato una lapidaria risposta, un risolutivo colpo di scure a troncare il discorso: "Gianni Agnelli aveva rispetto per le istituzioni, e inoltre non si sarebbe mai sognato di governare".
La risposta è mal posta. Il defunto Avvocato se lo è sognato eccome, di governare, come tutti gli uomini di potere e di carattere. E gli è riuscito, a conti fatti, assai meglio di tanti esecutivi balneari e governicchi lobbisti; gli Agnelli, si sa, se la sono passata fin troppo bene, vivente l'Avvocato.
La risposta era un'altra: l'Avvocato, questo si, non si sarebbe mai sognato di candidarsi.
Ma questo, in democrazia, è casomai una torbidità, e chissà perchè non gli è venuto in mente.
La risposta è mal posta. Il defunto Avvocato se lo è sognato eccome, di governare, come tutti gli uomini di potere e di carattere. E gli è riuscito, a conti fatti, assai meglio di tanti esecutivi balneari e governicchi lobbisti; gli Agnelli, si sa, se la sono passata fin troppo bene, vivente l'Avvocato.
La risposta era un'altra: l'Avvocato, questo si, non si sarebbe mai sognato di candidarsi.
Ma questo, in democrazia, è casomai una torbidità, e chissà perchè non gli è venuto in mente.
giovedì, gennaio 18, 2007
Acqua calda, mezz'ora fa.
"Umanità gaudente e disperata", ci ha descritti il cardinale Ratzinger. Solo non si capisce se siamo alcuni gaudenti e altri disperati (così da formare un insieme genericamente gaudente e disperato: criterio del costo medio), o se siamo tutti quanti entrambe le cose.
Potrebbe poi essercene una terza, di interpretazione, sintetica delle due precedenti: c'è una sola zona grigia di gente via via sempre più disperata e meno gaudente.
La frase così com'è, è molto vaga. E' come dire che Dio ti ama.
Potrebbe poi essercene una terza, di interpretazione, sintetica delle due precedenti: c'è una sola zona grigia di gente via via sempre più disperata e meno gaudente.
La frase così com'è, è molto vaga. E' come dire che Dio ti ama.
mercoledì, gennaio 17, 2007
La pedofilia impotente dei politici incapaci.
"Uguali solo se diversi: questo il messaggio che il sindaco di Rivoli, Guido Tallone, lancia per il Giorno della Memoria. E quella mattina tutti i bambini delle elementari e delle medie arriveranno a scuola con una Stella di Davide sul petto.
In realtà manderemo a casa dei ragazzi uno dei segni di distinzione usati dai nazisti per discriminare i diversi, spiega Tallone, e insieme anche a una lettera per spiegare ai genitori il senso di questo evento e chiedere la loro adesione. Infatti, i papà e le mamme non solo dovranno dare il loro assenso, ma potranno anche partecipare.
Perchè vorremmo che l'ingresso nelle diverse scuole, quel giorno, fosse un momento importante, prosegue il sindaco, per non dimenticare. Così la mattina di venerdì 26, circa 3200 bambini delle scuole di Rivoli e Rosta avranno sul petto la gialla Stella di Davide con cui i nazisti indicavano gli ebrei, o il triangolo rosa rovesciato con cui indicavano gli omosessuali, o rosso per i politici, o nero per gli asociali... Tutti i colori dell'intolleranza."
(Da la Stampa del 17 gennaio 2007)
Ci sta pure la propaganda antinazista. Personalmente la mia è di diverso tipo, ma sta bene anche questa: è cretina, è sostanzialmente più dannosa che utile, ma va bene. Solo mi domando: quali i motivi di tanta foga? Questa iniziativa serve a ricordare che l'Italia è antinazista o piuttosto a dare del nazista a chi ha qualcosa in contrario? Tipo qualcosa da ridire sulla scelta del distintivo assegnato al pargolo (per esempio, quello rosso è figo, quello rosa mica tanto, addosso a un bimbo, poi...), o peggio ancora: qualcosa da ridire su tutta la retorica che si sfodera a scuola per evitare in ogni modo che i futuri adulti di domani distinguano (che è diverso da "discriminino") ciò che è normale da ciò che non lo è?
Cioè, in parole strette strette: è una iniziativa per la discriminazione razziale, per la discriminazione politica, per gli asociali o è un'altro modo per incipriare qualche flaccido culo di onorevole?
In realtà manderemo a casa dei ragazzi uno dei segni di distinzione usati dai nazisti per discriminare i diversi, spiega Tallone, e insieme anche a una lettera per spiegare ai genitori il senso di questo evento e chiedere la loro adesione. Infatti, i papà e le mamme non solo dovranno dare il loro assenso, ma potranno anche partecipare.
Perchè vorremmo che l'ingresso nelle diverse scuole, quel giorno, fosse un momento importante, prosegue il sindaco, per non dimenticare. Così la mattina di venerdì 26, circa 3200 bambini delle scuole di Rivoli e Rosta avranno sul petto la gialla Stella di Davide con cui i nazisti indicavano gli ebrei, o il triangolo rosa rovesciato con cui indicavano gli omosessuali, o rosso per i politici, o nero per gli asociali... Tutti i colori dell'intolleranza."
(Da la Stampa del 17 gennaio 2007)
Ci sta pure la propaganda antinazista. Personalmente la mia è di diverso tipo, ma sta bene anche questa: è cretina, è sostanzialmente più dannosa che utile, ma va bene. Solo mi domando: quali i motivi di tanta foga? Questa iniziativa serve a ricordare che l'Italia è antinazista o piuttosto a dare del nazista a chi ha qualcosa in contrario? Tipo qualcosa da ridire sulla scelta del distintivo assegnato al pargolo (per esempio, quello rosso è figo, quello rosa mica tanto, addosso a un bimbo, poi...), o peggio ancora: qualcosa da ridire su tutta la retorica che si sfodera a scuola per evitare in ogni modo che i futuri adulti di domani distinguano (che è diverso da "discriminino") ciò che è normale da ciò che non lo è?
Cioè, in parole strette strette: è una iniziativa per la discriminazione razziale, per la discriminazione politica, per gli asociali o è un'altro modo per incipriare qualche flaccido culo di onorevole?
mercoledì, gennaio 03, 2007
Carnascialescum
Non lo dico con trionfalismo, perchè non sono di destra.
Il carrozzone politico della sinistra è una macchina perdente. Non si muove decreto legge senza che si debbano scomodare sottosegretari messi lì per meriti di partito e tuttavia senza nulla da dire, senza che si debbano ascoltare pensatori noiosi eppure intoccabili, senza che si debbano interpellare miriadi di minoranze, quote rosse, rosa, quote etniche, l'associazionismo al guinzaglio e quello randagio.
Le parole fluiscono stanche, senza senso, vaghe fuori dalla tv, e tutto per non offendere, per non smuovere, o per non concludere senza preavviso le questioni aperte. Precipitano, le solite parole, scivolano verso il bersaglio come gocce di unto. Ci sono dentro Che Guevara e le aragoste coi diritti, la moda gay e i ricordi del nordest sindacalista, gli esperimenti genetici di Vattimo e il primitivismo più spinto, e tutti stanno insieme in qualche modo, tutti ripetono un cerimoniale via via sempre più adeguato, riaggiustato, sempre più ridotto e lubrificato.
L'immaginario che la sinistra italiana riesce ancora a smuovere è una celletta mentale, affollata di esseri che non si conoscono nemmeno.
Il carrozzone politico della sinistra è una macchina perdente. Non si muove decreto legge senza che si debbano scomodare sottosegretari messi lì per meriti di partito e tuttavia senza nulla da dire, senza che si debbano ascoltare pensatori noiosi eppure intoccabili, senza che si debbano interpellare miriadi di minoranze, quote rosse, rosa, quote etniche, l'associazionismo al guinzaglio e quello randagio.
Le parole fluiscono stanche, senza senso, vaghe fuori dalla tv, e tutto per non offendere, per non smuovere, o per non concludere senza preavviso le questioni aperte. Precipitano, le solite parole, scivolano verso il bersaglio come gocce di unto. Ci sono dentro Che Guevara e le aragoste coi diritti, la moda gay e i ricordi del nordest sindacalista, gli esperimenti genetici di Vattimo e il primitivismo più spinto, e tutti stanno insieme in qualche modo, tutti ripetono un cerimoniale via via sempre più adeguato, riaggiustato, sempre più ridotto e lubrificato.
L'immaginario che la sinistra italiana riesce ancora a smuovere è una celletta mentale, affollata di esseri che non si conoscono nemmeno.
giovedì, dicembre 21, 2006
Nessun dolore?
Approfittando del disperato stato di prostrazione di Piergiorgio Welby, i Radicali stamattina hanno deciso di ucciderlo tramite soffocamento. Prima di staccare il respiratore, Piergiorgio Welby è stato sedato.
La "dolce morte" è arrivata finalmente in Italia; previo consenso, presto verrà tolta la possibilità di vivere ai vecchi abbandonati, ai bambini difficili, ai depressi, ai mattoidi.
Benvenuti nel mondo in cui nessuno soffre più.
La "dolce morte" è arrivata finalmente in Italia; previo consenso, presto verrà tolta la possibilità di vivere ai vecchi abbandonati, ai bambini difficili, ai depressi, ai mattoidi.
Benvenuti nel mondo in cui nessuno soffre più.
domenica, dicembre 10, 2006
Una lenza di gay.
Stiamo assistendo ad una truffa politica in pieno stile bulgaro.
L'antefatto è che solo due giorni fa l'Unione ha bocciato un emendamento (presentato da PRC, credo), per ampliare la franchigia esente dalla tassa di successione anche ai conviventi. In poche parole, c'era da destinare fondi alle coppie conviventi, anche gay, e dimostrare così per la prima volta che il governo Prodi ha a cuore la questione "pacs", ammette a godere di benefici fiscali anche in ragione di vincoli affettivi "non convenzionali", e si impegna concretamente per dissipare il pregiudizio e la disparità di trattamento.
Invece no. Fanculo ai gay, l'emendamento non passa.
La truffa però non è qui: il fatto che la Margherita e l'Udeur non vogliono perdere i voti dei cattolici era conosciuto anche prima. La truffa è un'altra: per evitare di spostare i riflettori della polemca sulle divisioni del centrosinistra, i parlamentari e i giornalisti dell'Unione hanno trovato un accordo. L'accordo è: trovare un altro accordo a Gennaio sulla questione "coppie di fatto".
Cioè, intanto per le coppie di fatto l'Unione non mette una lira, pur potendo farlo, per motivi insieme finanziari, ideologici e di benpensantismo cattolico, però in cambio s'impegna ad impegnarsi a gennaio per trovare un accordo ad accordarsi sulle coppie di fatto. Forse.
Poi, siccome così la magagna non è completamente scomparsa, ecco che entrano in scena i giornalisti: non è che "l'Unione non stanzia fondi per le coppie di fatto, ma..."; è che "L'unione ha trovato un accordo sulle coppie di fatto". Su Repubblica il fatto scatenante, cioè la bocciatura dell'emendamento favorevole ai conviventi, addirittura è omesso del tutto. Incredibile.
Comunque, che i comunisti fossero adusi alle bugie lo sapevamo. Adesso sappiamo che anche l'onorevole Luxuria è aduso all'omertà.
Ma tant'è, si sa: a furia di stare a 90°, finisce che uno lo consideri normale...
L'antefatto è che solo due giorni fa l'Unione ha bocciato un emendamento (presentato da PRC, credo), per ampliare la franchigia esente dalla tassa di successione anche ai conviventi. In poche parole, c'era da destinare fondi alle coppie conviventi, anche gay, e dimostrare così per la prima volta che il governo Prodi ha a cuore la questione "pacs", ammette a godere di benefici fiscali anche in ragione di vincoli affettivi "non convenzionali", e si impegna concretamente per dissipare il pregiudizio e la disparità di trattamento.
Invece no. Fanculo ai gay, l'emendamento non passa.
La truffa però non è qui: il fatto che la Margherita e l'Udeur non vogliono perdere i voti dei cattolici era conosciuto anche prima. La truffa è un'altra: per evitare di spostare i riflettori della polemca sulle divisioni del centrosinistra, i parlamentari e i giornalisti dell'Unione hanno trovato un accordo. L'accordo è: trovare un altro accordo a Gennaio sulla questione "coppie di fatto".
Cioè, intanto per le coppie di fatto l'Unione non mette una lira, pur potendo farlo, per motivi insieme finanziari, ideologici e di benpensantismo cattolico, però in cambio s'impegna ad impegnarsi a gennaio per trovare un accordo ad accordarsi sulle coppie di fatto. Forse.
Poi, siccome così la magagna non è completamente scomparsa, ecco che entrano in scena i giornalisti: non è che "l'Unione non stanzia fondi per le coppie di fatto, ma..."; è che "L'unione ha trovato un accordo sulle coppie di fatto". Su Repubblica il fatto scatenante, cioè la bocciatura dell'emendamento favorevole ai conviventi, addirittura è omesso del tutto. Incredibile.
Comunque, che i comunisti fossero adusi alle bugie lo sapevamo. Adesso sappiamo che anche l'onorevole Luxuria è aduso all'omertà.
Ma tant'è, si sa: a furia di stare a 90°, finisce che uno lo consideri normale...
mercoledì, novembre 29, 2006
E adesso?
C'è un bel vantaggio se muore Berlusconi. Uno solo d'accordo, ma pure da solo basta a compensarci della perdita.
Pensate alla faccia di Fini, nel preciso istante.
Pensate alla faccia di Fini, nel preciso istante.
domenica, novembre 05, 2006
Nuovo ordine? Tempo perso.
Pensavo, finchè non avete risolto sto' fatto della rieducazione dell'umanità, sarebbe il caso di non fare convivere i rieducati con quelli normali. Sapete come vanno queste cose: è capace che se ne accorgono.
giovedì, ottobre 19, 2006
Eterogenesi fiscale.
Quante storie per una finanziaria...
Insomma non vi volete mettere in testa che il denaro è una produzione dello stato, come le leggi, come le parate. Lo stato toglie, lo stato dà: elementare.
Chi non ha nulla non dà nulla, chi ha tanto, dà tanto: elementare.
Se guadagni, devi pagarla, se non lavori, no: elementare.
Ad ogni modo, ritengo che in Italia bisogna mettersi d'accordo una buona volta sul significato della parola "prendere". Distinguerla soprattutto da tutti quei significati equivoci e volgari che le hanno dato gli egoisti come voi.
Insomma non vi volete mettere in testa che il denaro è una produzione dello stato, come le leggi, come le parate. Lo stato toglie, lo stato dà: elementare.
Chi non ha nulla non dà nulla, chi ha tanto, dà tanto: elementare.
Se guadagni, devi pagarla, se non lavori, no: elementare.
Ad ogni modo, ritengo che in Italia bisogna mettersi d'accordo una buona volta sul significato della parola "prendere". Distinguerla soprattutto da tutti quei significati equivoci e volgari che le hanno dato gli egoisti come voi.
giovedì, ottobre 05, 2006
Da maestro diventai discepolo.
La novità politico-economica italiana più importante del secolo, forse, è appena passata in sordina sotto il nostro naso, sotto forma di notiziola da TG economia: Il "made in Italy" diventerà presto "made by Italy".
Dietro il gioco di parole si mimetizza una innovazione esiziale. Un signora ingioiellata lo afferma con tono innocente all'intervistatore della RAI: "forse non saremo più un paese di manifatturieri, ma diventeremo un paese di grandi progettatori".
La signora forse non ha parenti in fabbrica e non può saperlo. Quanti progettatori ci saranno? 20 milioni? Quanti laureati in industrial design? E tra quante generazioni? E soprattutto, tutti questi milioni di progettatori, come potrà smaltirli, non ancora l'Italia (peraltro priva oramai di manodopera e quindi di fabbriche), ma il mondo intero?
Cosa immagina l'Agenzia per il Commercio Estero (presieduta da Emma Bonino): un paese di laureati emigranti? E cosa ce ne faremo dei milioni di laureati ingegneri cinesi e indiani che hanno occupato già stabilmente gli USA e parte dell'Europa? Li buttiamo a mare con la scusa del "made by Italy"?
Non più "fatto in Italia" ma "fatto dall'Italia". Fatto da progettisti italiani in giro per il mondo, venuti su nella competizione per non perdere il posto, cresciuti dopo un pò nelle università straniere, dove avranno imparato le tecniche manifatturiere estere, i materiali e la cura estera per l'assemblaggio, la ricerca, l'inventiva. Italiani che parleranno per lo più un'altra lingua. Fatto da chi?
Si ignora del "made in Italy" la cosa più importante: che esso è il delicato equilibrio della sintonia tra idee e azioni, tra progettazione e produzione. Non ci sarebbe il glorioso marchio Alfa Romeo, nè quello Ferrari (sono solo due esempi) senza il rapporto intimo tra ingegneri ispirati e operai capaci, ex cesellatori e falegnami, tempra di contadini e poeti.
Si ignora del "made in Italy" la cosa più importante: che era roba fatta in Italia.
Il "made by Italy" è un pretesto per dire addio al mercato di chi sogna e produce, per imporre alla poco efficente italianità il mercato di chi arraffa soldi e rifila merce.
Dietro il gioco di parole si mimetizza una innovazione esiziale. Un signora ingioiellata lo afferma con tono innocente all'intervistatore della RAI: "forse non saremo più un paese di manifatturieri, ma diventeremo un paese di grandi progettatori".
La signora forse non ha parenti in fabbrica e non può saperlo. Quanti progettatori ci saranno? 20 milioni? Quanti laureati in industrial design? E tra quante generazioni? E soprattutto, tutti questi milioni di progettatori, come potrà smaltirli, non ancora l'Italia (peraltro priva oramai di manodopera e quindi di fabbriche), ma il mondo intero?
Cosa immagina l'Agenzia per il Commercio Estero (presieduta da Emma Bonino): un paese di laureati emigranti? E cosa ce ne faremo dei milioni di laureati ingegneri cinesi e indiani che hanno occupato già stabilmente gli USA e parte dell'Europa? Li buttiamo a mare con la scusa del "made by Italy"?
Non più "fatto in Italia" ma "fatto dall'Italia". Fatto da progettisti italiani in giro per il mondo, venuti su nella competizione per non perdere il posto, cresciuti dopo un pò nelle università straniere, dove avranno imparato le tecniche manifatturiere estere, i materiali e la cura estera per l'assemblaggio, la ricerca, l'inventiva. Italiani che parleranno per lo più un'altra lingua. Fatto da chi?
Si ignora del "made in Italy" la cosa più importante: che esso è il delicato equilibrio della sintonia tra idee e azioni, tra progettazione e produzione. Non ci sarebbe il glorioso marchio Alfa Romeo, nè quello Ferrari (sono solo due esempi) senza il rapporto intimo tra ingegneri ispirati e operai capaci, ex cesellatori e falegnami, tempra di contadini e poeti.
Si ignora del "made in Italy" la cosa più importante: che era roba fatta in Italia.
Il "made by Italy" è un pretesto per dire addio al mercato di chi sogna e produce, per imporre alla poco efficente italianità il mercato di chi arraffa soldi e rifila merce.
mercoledì, settembre 20, 2006
Straccivendoli.
In tutto il suo rutilante fulgore, carico di zoccoloni, giornalisti audiolesi e commendatori da strapazzo, al mercato globale si presenta il capitalismo italiano. Quello di Tronchetti Provera, quel capitalismo indolente e vanaglorioso che per non essere fermato fa finta di parlare al telefonino. Quello che fa le grandi scissioni, poi le grandi fusioni e poi riprende daccapo; quello che si presenta in borsa, vestito da passante, e fa: "Hai capito questi della telecom! Và che operazione che ti hanno intavolato... adesso è ora di comprare!" (è chiaro a tutti, no? Se i tecnici di aziende così grandi inaugurano una operazione colossale è evidente che hanno un bel progetto, che hanno ben calibrato il tiro; il titolo salirà!.. E difatti il titolo sale, ma non certo perchè nell'azienda sia migliorato alcunchè, o sia prossimo un rilancio; il titolo sale perchè tutti ci sperano e lo comprano).
Peccato che, dopo che il solito passante, rivestitosi da riccastro, li ha venduti a cento, il titolo riscende (perchè il rilancio aziendale si rivela una bufala e in più il mercato è pieno di titoli che non si sa più dove buttarli) e lui li ricompra a quaranta. Così si trova coi titoli di prima, i soldi in più e una bella corte che gli fa i complimenti.
E l'azienda? Niente, come prima, anzi peggio. E i risparmiatori fiduciosi? A cagare.
Se li tenesse lui, tutti quei quattrini, ci sarebbe da stimarlo, di una stima affilata. Lui no, lui si tiene una parte piccina piccina; il grosso lo dà a quegli altri, quelli sì ricchi, quelli sì capitalisti, che gli imprestarono, una decina di anni fa, i soldi per comprare quella famosa quota maggioritaria di quel famoso colosso della telefonia. A lui basta pavoneggiarsi come un demente tra i dementi, in qualche delizioso porticciolo ligure. A Tronchetti Provera basta un'aragosta al dì e il videofonino.
Guardate il titolo Telecom negli ultimi dieci anni. In quella consapevole e lucida discesa c'è anche il valore d'uso degli yatch. Sotto la vernice bianca c'è legno muffo.
Peccato che, dopo che il solito passante, rivestitosi da riccastro, li ha venduti a cento, il titolo riscende (perchè il rilancio aziendale si rivela una bufala e in più il mercato è pieno di titoli che non si sa più dove buttarli) e lui li ricompra a quaranta. Così si trova coi titoli di prima, i soldi in più e una bella corte che gli fa i complimenti.
E l'azienda? Niente, come prima, anzi peggio. E i risparmiatori fiduciosi? A cagare.
Se li tenesse lui, tutti quei quattrini, ci sarebbe da stimarlo, di una stima affilata. Lui no, lui si tiene una parte piccina piccina; il grosso lo dà a quegli altri, quelli sì ricchi, quelli sì capitalisti, che gli imprestarono, una decina di anni fa, i soldi per comprare quella famosa quota maggioritaria di quel famoso colosso della telefonia. A lui basta pavoneggiarsi come un demente tra i dementi, in qualche delizioso porticciolo ligure. A Tronchetti Provera basta un'aragosta al dì e il videofonino.
Guardate il titolo Telecom negli ultimi dieci anni. In quella consapevole e lucida discesa c'è anche il valore d'uso degli yatch. Sotto la vernice bianca c'è legno muffo.
lunedì, settembre 11, 2006
Muoviti questo è stile.
Che signore quello là, Ehud Olmert!
Ha rimandato la vittoria a dopo la sconfitta.
Ha rimandato la vittoria a dopo la sconfitta.
mercoledì, agosto 02, 2006
Come minimo!
Ho fatto un sogno in cui ero liberale, un grande liberale. Mi ricordo che guardavo i poveri per strada e pensavo: "caz che situazione di merda!".
Allora agguantavo un passante e gli ordinavo di avere pietà per loro. Il brav'uomo dal canto suo non sapeva cosa fare, ed era visibilmente imbarazzato, con tutti quei poveracci che avevano preso a guardarlo.
Se non mi svegliavo mi facevano ministro.
Allora agguantavo un passante e gli ordinavo di avere pietà per loro. Il brav'uomo dal canto suo non sapeva cosa fare, ed era visibilmente imbarazzato, con tutti quei poveracci che avevano preso a guardarlo.
Se non mi svegliavo mi facevano ministro.
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